Continuano le mie disavventure nel fantasy non anglofono (non demordo, è solo una questione di percentuali, sono fiduciosa).
Premessa: io non ritengo questo un brutto libro, c'è di gran lunga peggio. Anzi, sono abbastanza certa che per qualcuno quelli che io indicherò come difetti non siano altrettanto importanti o addirittura possano essere considerati dei pregi per un lettore che cerca un determinato genere. Ha anche, secondo me, delle buone idee di base e la protagonista (benché anche qui ci siano dei problemi, come l'iniziale punto di trama del suo trauma che viene dimenticato troppo in fretta) in parecchie parti non mi è dispiaciuta, per la ragione a cui molti invece è venuta in odio: ha dei difetti e dei problemi che la spingono a fare delle grosse cazzate (qui secondo me il punto è che spesso non sono bilanciati da cose positive che permettono di meglio empatizzare con lei, ma la necessità di vincere, la voglia di primeggiare a qualsiasi costo, incluso fare grandi cazzate, la paura del fallimento come sono descritte non mi sono dispiaciute).
Tuttavia, ritengo anche che con qualche accortezza si potesse fare un lavoro di gran lunga migliore (laddove la trama da un lato mette certe scene che poi avranno importanza dopo, se ne perde diverse per strada che non avranno mai spiegazione, la protagonista che capisce solo quello che è importante per la trama e il resto no) e soprattutto che sia un libro tanto derivativo, al punto che chi è un po' più addentro al genere lo nota e storce il naso. Con ogni probabilità può piacere di più ai principianti ai primi approcci al genere, ma io comunque non lo consiglierei perché c'è di meglio anche come base di partenza.
Ora, la prima cosa di cui bisogna essere consci approcciandosi a questo libro è che è un romance fantasy. Non si scappa, l'impostazione è quella, e per inciso va benissimo. Ho in odio questa convinzione strisciante che il romance sia un genere di serie B, perché non lo è. Eppure ho l'impressione che questa convinzione sia così radicata che finisce per spingere chi scrive a ficcare dentro al romance più trama e setting di quello necessario, finendo quindi per non fare bene nessuna delle due cose.
In un romance ci può essere anche una trama approfondita ma deve comunque essere non invasiva rispetto a quello che è l'ambito principale (cioè la storia d'amore) e deve a questa intersecarsi in maniera naturale. Qui, purtroppo, l'aspetto del setting della storia e del sistema magico è così pesante (e anche interessante, eh, a me non è dispiaciuta l'impostazione di base) che da un lato che sia intervallata dalla storia d'amore ti dà fastidio, perché sei lì che vorresti saperne di più e invece ti devi sorbire le pare della protagonista su quanto sia bono il suo tipo, dall'altra la storia d'amore succhia così tanto spazio che non si avranno mai le risposte necessarie.
Un esempio per farvi capire: all'inizio in quasi ogni capitolo, qualsiasi cosa stia facendo la protagonista, si finisce a beccare il suo tipo. Va in università e lo trova, va a teatro e lo trova, va a farsi una passeggiata e lui è lì che si fa il bagno, va in palestra... insomma, avete capito. Che ci sta, è un romance. Ma uno o due di questi capitoli non poteva essere dedicato all'amicizia della protagonista con gli altri? Chiaramente no, quindi ci si ritrova questi personaggi per niente caratterizzati che hanno questo legame di amicizia fortissimo con la protagonista al punto da rischiare la carriera scolastica e il lettore li avrà visti parlare una volta del fatto che non ci sono più le mezze stagioni.
Così è anche per il worldbuilding, che parte benissimo ma che poi resta sempre nebuloso perché anche con le spiegazioni c'è talmente tanto da dire che non c'è abbastanza spazio. Se la storia d'amore è il punto focale piuttosto tutta questa roba che non puoi approfondire non mettercela! E non credo sia un problema del fatto che questo sia il primo di una saga, uno perché i quattro libri dovrebbero essere tutti autoconclusivi, e secondo perché alcune domande (e quando inizi a farti domande in un fantasy è la fine) sono basiche, tipo: come caspita funzionano le lezioni in questa accademia magica???
Ho da ridire anche sulla storia d'amore. Posto che a me il trope "rivals to lovers" sta un po' qui ma qui sono gusti, il mio problema è la credibilità. Anche io ho avuto un compagno/rivale che in realtà mi piaceva, ma avevo sedici anni ed eravamo nella stessa classe, non ne avevo venticinque e andavo all'università (anche se ok, il fatto che questi abbiano gli stessi esami è giustificato dal fatto che lui è uno stalker, ma la prima volta che te lo dicono è senza senso proprio perché l'università è parecchio diversa dalle scuole dell'obbligo). In più anche quando sei piccola e stupida, se il tuo rivale ti piace ma non glielo vuoi far capire tu comunque lo sai, la protagonista no, ci arriva a pagina 350 che gli piace dopo 350 pagine passate a dire quant'è bello; e ci arriva ancora dopo a capire che pure a lui piace lei e glielo devono dire nonostante tutto quello che lui ha fatto per lei (ma lei è dannatamente intelligente, viene detto nel libro, eh).
E poi c'è il problema dell'aspetto derivativo di cui parlavo sopra, che si ripercuote tanto sul setting.
