In un passaggio apparentemente marginale del racconto che dà il titolo a questa raccolta, la protagonista offre al suo professore di matematica, passato a trovarla, un bicchier d'acqua. Poi, mentre lo guarda, la ragazza è colpita dall'assoluta naturalezza di quel gesto, che l'uomo compie «come se in vita sua non avesse fatto altro che venire da me in cucina a bere acqua». È un tocco inconfondibile, che condensa in una riga tutta l'atmosfera di cui abbiamo bisogno. Ma è anche di più: è la conferma che qualsiasi vicenda ci narri – si tratti di un ragazzo che in casa decide di non dire più una parola, mentre intrattiene una fitta corrispondenza con i carcerati; di un adolescente che, alla morte del suo cane, si convince che nelle formule dell'algebra si annida il segreto della felicità; o di una coppia di ragazzi gay in visita presso una nonna eccentrica e molto amata –, Cameron sembra appunto non aver mai fatto altro che scrivere storie per noi. E come nei suoi ammiratissimi romanzi, ci offre qui, con la sua voce fresca e generosa, storie di giovinezza, inquietudine e nostalgia, di amori e famiglie e vita quotidiana che non dimenticheremo facilmente.
Peter Cameron (b. 1959) is an award-winning novelist and short story writer. Born in Pompton Plains, New Jersey, he moved to New York City after graduating college in 1982. Cameron began publishing stories in the New Yorker one year later. His numerous award-winning stories for that magazine led to the publication of his first book, One Way or Another (1986), which received a special citation for the Hemingway Foundation/PEN Award for a First Book of Fiction. He has since focused on writing novels, including Leap Year (1990) and The City of Your Final Destination (2002), which was a PEN/Faulkner Award finalist. Cameron lives in Manhattan’s Greenwich Village.
Librarian Note: There is more than one author in the Goodreads database with this name.
Io lo sapevo che questa raccolta mi sarebbe piaciuta. Solo che rimandavo sempre per i diversi pareri freddini qua e là. E invece questi racconti erano quello di cui avevo bisogno in questo momento. E lo stile di Cameron è sempre un piacere. [75/100]
Il mondo del ricordo ✖✖✖✖ Memorial Day ✖✖✖✖ Paura della matematica ✖✖✖✖ Qualche scena del Lago dei Cigni ✖✖✖✖ Compiti a casa ✖✖✖ Lavori strani ✖✖✖✖ / Il problema era che tutti avevano questi riti: Keith che si faceva la barba di sera, che la mattina faceva i piegamenti, che beveva succo di pomodoro prima di cena e trovava sempre lavori strani; e Judith, che aveva lezione il lunedì, il mercoledì e il venerdì e che programmava minuziosamente i fìnesettimana da trascorrere con Violet; e perfino Violet, che danzava come una selvaggia quando fiutava i primi fiocchi di neve, perfino lei, con l'avocado che andava e veniva e con quei suoi giochi stagionali con Keith: tutti avevano determinate cose che li definivano, che li tenevano insieme. Cercai di pensare a quel che facevo io: se per caso festeggiavo qualcosa o mi lavavo i capelli in qualche modo particolare che avesse una bellezza o un significato tutto suo. Ma non ricordavo con esattezza come mi lavassi i capelli. Scorrimento veloce ✖✖✖
Breve raccolta di racconti la cui cifra è il minimalismo. Sono piccoli spaccati di vita sui quali mediamente non ci si soffermerebbe perché, a ben pensarci, non accade nulla di rilevante. Più che episodi sono stati d'animo accomunati da una leggera mestizia.
Brevi racconti, piccoli squarci di vita quotidiana che iniziano e terminano all’improvviso, così senza una motivazione e una spiegazione apparente. Molto dolce, scorrevole, un titolo che nasconde in realtà molto più di quanto possa essere definito semplicemente come “matematica”. L’unica pecca è che i racconti erano veramente troppo “minimal” e tendevano a concludersi lasciandoti l’amaro in bocca.
