Sarà ancora possibile amare in un mondo dove tutto ormai è governato da algoritmi? Avrà ancora senso farlo quando la nostra stessa memoria non risiederà più dentro di noi ma sarà affidata a meccanismi che ci trascendono? La domanda (e forse la risposta) affiora dalle lettere di LB, il protagonista di questo romanzo, un robot d'amore più umano di un essere umano, capace di provare un sentimento inestinguibile per Livia, la donna che lo ha abbandonato e che ora riceve le sue parole affidate ad antichi strumenti: la penna, l'inchiostro e la carta. LB è, anche, una nuova Sherazade: cerca storie o le inventa per Livia, così da mantenere in vita il loro legame; le scrive dal proprio esilio, mentre viaggia nella solitudine abissale di un mondo apocalittico e dimentico del valore di simboli e parole. Davide Orecchio intreccia un epistolario d'amore nell'era delle intelligenze artificiali, ambientato in un tempo inquietante e vividamente prossimo al nostro, solcato da personaggi che sono grottesche o commoventi epifanie dei nostri stessi limiti. LB, eroe tragico e ultramoderno, affida la sua ricerca di una salvezza possibile a una scrittura esatta ed evocativa, che sprigiona la sua potenza anche all'epoca del trionfo dei byte: come scrivere lettere lascia una traccia anche se colei che le riceve non risponde, così l'amore è il nostro baluardo per rimanere umani.
Dieci stelle alla scrittura di Davide Orecchio, che è perfetta, mai una sbavatura, colta, coinvolgente e a tratti ipnotica. Zero stelle a questa trama distopica che mi ha lasciata ben più che perplessa.
L'idea delle dieci lettere alla fanciulla, lei che non può rispondere ma che poi alla fine lo farà ( e le sue risposte sono tra le parti più belle del libro) il mondo futuro che è andato in malora ma c'è sempre un appiglio. Insomma le idee di partenza sono ottime, ma la riuscita è dubbia. Tra agribot, curabot e pancarnis io mi sono persa, non solo tra le parole inventate ma anche tra le idee utilizzate per rappresentare la distopia.
Ma sono arrivata fino in fondo (e ben lieta viste le due pagine finali) perché Davide Orecchio scrive magnificamente: 'Apparire. Scomparire. Siamo tutti, gli uni per gli altri, epifanie con scadenza. Siamo attraversamenti. Percepiti. Poi ricordati'.
Epifanie con scadenza, ma capite la meraviglia di questa frase?
Recensione per Leggere Distopico e Fantascienza Oggi ! 😁
È un mondo arido, come intuiamo dalla copertina, quello in cui è ambientata la nuova fatica letteraria di Davide Orecchio dal titolo “Lettere a una fanciulla che non risponde” edita Bompiani; lì la tecnologia ha preso il sopravvento e la vita dell’uomo viene letteralmente scandita dagli algoritmi.
Il primo pensiero leggendo la non risposta alla lettera della fanciulla che non risponde è stato: Che. Stronza. Poi ho pensato che forse tutti noi umani ci saremmo comportati così, volutamente ignari di una possibile coscienza robotiana, impotenti di fronte a un mondo che non riconosciamo ma non abbiamo la forza di cambiare, ciechi di fronte alla sofferenza altrui nonostante la millantata filantropia. Forse l'oggetto dell'amore non deve per forza essere qualcuno con cui empatizzare o ammirare; in ogni caso la sua visione della vita mi sembra un po' troppo melodrammatica, o perlomento adolescenziale. Mi è piaciuta la progressiva specializzazione del lessico di LB mentre avanza nella vita, mi è piaciuta la sua missione fallita, la sua spaesatezza e l'epilogo di un mondo disorientato, diviso, in guerra con se stesso, mi è piaciuto il Miron scrittore di libri, e mi sono piaciuti le ambientazioni aliene in paesaggi familiari. è un mondo meravigliosamente spaventoso quello plasmato dalle storie di LB, con grandi orchidee umane, rabbia multiarto, silenzio maiale e fischio agrirobot.
Non mi è chiara la geopolitica e i rapporti di potere mi sembrano un po' sciatti, non mi è chiaro perchè la protagonista sia così legata a un amore adolescenziale, non mi è chiaro come LB faccia a scoprire determinati racconti segreti ai Comandi, non mi è nemmeno chiaro perchè sia tanto innamorato di una stronza (ma questo lo mettiamo nei commenti positivi), credo che manchi una struttura più solida al mondo descritto per renderlo romanzo fantascientifico a tutti gli effetti, e avrei apprezzato una specializzazione linguistica più graduale.