Ho sentito in parecchi lodare l'atmosfera del libro ambientato a Venezia, e devo dire di concordare solo in parte, nel senso che vi sfido a cannare l'atmosfera se sei a Venezia. Provate ad ambientare il libro ad Agrate Brianza e poi ne riparliamo.
Il mio problema qui è che non c'è nient'altro di atmosfera oltre l'aspetto estetico di Venezia, che peraltro non è nemmeno così importante in quanto la protagonista passa l'80% del libro in un posto inventato. Ma dov'è l'italianità? Lei è di Genova, dov'è la specificità locale (va bene, è un YA, non può dire belin come intercalare, ma ci saranno delle intonazioni dialettali sfw)? Dove sono i miei universitari che non hanno voglia di cucinare e si fanno la pasta con tonno direttamente dalla scatoletta? No, lei qui vive con la madrina ricca che la porta alle aste da ricchi e poi nel mondo della magia, avrebbe potuto essere ambientato da qualsiasi altra parte e non sarebbe cambiato nulla. Se mi devo leggere un libro ambientato in Italia scritto da italiani pretendo di più di quando lo scrivono gli stranieri immaginando la Dolce Vita.
L'idea che mi sono fatta durante la lettura è che l'autrice si sia fatta tanto influenzare dai libri letti da prendere troppo da loro senza rendersi conto che il contesto era cambiato. Molti hanno citato Harry Potter come ispirazione e io sono d'accordo, si sente proprio, non solo nella scuola di magia che comunque non ha inventato la Rowling, ma nel modo di impostare certe cose. Purtroppo anche nel classismo intrinseco "noi maghi ci nascondiamo al mondo e non diamo aiuti agli umani che sono stronzi e vogliono solo il potere" come se non stessi leggendo un libro di maghi che fanno cose terribili per il potere (e non cito altre frasi aberranti che vengono dette a questo riguardo). (E ancora oggi Bartimeus resta il migliore riguardo a questo worldbuilding).
Per dire, a una certa passiamo Natale e questa non chiama nemmeno i suoi genitori? O loro non chiamano lei, quando viene detto che sono iper-protettivi? Harry Potter non chiamava i suoi a Natale perché non ce li aveva e gli altri parenti gli stavano sul cazzo, qui non ha senso considerando poi quanto è invasivo il Natale in Italia. Come non ha senso nel 2024 che nessuno di questi ragazzi usi internet o non si lamenti di dover ancora usare la penna quando hai il pc.
Una cosa che probabilmente fa arrabbiare solo me è la questione dell'archeologia. Questa dovrebbe essere aspirante archeologa ma non si sente minimamente. Ci sono un paio di frasi carine, lo riconosco, ma la maggior parte delle volte si passa da metafore forzate per far vedere quando lei sia archeologa inside (no, gente, gli archeologi usano le metafore come tutti gli altri, perché prima di essere archeologi sono italiani e sono usciti da quel contesto) all'ignorare del tutto reperti archeologici che in quanto appassionata ed esperta dovrebbe esserne invece attratta. Per dire, lei parla di come le si illuminano gli occhi quando vede un reperto, poi in una scena dopo beccano un reperto che lei descrive come "una spada dall'elsa decorata" ok ma che spada è? Di che periodo? Dove è stata trovata? Com'è decorata? Improvvisamente non è più archeologa perché chissene della spada, è il momento di flirtare con il tipo. Senza contare che capisce che Ishtar è anche la dea guerriera perché, lo precisa, ha fatto il corso di storia delle religioni, non è mica la prima frase che ti esce su wikipedia quando cerchi il nome. Tecnicamente da anche solo minimamente appassionata dovrebbe venirti in mente subito, non tre ore dopo...
Ci sono tante questioni così, di mostrato che va in contraddizione col detto, di cose poco chiare, di cose fumose. Sono piccolezze, ma quando le sommi in un libro che comunque non è corto ti accorgi che non ha identità e il poco che ha e che è interessante (tipo la divisione della quattro magie, gli artefatti ecc) non è abbastanza approfondito per sopperire al resto.
Aggiungo un ultimo appunto sul finale. L'epilogo è figo, è una sorta di colpo di scena ma che è coerente con quanto del carattere della protagonista ci era stato mostrato. Mi è piaciuto.
O meglio, sarebbe stato figo e mi sarebbe piaciuto se fosse stato messo al posto giusto, cioè in mezzo al libro e non alla fine. Perché alla fine, non serve a nulla: io ho proprio pensato "e quindi?". L'averlo scoperto non apporta alcun tipo di cambiamento né alla storia, che ormai è conclusa, né alla protagonista, che ormai si è evoluta a parte e ha ottenuto quello che voleva. Messo prima poteva portare delle buone scene e delle buone evoluzioni, così è un dato di fatto che il lettore accetta con una scrollata di spalle. Non è bello che un finale con colpo di scena dia un effetto così blando.
Penso che, quando usciranno, leggerò anche gli altri libri perché l'idea di base del progetto mi piace ed essendo autrici diverse sarà anche interessante vedere se cambia l'approccio verso la storia. Questo però, come detto sopra, anche un po' a malincuore non mi sento di consigliarvelo.