«Ho riflettuto a lungo. Forse è stata una pessima idea». «Che cosa?». «Tutto questo. Noi due». «Oh» disse Stephen. «E perché?». «Be', perché sento che dovrei cercare di superare l'esame con le mie forze; poi magari potremmo anche decidere se continuare a frequentarci oppure no». «Perché non vuoi che ti aiuti? » chiese. «Te l'ho detto» risposi. «Penso che non sia la cosa giusta da fare». «E invece è una cosa giustissima. Non c'è nulla di male. Il fatto è che tu vuoi liberarti di me». Io non risposi e rimanemmo seduti in silenzio per un bel po': mi sentivo come se stessi facendo un grave errore, ma non capivo bene se riguardava l'amore o la matematica. entrambi i fronti.
Ho ormai capito che Peter Cameron è super portato per la forma breve, da romanzi ad, addirittura, racconti di poche pagine in cui riesce a emozionare tantissimo ❤️🩹🖋
•—- In sole 100 pagine e ben 7 racconti di vite quotidiane, emergono ritratti caratteriali similissimi e tutti accomunati da simili dilemmi esistenziali, eppure particolarmente distinguibili per l’originalità delle trame e le sue tematiche:
- Nel 1º racconto di parla di un ragazzo che guarda suo padre -che si avvicina alla morte in vecchiaia- raccontargli un evento della sua vita particolarmente strambo, e presenta sé stesso come poco amato o addirittura ignorato dalla famiglia, mentre ascolta questa storia e quasi non sa come dovrebbe riconoscervisi: si parla di morte, ricordi, difficoltà a tirarsi su con la salute mentale fragile e un contesto così in tensione, mentre una vita volge al termine e lui non sa come prenderla.
- Nel 2º racconto Stephen ci dice che ha smesso di parlare in casa sua, troppo imbarazzato dal nuovo compagno più giovane di sua madre, imbranato e strano ma che a modo suo cerca di tirarlo su di morale, e il ragazzo capisce che non è con grandi “piccoli” gesti (come raccogliere un anello a cui la madre teneva molto) che si ricuce una ferita in famiglia, ma è con le parole che non riesce a dire (tanto che la madre gli comunica che la fa soffrire e il figlio non vorrebbe quasi sentirne la voce, ma non può farne a meno): si parla di sensi di colpa, difficoltà a comunicare, conflitti silenziosi.
- Nel 3º racconto una giovane che vuole iscriversi a un programma universitario instaura una relazione con il suo professore di matematica di un corso che deve superare: è il racconto che più di tutti scava nelle difficoltà a relazionarsi, nei cambiamenti inaspettati e fugaci della vita, nell’illusione che gli step sociali convenzionali (studio/lavoro/coppia/una qualunque aggiunta al curriculum in un mondo iper produttivo) risolvano i nostri problemi, e che la vita immaginata perfetta è diversa dalla realtà.
-nel 4º racconto una coppia di ragazzi gay visita la nonna di uno dei due, tenendole però nascosto il loro vero rapporto, e quando Neal lamenta questa cosa a Paul, quest’ultimo è troppo immerso nell’ambiente quotidiano e confortevole della nonna -delirante e un po’ matta a quell’età- per capire che c’è un problema: si parla della necessità di empatia verso l’altro e come anche nelle migliori relazioni ci siano visioni e situazioni che si scontrano, in particolare nel difficile contesto del coming out (+ in famiglia a persone più anziane), e anche della difficoltà a cambiare mindset quando non vogliamo abbandonare il nostro comfort di sempre, e di capire quali sono le vere rinunce a cui siamo disposti.
