“Può una casa diventare protagonista di un romanzo d’amore? Non ci avrei mai creduto, ma questo romanzo di Sergio Maldini racconta la storia di un uomo e di una casa, racconta di un’insofferenza torbida e malinconica che genera un ansioso desiderio di fuga, un pungente bisogno d’amore. Marco – il protagonista del libro –, giunto all’età in cui non si sa più se sentirsi giovani o vecchi, non ne può più del suo lavoro, della vita assillante del giornalista romano, del rumore che assorda, della fretta avvilente, del disagio in cui affoga annaspando. Lo trascina un sogno che potrebbe diventare un progetto: trovarsi una casa a Nord-Est, lontana da Roma, nella desolata Bassa friulana. Marco potrebbe davvero restaurare un rustico nel paesaggio spalancato e biancastro di un universo tanto reale quanto immaginario, potrebbe disegnarne la pianta, descriverne con precisione l’arredo, definirne il decoro, ma potrebbe anche «inventare la vita» e raccontare tutto questo come il fragile intreccio di un sogno. In fondo le parole sono i ferri del suo mestiere, in fondo non ha ancora deciso di tagliare i ponti con la propria quotidiana esistenza, non ha neppure deciso di riconquistare intera l’intima solitudine nella quale il suo desiderio cresce e divampa. C’è all’origine della sua ribellione un bisogno di pace e tranquillità che esclude qualsiasi slancio affrettato, qualsiasi affannosa rincorsa: il sogno si dipana con calma lentezza, pigramente godendo la quiete di una beata sonnolenza che dura nella penombra del primo mattino. Eppure lo scenario di questo Friuli ideale, semplice ma ostinato, saldamente ancorato ai valori della tradizione patriarcale, si anima delle figure della storia e dei gesti dell’amore, si ravviva con i colori delle stagioni e con i riti dell’amicizia, si accalora persino per i palpiti di nuove e antiche passioni, sino a rapirci in una straordinaria e struggente avventura dalla quale mai più vorremmo separarci per tornare alla greve realtà di ogni giorno. Così la casa a Nord-Est colma quel vuoto al quale speriamo invano di sfuggire, riempiendolo di una sobria pienezza di vita, di un generoso slancio d’amore che non possiamo rinunciare a sperare tornino un giorno a essere definitivamente nostri.” (Cesare De Michelis)
Un romanzo alquanto sofisticato, più da premio Strega che Campiello. Ricco di contenuti, trama semplice-semplice: quarantaseienne che non regge più il proprio lavoro e l'ignoranza dei colleghi, né la città dove vive, né il proprio fallimento come scrittore, e si sente escluso dalla propria famiglia che pure ama, decide che l'elemento necessario ad una svolta è comprarsi una casa in Friuli, terra natia della madre e dove lui ha trascorso l'infanzia. La svolta arriverà? Sì e no: per certi aspetti si può dire che il nostro protagonista passerà dalla padella alla brace.
Una storia ambientata negli anni '80 con atmosfere che sanno d'antico, ombre napoleoniche, ville e casolari settecenteschi, the pomeridiani e musica da camera e ancora cose come "recuperare quell'elemento oggi scaduto nella società contemporanea: la conversazione". Al tempo stesso è la storia molto contemporanea di un uomo disilluso e insoddisfatto, di una città di Roma proposta in un punto di vista del tutto inedito e di un Friuli che sembra una dacia russa, con la grande pianura finalmente descritta con grazia e affetto, e non ci sono solo bei paesaggi ma anche splendidi interni di abitazioni rurali.
Il rapporto tra Marco e Antonia è raccontato squisitamente, ha l'ardore e le paure degli innamoramenti tra adolescenti, ma anche la tranquillità delle avventure vissute quando non si pretende e nemmeno ci si aspetta nulla, ne da sé stessi né dagli altri.
Peccato per il finale un tantino inconsistente che gli toglie qualche punto, ma nel complesso lettura ottima e suggestiva.
"La casa di Nord-Est più che una casa era un deposito di illusioni"
"Non tanto il fatto di andarvi o di abitarvi, ma la sola idea di possederla, li soccorreva nei giorni di noia e di scirocco, suggerendo una nuova speranza alle poche novità che scandivano la loro vita."
