Non ho visto né il film né la serie tv tratti da questo romanzo, quindi ho potuto leggerlo senza alcuna influenza o preconcetto. Per essere più precisa, non ho mai visto nessuna serie tv, tantomeno Gomorra e tutte le altre in stile criminal e gangster che hanno imperversato in tutti questi anni, quindi ancor meno soggetta a condizionamenti. Cito @Ferrigno da una discussione nel torneo degli italiani perché ha fatto un efficace riassunto di questi "condizionamenti": "Anni dopo, credo sull'onda di Romanzo Criminale, il noir spopolò per più di un decennio per motivi che evidentemente andavano al di là del "raccontare in modo efficace l'Italia dei segreti" e sconfinavano nell'urgenza di cavalcare un'onda che trovava riscontro nei gusti del pubblico pagante."
Dunque, mentre l'onda passava io me ne sono rimasta sulla spiaggia a guardare in aria, e ora me lo sono gustato con tutta calma.
Buona la scrittura: scarna al punto giusto, con un'impostazione vagamente giornalistico-giudiziaria, la narrazione è sempre affidata alla voce esterna onnisciente che non parteggia per nessuno, non si perde in fronzoli inutili ma non dimentica che c'è un lettore che sta leggendo e quindi non dà le cose per scontate. Nel complesso si gusta come un buon western: le scene epiche guadagnano largamente dalla assenza di auto-compiacimento così come dallo stile asciutto.
Buona l'ambientazione: anni '70 e '80 riproposti senza banalità, senza didascalismo e soprattutto senza nessuna pretesa di creare un'aura di "favolosi anni". La storia romanzata della banda della Magliana, dalla fine anni '70 all'inizio anni '90, è affascinante e avvincente nel suo essere "gattopardesca" ossia nel descrivere un'Italia fluida in cui tutto cambia affinché tutto resti com'è.
Da metà romanzo in poi la trama inizia un poco a sfilacciarsi in diversi filoni ed in luogo del racconto unitario e compatto dell'inizio emerge un po' di più il carattere frammentario da sceneggiatura di serie televisiva. Un altro difetto (in comune con tante altre opere letterarie e cinematografiche del genere) potrebbe essere il fatto di proporre in chiave alquanto positiva degli eroi che invece, nella realtà, sappiamo essere stati peggio che anti-eroi, peggio del peggio e basta. Ma è un romanzo, e come tale lo si deve leggere: io personalmente ho preferito gustarmi la storia vivendola più che altro come invenzione. E me la sono gustata veramente: considerando che non sono amante dei gialli-thriller-noir-polizieschi, sono portata a credere che questo abbia una marcia in più della media del suo genere. Il suo essere capostipite dell'ondata di cui sopra, ne è una dimostrazione.
Tornando al discorso degli eroi positivi/negativi: si sa che nella realtà difficilmente i buoni vincono, ancor più raramente si può vedere trionfare la giustizia, e forse la parte realistica di questo romanzo sta ancor più in questo che non nell'essere ispirato dalla storia vera della banda della Magliana. La maturazione e trasformazione del commissario Scialoja è una parte molto interessante e molto sostanziosa dell'opera. E forse alla fin fine si tratta di un'opera persino troppo legata alla realtà: per il finale mi aspettavo un guizzo in più, un'idea che fosse un tantino più brillante; è evidente invece come l'autore abbia voluto inserire riferimenti a personaggi realmente esistenti e questioni da lui ampiamente approfondite ma la cui esistenza io ignoro bellamente essendo, oltre che ignorante in Storia, anche alquanto schifata dalla politica. A voler essere precisi il giudizio finale sarebbe un poco inferiore alle quattro stelle, ma anche in questo caso si può meritare l'arrotondamento in eccesso, era da tanto che volevo leggerlo e ora sono soddisfatta della lettura.