- nel 5º racconto un giovane adolescente è in lutto per la morte del cane Keds, e non si sente abbastanza compreso dai genitori né dalla sorella, né tantomeno dall’insegnante alla quale prova a dare una giustificazione dell’assenza scritta di suo pugno “perché ero giù di morale e non me la sentivo di venire a scuola”. Michael quindi fa i compiti a casa e interpreta i problemi di matematica come un qualunque appiglio perché le cose vadano meglio e una ricerca della felicità, “trova il valore di n tale che n + qualsiasi altra cosa nella vita ti faccia sentire felice. A che cosa equivarrebbe n? Trova n.” …E nel farlo, la narrazione ci espone il tabù della salute mentale, il fatto che non sia tutt’ora riconosciuta come una ragione valida quanto quella fisica al non riuscire a fare certe attività -soprattutto da giovani!-, poi l’elaborazione della perdita (un animale domestico può essere importante quanto una persona), e la speranza di stare meglio.
-nel 6º racconto una donna sui 30-40 anni circa percepisce imbarazzo nella dinamica con l’ex moglie Judith del suo nuovo compagno Keith, uomo che sembra illudersi di amarla dopo un passato di alcolismo e ora una nuova vita tranquilla, e questa tranquillità sembra imprigionare anche la protagonista stessa che non sente di star vivendo appieno la sua vita, e si compiace troppo facilmente di avere feedback positivo da Violet -la figlia piccola di Keith dal precedente matrimonio-, eppure anche temere che la bambina “soffra” con i modi bruschi della madre, in questa frattura che nessuno di quel trio sa bene interpretare. Esprime dei disagi: non comprendere cosa si vuole dal proprio futuro, dell’incapacità di dialogo in una coppia preferendo lasciare l’apparenza, del bisogno di controllo sulla quotidianità con dei “riti personali”, e del non riuscire -o forse volere- aderire alle perfette routine e alla “normalità” convenzionale in questa società.
- Nel 7º racconto Patrick riceve la proposta della sua amica Alison di accompagnarla a trovare la madre malata, ma anche di accettare una storia inventata per far felice la vecchietta che loro due si stiano per sposare e che lui abbia studiato giurisprudenza a una prestigiosa università: Patrick si affeziona a quella donna a un passo dalla dipartita, si rattrista per Alison che deve inventarsi storie per compiacerla, ma la capisce, come noi capiamo il bisogno di soddisfare i genitori con eventi della vita che sono più belli se programmati anziché vuoti e incasinati come è, poi, la realtà: a costo di non perdere l’ammirazione altrui, si mente, e ci si crea una costruzione di sé con nelle solite esperienze che sono più emozionanti e sotto controllo in mere illusioni e storie, che terminata l’ansia da prestazione (qui, morta la madre), termina anche l’unico senso che ci siamo dati.
•—- Ogni racconto è scritto con la capacità di Cameron che avevo già trovato in “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, e che, affianco a questo titolo, rende anche questo qui uno dei miei libri preferiti di sempre🫶
I personaggi condividono insicurezze comuni, umane ed esistenziali, concetti come la solitudine e l’inettitudine perché i cambiamenti sono a volte disperati e necessari, altre volte per nulla attesi perché sconvolgono le nostre sfere emotive fragili, altre volte ancora sono solo la proiezione dei nostri desideri lontani e costruiti dalla società verso una bolla di pseudo-sogno. Ricorre infatti spesso il tema del singolo individuo che è in un mare di monotonia, frustrazione, shock emotivi e incapacità di adeguarsi in una routine sociale frettolosa e che non ci abitua a curarci di noi stessi, del nostro aggrapparci ai ricordi -i quali stessi possono essere instabili, distorti, o di semplice conforto momentaneo ma non in grado di risolverci del tutto-; non c’è pessimismo, quanto invece relativismo, le svariate possibilità di essere soddisfatti o meno nelle nostre esistenze fatte di cose tanto piccole ma tanto brutali.
In questo specifico libro sono personaggi le cui personalità non sono ben chiare perché non utili alla narrazione: potrebbero essere quasi tutti la stessa persona (a parte l’età, ma è un distinguo relativo), non sempre hanno un nome, ma ciò che conta è che vivono tutti la stessa distanza dalla vita di cui fanno parte, il filo del rasoio su cui camminando cercando di comprendere a cosa sono davvero affezionati.