"La casa era come un mare che ritornava su se stesso e riappariva subito dopo. La casa ricominciava sempre."
Romanzo delicatissimo e consapevole. Descrive il ritorno. Quel momento particolare della vita in cui si rivela opportuno l'appello delle proprie certezze. Quando scopriamo che molte di esse, perdute lungo la strada, sono ancora là, ad aspettarci.
Romanzo insolito, non per la novità dei temi trattati, bensì per la misurata eleganza con cui lo scrittore riesce a svilupparli e farli propri, raggiungendo momenti di rara intensità e scongiurando ogni rischio di banalizzazione o caduta di tono. Scoprire di appartenere ad un luogo, costruirvi la propria casa, trovarvi benessere e stimoli, nonché intesservi una rete di relazioni vivifiche, per un uomo confuso e insoddisfatto può rappresentare la realizzazione di un sogno, l’acquisizione di nuovi punti di riferimento, l’inizio di una seconda vita. Magari parallela a quella vissuta fino a quel momento, ma senz’altro più vera e corrispondente alle sue intime esigenze. Una seconda opportunità, insomma. È ciò che succede al protagonista di questa storia delicata approdando in un piccolo centro della bassa friulana. Qui si muove una umanità austera e solo apparentemente distaccata, ma in realtà schietta e autentica. Legata a ricordi ancestrali, questa gente coltiva riti privati ed esclusivi, in un’oasi al di fuori del tempo e distante anni luce dai clamori delle grandi metropoli, accordando i propri ritmi con il succedersi delle stagioni, in una pacata sinfonia di gesti, scenari, odori e sapori antichi eppure sempre nuovi e affascinanti. Qui Marco si riconcilia con se stesso, trova un appiglio per rapportarsi in modo più pacato con le sue inquietudini, riassapora la speranza e vibra alle emozioni di un amore maturo. Così la casa a Nord-Est più che una casa diventa per lui “un deposito di illusioni”, una rinnovata infanzia popolata di utopie da inseguire nell’attesa della fine dei suoi giorni. Gli uomini passano, ma le sensazioni sopravvivono nel tempo e lui le trasmetterà a qualcuno degno di percepirle. Sa che dovrà farlo “di bessoi”, vale a dire da solo, senza l’aiuto di altri, ma nel frattempo non cesserà mai di fare progetti, di inseguire i suoi sogni. “…la casa di Nord-Est, pensava Marco, non doveva mai essere finita, ma alimentare sempre un progetto ulteriore. […] No, non si sarebbe arreso. Di bessoi, sì. Ma fino all’ultimo avrebbe inventato continuamente la sua casa e inedite chimere per abitarvi. La casa era come un mare che ritornava su se stesso e riappariva subito dopo. La casa cominciava sempre.” Grazie ScaP.
Ancora un minuto o due, e avrebbe rivisto la sua casa a Nord-Est. Un'ansia gioiosa gli attanagliava il petto. Procedeva, tra i portoni chiusi e le finestre spopolate, molto lentamente, e, in attesa che, laggiù nella pianura, la casa stessa apparisse, prolungava la dolcezza del proprio sgomento.
La casa a Nord-Est più che una casa era un deposito di illusioni.
Per il commento condivido quello di Ginny1807, al quale rimando.
La scrittura di Maldini è una scrittura pacata e sobria, come si addice alle immagini descritte, alle atmosfere soffuse, alle nostalgie di luoghi semplici e di vite autentiche. E' curata e precisa. Coerente e logica. Eppure è una scrittura che di primo acchito non si sgomitolava spontaneamente, formava qualche nodo che mi costringeva a tornare a riprendere il filo; ma anche a riflettere.
Un romanzo che avrebbe comunque meritato una maggiore divulgazione: purtroppo è invece ormai scomparso dalle librerie e relegato nei magazzini delle biblioteche.
