UNO SCAMBIO RECIPROCO
Ci ho messo un bel po' a finirlo, perché volevo trovare il momento adatto in cui potermi concentrare su me stessa e ascoltare il mio cuore. Non parlo certo della prima parte, quella che racconta le storie di Eric, Mia, Sofia e Diego. Questa è infatti molto semplice e scorrevole, ma altrettanto profonda e significativa. Mi sono rivista soprattutto negli ultimi due ragazzi che, rispettivamente, danno tutto il loro cuore per gli altri finché non ne resta più nulla, proteggendo la parte rimanente con una cortina inaccessibile di filo spinato.
Il "Diario della sana alimentazione emotiva", invece, mi ha letteralmente devastata. Chiedendomi dapprima di realizzare l'identikit del mio cuore (a metà tra cuore pesante e cuore spezzato), quindi di analizzare la mia infanzia e adolescenza negli episodi in cui mi è mancato oppure ho ricevuto nutrimento emotivo, questa seconda parte mi ha spinto a riflettere su quanto sia ancora lunga la strada che mi separa dalla serenità. Ho dovuto identificare le relazioni sane e quelle tossiche, nonché quelle ambigue. Ho dovuto riconoscere di concepire ancora pensieri super negativi. Ho dovuto, infine, scrivere la storia del mio cuore, che mi ha fatto versare un mare di lacrime.
È stato doloroso, ma illuminante, soprattutto per due passaggi che vorrei portare come per sempre:
"Ora dobbiamo aiutare il tuo cuore a comprendere una cosa fondamentale: chiedere amore agli altri non significa appesantirli, ma ritenerli in grado di dare."
"Quando le persone con il cuore malato si incontrano possono succedere cose meravigliose."
Danno conferma a tutto ciò che ho sempre creduto, e cioè che abbiamo bisogno di aprirci agli altri per farci bene a vicenda. Ma, soprattutto, di comprendere che si tratta di uno scambio reciproco e necessario, non qualcosa per cui sentirsi in colpa e chiedere costantemente scusa.