E poi quindi, un altro dei fili conduttori stavolta più che altro percettivo/descrittivo: il silenzio. Ogni racconto è infarcito di momenti in cui si vorrebbe scuotere i protagonisti per le spalle per farli parlare, ma alla fine non l’ho mai voluto fare, 1) perché amo le narrazioni sull’incomunicabilità e i pensieri molto auto-riflessivi, e 2) perché, come quello che l’autore vuole dirci, ho capito questo: che spesso il dolore, o la stanchezza, la noia, ma anche la gioia inaspettata a cui non sappiamo reagire, è troppo, e non si può che stare in silenzio e osservare. Che sia un rimpianto, un’insicurezza, una stabilità sul comfort che vogliamo mantenere, il confronto tra silenzio/linguaggio ci accompagna costantemente.
Inoltre, le descrizioni dei mimimi dettagli, oggetti, azioni e movimenti, rende queste dinamiche ancora più vivide e queste riflessioni mai pesanti, perché in qualche modo Peter Cameron da renderle brevi e dirette, senza esagerare o esacerbare con sentimentalismi, ma anche potenzialmente astratte proprio perché si nascondono nelle quotidianità nascoste, nei commenti istintivi nella testa della voce narrante, nella pulce nell’orecchio che fa dire “mi rese felice/infelice” ancora prima di sapere perche quella tal cosa lo fa.
Il titolo “Paura della matematica” si riferisce specificatamente al 3º racconto, e con un riferimento al 5º, ma è alla fine la matematica come metafora di calcoli, operazioni sorto rigido controllo, problemi che ci affliggono giornalmente e soluzioni che aspiriamo a trovare; che esse siano nascoste dentro di noi, o troppo difficili per essere inquadrate in una sola categoria “socialmente accettabile”, oppure facilissime ma con cui dobbiamo fare i conti per digerirle noi. Non esiste una matematica semplice, come non esiste un’esistenza semplice.🧮🔐
La parola con cui ormai definisco la scrittura di Peter Cameron è “delicatezza”, tutto ciò che scrive è estremamente tangibile e realistico, ma non punta mai a fare il botto: sembra invece, per un paragone che userei, una sorta di carezza sulla mano, che lascia un piccolo segno al tatto che mi fa percepire, quando lo leggo, che qualche verità è stata rivelata al protagonista di turno, che potrà arrivare a comprenderla o solo vederne la lucina da lontano, che potrà prendere la scelta giusta o sbagliata e avrà sempre avuto un impatto. Qualunque frase quest’autore scriva, avrà sempre veridicità, capacità di relatableness e forza su di me🙏🏻🙏🏻
Con questa raccolta, Peter Cameron si conferma uno dei miei autori preferiti, capace di far sì che proprio ognuna di quelle singole storie siano un po’ la storia di tutti, di esistenze quotidiane imperfette, catturandone secondo me il cuore in quella che è quasi una filosofia semplice, eppure sfumata, ma che non ha bisogno di appellarsi a toni alti per dirlo: deve solo raccontare le contraddizioni, l’immobilità e al contempo i cambiamenti nella mente delle persone, la scoperta di sé stessi, e degli altri che sono il nostro specchio, e anche attraverso i nostri errori e le nostre paure. È una scrittura che mostra la bellezza che c’è nella vulnerabilità e i tanti possibili step -strani, casuali, anti convenzionali, fuori tempo- per vivere la vita al completo così com’è ❤️🖋📐❤️🩹🔢✨🤲
Erano le tre e un quarto quando partimmo da Boston con la Peugeot rossa di Alison. [...] «Non puoi lasciare una cassetta dall'inizio alla fine?» chiese Alison; abbassò il finestrino e gettò la cicca della sigaretta nella notte, mentre io fissavo le scintille che volavano via. Judy Collins cominciò a cantare "Who Knows Where The Time Goes?" e mi sembrò tutto così perfetto che non risposi neppure.
