PostumaOlindo Guerrini, poeta e scrittore italiano, nonché bibliofilo e studioso di letteratura italiana (1845-1916)Questo libro elettronico presenta «Postuma», di Olindo Guerrini.Indice interattivo- Presentazione- Avvertenza- Prologo Dell'editore- Al Lettore- Postuma
Olindo Guerrini, noto principalmente con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti ma anche con altri nomi d'arte come « Argia Sbolenfi», «Marco Balossardi», «Giovanni Dareni», «Pulinera», «Bepi» e «Mercutio» (Forlì, 4 ottobre 1845 – Bologna, 21 ottobre 1916), è stato un poeta e scrittore italiano, nonché bibliofilo e studioso di letteratura italiana.
Considerato esponente della poesia realista di epoca positivista, spaziò dalla lirica intimista alla poesia dialettale e satirica (spesso di tono anticlericale), dallo stile classico e carducciano fino alle tematiche anticonformiste, pre-decadentiste e naturalistiche della scapigliatura.
Gozzano: "Perché nella tua favola compianta — Renzo Stecchetti, musa prediletta dello scolaro e della feminetta — resusciti un passato che m’incanta?
Tu mi ricordi l’ottocento e ottanta, mi ricordi la mamma giovinetta che ti rilegge e ti ripone in fretta; e intorno un Maggio antico odora e canta.
Per quel passato, pel destino bieco tu mi sei caro, finto morituro che piangi e imprechi e gemi nello strazio.
Io non gemo, fratello, e non impreco: scendo ridendo verso il fiume oscuro che ci affranca dal Tempo e dallo Spazio"
"Nell'aria della sera umida e molle Era l'acuto odor de' campi arati E noi salimmo insiem su questo colle Mentre il grillo stridea laggiù nei prati.
L'occhio tuo di colombo era levato Quasi muta preghiera al ciel stellato;
Ed io che intesi quel che non dicevi M'innamorai di te perchè tacevi" (XXVII)
"Sei pur bella, Venezia, in mezzo all'onde Specchio tranquillo ai monumenti alteri! Sei pur bella, canzon de' gondolieri, Cui dal Lido muggendo il mar risponde!" (XXXVI)
"Non gridate cogli Arcadi e coi preti: - Lungi dalle città, lungi dal vizio. - Son ciarle di poeti: L'innocenza dei campi è un pregiudizio." (XXXVIII)
"Muoio. Cantan le allodole Ferme sull'ali nel profondo ciel, E il sol d'ottobre tepido Albeggia e rompe della nebbia il vel.
Caldo di vita un alito Sale fumando dall'arato pian. Muoio. Cantan le allodole E le giovenche muggon da lontan.
La vostra lieta porpora, Roselline d'inverno, io non vedrò, Le carni mie si sfasciano... Domani al mio balcon non tornerò." (LXXXV)