Vedo nella raccolta dei saggi, opere di crescita personale o testi critici molte << fattezze >> del lettore. Cosa intendo dire? I saggi, la maggior parte dei casi, non tolgono né aggiungono niente che già o meno si conosce in merito ad un determinato elemento. E ad accumularli è un unico processo: quello della ricerca. Non mi riferisco alla Ricerca del mio amato Proust, quanto a un tipo di indagine, personale, visiva, filosofica, morale in cui forti sentimenti quali di gioia, di felicità ma anche rammarico o sofferenza convergono all'assuefazione di idee, pensieri che ignoravamo completamente.
Mi colpisce sempre questa tipologia di approccio a un testo, soprattutto se di un saggio, in quanto l’età di chi l’ha scritto diviene un elemento banale, nel marasma di informazioni che vado a pescare, a scovare come un viaggiatore solitario disperso nel Cosmo. Eppure le condizioni sociali di cui mi faccio carico, raccolte desiderose che hanno a che fare con la visione di qualcosa di tendenzialmente speciale, segreto come una pietra preziosa, e volti che hanno la stessa espressione persa, quella di chi ama perdersi tra le pagine di un libro, di mondi che forse esistono solo nella sua testa, fungono da forme estatiche di piccoli elementi che compongono l’universo personale di ognuno di noi.
Estasiata ed attonita di tutto questo, ho così colto l’idea di abbracciare la lettura di più saggi, da questo 2024 in poi, semplicemente perchè desidero anche io perdermi in questo tipo di viaggio di cui vi facevo cenno, quasi una venerazione divina che leziosamente offrono cucchiaiate di conoscenza che finisco per bere come bevande calde e dolci. Un piatto colmo di informazioni o scevro, a seconda dei casi, di cui mi impegno a pregustare lentamente, con attenzione e dovizia di particolari, e il cui aspetto illumina metaforicamente parlando la piccola canfora del mio animo, che nella maggior parte dei casi coincide con chi lo ha scritto, assuefatta poi da qualcosa che aleggia attorno al fuoco del genio creativo di chi reca ancora i segni sul volto e sulla testa.
In questo modo sono entrata a far parte del mondo di Guendalina Middei, mia amica virtuale sui social, nonché lettrice assidua di un tipo di letteratura che io amo moltissimo: i classici. Un harem segreto di lettere, suoni, parole, che da qualche anno a questa parte, ho scoperto essere divenuto linfa vitale della mia esistenza, passato nel palmo delle mie piccole mani e raccolto in una manciata di giorni. Questo è ciò che rappresenta l’esperienza di Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera, offertomi come cibo benedetto, nonché plauso al bellissimo mondo dei classici, soprattutto quelli russi, che ho messo in bocca quasi senza rendermene conto, per poi, una volta digerito, assemblato con questa recensione.
La vita era stata interpretata mediante l’arte di parole che, messe di traverso, lungo la corrente di un fiume, inducono a nutrire un profondp e istintivo amore per i russi, odiati e temuti da tutti, ma non per me, che ha amato Anna Karenina sin dalla prima pagina, forme d’arte che ancora bruciano sulla pelle, le prestazioni dinanzi ad ore e ore di intenso elogio visivo che spogliano di ogni banalità, ogni forma egoistica poichè contagiati dal tono coinvolgente, gaio ed entusiasta della sua autrice nel volerci simpatizzare con i russi. Persino con chi attingeva una certa forza dai mali altrui o da forme archetipe di egoismo. Io stessa ne ho avvertito il fascino. Consapevole che quelle che per altri non sono altro che semplici risme di carte, per me rappresentano la vita.Incredibile sequenza di gesti che hanno a che fare con qualcosa di profondamente riacquietante.
Le parole avevano finito per trascinarmi lungo un fiume zeppo di curiosità, personali e non, in cui il processo di scrittura scandisce innumerevoli tentativi fatti per esplicare con forza l’amore che la Meddei riversa per i classici. Questo saggio ne è un bel tentativo in cui io non ho potuto fare a meno di sentirmi coinvolta, non cancellando le nozioni che avevo appreso quanto rievocandole. Accreditando a tale assetto della mia vita un simbolo, in un giro di anime annichilenti e annichilite che hanno assuefatto pure me.