Oh cielo, ma che splendida raccolta di racconti. Da tempo non mi capitava di essere coinvolto così tanto e per così poche pagine. Il primo ad esserne sorpreso non posso essere che io, visti i miei precedenti con Cameron e con quel suo obbrobrio - ehm ehm - romanzo.
No, davvero, Paura della matematica possiede tutto quel che cerco in una raccolta di racconti: in primo luogo la naturalezza che permea ogni pagina, ogni frase. Sembra di essere seduti in soggiorno, sul far della sera, con un vecchio amico passato in città per un saluto. Sembra di essere in un tranquillo ristorante poco frequentato, con quel vecchio amico che sembra non voler smettere di raccontare. Sembra di essere in un bar, in piena notte, io, lui, i suoi racconti e il barista a servirci drink. Ma poi i personaggi, sono tutti, senza eccezioni, dotati di quel piccolo particolare o di quell'eccentrica personalità che non possono fare a meno di trasmetterti la loro presenza, la loro essenza.
In fondo è questa la dote che ogni racconto deve essere in grado di raggiungere: l'essenzialità. Cameron ci è riuscito e, ai miei occhi, si è ampiamente riscattato.
La scrittura di Cameron mi piace molto, è dolce e scorrevole e ti culla nelle sue braccia. A differenza di "Un giorno questo dolore ti sarà utile", che è l'altro suo libro che ho letto, questi sono sprazzi di storie, racconti di persone con emozioni forti e nascoste, e come era già successo col suo romanzo, mi sono ritrovata in molte sensazioni che descrive, veramente bene, tramite lo scorrere dei pensieri dei personaggi. Questo non è un libro indimenticabile, perché c'è poco spazio per ogni storia, però me l'ha fatto apprezzare di nuovo, e credo che cercherò di leggere ancora frutti della sua penna.
Una malinconia familiare e diffusa accomuna tutti questi racconti. Sembra di leggere frammenti e pensieri tratti dalla propria stessa vita. È una raccolta delicata, agile e genuina che consiglio assolutamente.
A me è piaciuto molto, sono una manciata di racconti in medias res. La mia tipa gli ha dato tre stelle perché avrebbe voluto leggere il seguito delle storie (ha detto anche altre cose profonde). Sono d'accordo con lei anche se trovo che, per quello che viene raccontato, tutti i racconti conservino comunque una propria compiutezza.
Un paio di belle racconte della vita. I miei preferiti erano ‘il mondo del recordo’ (questo somigliava una storia di Tim Winton), ‘lavori strani’ (la storia aveva una domanda interessante) e ‘scorrimento veloce’ (secondo me era una storia della amore complicato). Però, penso che la tema di divo
Dice: “Tu mi spezzi il cuore”. Lo dice come se fosse letteralmente così, come se veramente il cuore le si spezzasse. “Volevo che tu lo sapessi, solo questo” dice. “Sei abbastanza grande per sapere che mi spezzi il cuore”.
COMPITI A CASA
“Sto elaborando un nuovo problema: trova il valore n tale che n più qualsiasi altra cosa nella vita ti faccia sentire felice. A che cose equivarrebbe n? Trova n.”
• il mondo del ricordo | 3.75 • memorial day | 3.25 • paura della matematica | 4 • qualche scena del lago dei cigni | 5 • compiti a casa | 5 • lavori strani | 3 • scorrimento veloce | 4
Sto elaborando un nuovo problema: trova il valore di 𝒏 tale che 𝒏 più qualsiasi altra cosa nella vita ti faccia sentire felice. A che cosa equivarrebbe 𝒏? Trova 𝒏.
Brevissimi racconti , uno dopo l’altro, senza legame fra loro. Come piace a me. Tuttavia mi sono creata troppe aspettative , attratta dal titolo, galeotta la mia nota avversione per la matematica. Frase da me evidenziata “Sto elaborando un nuovo problema: trova il valore di n tale che n più qualsiasi altra cosa nella vita ti faccia sentire felice. A che cosa equivarrebbe n? Trova n.”