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Commento alla copertina: Di solito ricopro un libro non mio, ma di questo non sono riuscita a nascondere la copertina. Appena lo prendevo in mano, prima di aprirlo, non potevo fare a meno di fermarmi a guardare quell'immagine, ad "ascoltarla"; e mi disponevo bene alla lettura. A volte una copertina insignificante racchiude un bel romanzo; altre volte, purtroppo, avviene il contrario: una bella copertina può attirare l'acquisto di un romanzo insignificante. Oppure manca completamente la corrispondenza tra l'immagine e il contenuto. Ma questa copertina è stupenda: riesce a parlare. Un particolare di uno dei dipinti che amo di più, "La lattaia" di Vermeer, che mi predispone alla malinconia delle immagini e dei pensieri di Sergio Maldini. Una magica sintonia.
D'altra parte a pag. 28 scrive: C'erano in lei una grazia, un'ironia, un sottile pudore, che la salvavano da ogni volgarità. Era anche bella: la bocca tumida, gli occhi di quell'azzurro pallido di un cielo pulito dal vento, il corpo giustamente rotondo, le mani lunghe e leggere. Commessatti l'aveva sempre pensata con la cuffia bianca di una casalinga di Vermeer. E poi [...]era allegra, contagiata da una perenne gioia domenicale. Un'allegria che sembrava escludere la dolorosa complicità di un rapporto erotico.
elegante, delicato e consapevole. una scrittura sobria che si addice alle atmosfere soffuse e la nostalgia di luoghi semplici e vite rurali. descrive il ritorno e una vita lontana, con musica da camera e tè pomeridiani, la conversazione al centro degli eventi sociali. al contempo, è la storia contemporanea di un uomo disilluso, insoddisfatto. Marco questo è e offre al lettore una visione inedita di Roma, criticata senza riserve, e un Friuli che appare come luogo di salvezza, non solo ricco di bei paesaggi ma anche di persone che nonostante l’aspetto e l’approccio freddo, sono invece solo “semplici” nel senso migliore del termine (tra cui, Antonia, l’amata di Marco: un rapporto d’ardore e paure adolescenziali, di tranquillità e poche pretese).
Da friulano posso dire che non mi ha entusiasmato. È perfetta la descrizione degli ambiente della bassa friulana. Mi ha lasciato perplesso la trama stessa, la conclusione. Mi dispiace che i protagonisti appaiano come degli alcolizzati. Non c'è capitolo in cui non si strappi una bottiglia di vino.
La casa a Nord-Est di Sergio Maldini racconta la storia di Marco Gregori che, affermatosi come giornalista televisivo a Roma, vive una crisi di mezz'età che lo porta a cercare una casa in Friuli, luogo della sua giovinezza. L'idea è di riappropriarsi di un aspetto di un'umanità che il protagonista teme di aver perduto, per via degli impegni lavorativi e familiari, affettivi e idealistici.
I luoghi, le persone e le situazioni mi sono parse raccontate con grazia e rispetto poiché costruiscono un'immagine del Friuli che sa essere realistica e concreta, poetica e romanzata. Apprezzabili anche gli inserti linguistici, straniere e regionali, che arricchiscono senza appesantire la prosa di un italiano elegante, calibrato e non ampolloso.
Vincitore del Campiello nel 1992, è un libro "inattuale" in quanto slegato dalla sua epoca, dalla bella scrittura e dal respiro ottocentesco, eppure non del tutto riuscito. Tanto sono stato risucchiato dalla scrittura nelle prime pagine, tanto mi sono trovato al confine con il tedio andando avanti. Bella la centralità della casa, bella la scoperta del nord-est, ma poi tutto si risolve a una relazione sentimentale? E i personaggi non sono forse un po' superficiali e stereotipati? E la visione di una femminilità passivamente "romantica"? Non so, non mi convince - ma cercherò pareri in altre letture/recensioni.
Non so se elegante sia un aggettivo appropriato per descrivere un libro, in ogni caso è quello che mi sento di dire per questo. Elegante perché i personaggi, la vicenda, le descrizioni sono eleganti, non riesco a trovare un aggettivo che si adatti di più di questo. Lo stile è elegante, proprio di un modo di scrivere che si fatica a trovare sugli scaffali.