L.B. è un lovebot, cioè un robot creato per intrattenere rapporti sessuali. Livia è la donna che lo ha acquistato e che lo ha tenuto con sé per trent'anni. L.B. dovrebbe essere solo una macchina programmato per un compito specifico ma nei trent'anni passati con Livia prova emozioni, paura e soprattutto amore. Livia non gli crede, pensa a un mal funzionamento e ad un certo punto decide di mandarlo via. L.B. però non sa stare senza Livia e se non può essere con lei fisicamente, lo fa scrivendole delle lettere. In un mondo in cui carta e inchiostro sono quasi sparite e tutte le comunicazioni avvengono tramite "teche" digitali, un robot impara l'arte del racconto per restare vicino alla donna che ama. Ed è un gesto insieme rivoluzionario e poetico. L.B. però non si limita a parlare del proprio amore ma racconta anche le storie dei personaggi che incontra nel suo lungo viaggio, di altre macchine e di creature mutanti al servizio dei "normali". Scopriamo così com'è strutturato questo mondo, quali segreti nasconda e come abbia perso tutta la sua umanità. Livia legge le lettere e scrive a sua volta ma non a L.B., scrive a Miron, ragazzo conosciuto a scuola e suo unico vero amore. Con le sue brevi note a margine Livia ci mostra l'altro lato della medaglia e ci permette di conoscere il punto di vista dei "normali". Un romanzo breve ma che a volte ho avuto difficoltà a leggere sopratutto nelle lettere di L.B. che ho trovato alle volte troppo prolisse e piene di ripetizioni. È però una bella storia che merita di essere letta, a tratti mi ha ricordato "La fattoria degli animali" ma ha la poeticitá de "Le mille e una notta" e alcune pagine sono davvero da ricopiare nel quaderno delle frasi più belle.
Il genere ibrido di questo romanzo, insieme fantascientifico ed epistolare, tende verso i due poli, positivo e negativo, del mio gusto personale. La scelta di ambientare la storia in un futuro presumibilmente lontano e poco riconoscibile (almeno in superficie) è ciò che la rende interessante, soprattutto considerando l'invasione di memoir, auto-fiction e biografie (spacciate per romanzi) che sta subendo la narrativa italiana contemporanea. Non c'è niente di nuovissimo, ma in generale è una boccata d'aria fresca. Il genere epistolare, al contrario, è moribondo (o morto?) già da un pezzo. L'idea di resuscitarlo con un'endovena di fantascienza è buona, ma contrastata e annullata da a) le virgole al posto dei punti fermi, stile di scrittura del nostro lovebòt, che infatti riconosce di non essere troppo bravo a narrare - stile che appesantisce molto la lettura senza dare granché in cambio (neanche la sensazione che a scrivere sia un androide); b) la storia principale, che fa da cornice alle altre e che è in effetti la meno interessante. A questo punto, una raccolta di racconti sarebbe stata più godibile e ci avrebbe salvati dal pessimo periodare di LB, nonché dalle irritanti non-risposte di colei che non risponde, dimostrando di essere più fredda delle macchine stesse.
In "Zoo o lettere non d'amore" c'era Sklovskij che scriveva scriveva scriveva alla donna che amava e lei non rispondeva mai. Orecchio fa la stessa cosa, solo che invece di ambientarlo cento anni fa come Sklovskij, lo ambienta in un futuro fantascientifico popolato dai lovebot, robot che devono soddisfare tutte le necessità in ambito amoroso della "padrona", che gli uomini umani hanno ben altro a cui pensare, e ci sono i curabot, i milibot, gli agribot e mutazioni genetiche di ogni tipo.
Non ho una grande esperienza nella narrativa di fantascienza, posso dire che io in questa fantascienza non vorrei proprio viverci, tutta l'architettura del mondo in cui si svolge il viaggio di LB è permeata di dominio e aggressività, dove le macchine acquistano consapevolezza e sentimenti, a far da contraltare alla freddezza della "fanciulla che non risponde".
Un plauso alla scrittura vivida e sfaccettata di Orecchio, che prova a dare al robot un linguaggio "robotico". Può piacere o non piacere ma è senz'altro frutto di una ricca ricerca stilistica.
Per quanto riguarda il mio gusto soggettivo, come dicono gli inglesi, it's not my cup of tea che in Veneto si dice no xe il mio cicheto.
È un mondo arido, la tecnologia ha preso il sopravvento e la vita dell’uomo viene letteralmente scandita dagli algoritmi. LB – l’autore delle lettere che compongono il romanzo – è un lovebot ossia un robot che si occupa di soddisfare tutte le necessità in ambito amoroso di Livia, la sua “padrona”. Pensava di essere insostituibile per lei, ma quando viene rimpiazzato da un curabot e cacciato via, scoprirà di essere superfluo e di avere non poche fragilità ( questa la trama in breve ).
L’autore opta per una scrittura non troppo cristallina e protesa nel descrivere il bisogno profondo e sofferto dell’altro. Il linguaggio talvolta risulta un po’ barocco! A tratti sembra una puntata di Futurama.
A me dispiace, ho stima di Orecchio e so essere un ottimo scrittore (“Storia aperta” era da cinquina al Premio Strega 2021), ma questo libro: - non mi ha preso - non mi ha fatto capire cosa volesse dire - su di esso ho riposto troppe aspettative Mi dispiace, forse sono io il problema, ma è andata così.