"Paura della Matematica", Una serie di racconti brevi, di cifra quasi minimale, di spaccati di vite comuni, che sembrerebbero non raccontare niente di particolare, ma che invece si approcciano alla dimensione quotidiana dell'esperienza umana, con una leggera mestizia. Frammenti di vita di persone qualunque, essi nascondono un significato, che ci è permesso comprendere grazie all'opera di costruzione\infiltrazione dell'autore. Che sia un adolescente che decide di non dire più una parola in casa, di una studentessa alle prese con un corso di matematica, o di una coppia di ragazzi in visita da una nonna attempata, Cameron non fa che raccontare storie scritte per noi e che parlano di noi. Nonostante la notorietà di romanzi più grandi dello stesso Cameron, primo fra tutti "Un giorno questo dolore ti sarà utile", che ho adorato, c'è da dire che la forma breve riesce benissimo all'autore e si presta magnificamente al suo stile di scrittura. Una bella serie di racconti, una lettura piacevole.
Non è che non succeda nulla, anche se alcuni lo descriverebbero così. Sono racconti leggeri e godibilissimi, brevi intrusioni nella quotidianità di persone come tante; ma la quotidianità è un gioco difficile, e spesso Cameron cade in qualche trito luogo comune, o in qualcosa che sa di già visto. Devo riconoscere che alcune di queste pagine così leggere, però, sono proprio belle; e sono curioso di leggere qualcos'altro di questo autore.
Il mondo del ricordo 5 Memorial day 4 Paura della matematica 3.5 Qualche scena del "Lago dei cigni" 3 Compiti a casa 4 Lavori strani 4.5 Scorrimento veloce 3.5
"Sto elaborando un nuovo problema: trova il valore di n tale che n più qualsiasi altra cosa nella vita ti faccia sentire felice A che cosa equivarrebbe n? Trova n."
Cosa hai scritto, Peter Cameron? "Paura della matematica" è, sì, una raccolta di racconti, ma fatico a trovare un senso, un trait d'union in essi. Forse, dico, potrebbe essere la ricerca di una soluzione ai piccoli problemi della vita, legati al lavoro, alla famiglia, all'io in perenne adattamento. Ma nulla più, e comunque non direi di aver colto bene il tutto. Al netto del mio problema con le raccolte di racconti, qui non ho trovato uno stimolo a cercare il bandolo della matassa. Per di più mi sono trovato in difficoltà con i finali, sempre aperti, sempre sospesi, come un invito ad arrangiarmi. Tuttavia, i personaggi sono amabili, credibili, teneri. Colti in un momento di difficoltà, li seguiamo sempre nel loro piccolo peregrinare tra la vita quotidiana, alle prese con qualche bizzarria che ne ostacola il cammino. Ma tutto qui. Anche la scrittura non è la medesima che avevo amato in "Un giorno questo dolore ti sarà utile": qui è troppo frammentata, quasi frattalica. Un inciampo.
Cameron è così, e ormai se comincio un suo libro cerco proprio questo: la banalità della vita, resa meraviglia. Qualsiasi cosa racconti, diventa poesia. È merito di una capacità di analisi, di una delicatezza e di un'empatia profondissime. Qui racconta un po' di tutto. C'è un adolescente che si è chiuso nel silenzio dopo il divorzio dei suoi, un altro che si prende cura della nonna e presenta il suo ragazzo come il suo migliore amico. C'è la giovane donna che incontra un uomo e fallisce, c'è un ragazzino che soffre e tutti danno la colpa al motivo sbagliato, c'è chi dice bugie per salvare gli ultimi giorni di un moribondo, ci sono le fughe e le assenze. C'è così tanta vita, in ogni pagina, che quasi scoppia. È diventato questo, Cameron, per me: un porto sicuro. Ogni volta che lo leggo mi ricordo del dolore e della bellezza che ci si nasconde dentro. È ricordarsi che ogni storia è, a modo suo, una storia d'amore, che ogni vita è, a modo suo, piena di significato, degna di vita.