Eric-Emmanuel Schmitt is a Franco-Belgian playwright, short story writer and novelist, as well as a film director. His plays have been staged in over fifty countries all over the world.
È il quarto libro dello scrittore francese che mi capita di leggere, e sono sempre letture piacevoli e sorprendenti, delicate ma mai superficiali. In questo caso sembra che la vicenda sia autobiografica, visto che l’io narrante è l’autore stesso (ma il bello della letteratura è non riuscire a distinguere tra realtà e finzione), il quale ritorna al periodo in cui era uno studente ventenne a Parigi e aveva deciso di prendere lezioni di pianoforte, lezioni che si riveleranno piuttosto inusuali, grazie alla bizzarra e imprevedibile insegnante polacca, madame Pylinska appunto, che sarebbe troppo poco definire innamorata di Chopin. Oltre a lei, altro personaggio fondamentale è la zia Aimée, ricordata dal nipote con affetto, gratitudine e tenerezza. Poco meno di cento pagine dense di musicalità.
"Chopin scrive sul silenzio, la sua musica nasce e ci ritorna, è praticamente cucita al silenzio. Se non sa assaporare il silenzio non apprezzerà mai Chopin.”
“LIszt sbalordisce, Chopin incanta. Liszt tramortisce il pubblico, Chopin si interroga. Liszt è uno che stupisce, Chopin uno che si stupisce.”
“I titoli di Chopin, quasi matematici, sono più onesti e più misteriosi: non nominano le emozioni, perché le emozioni nasceranno dalla musica. Se la musica raccontasse, non avremmo ragione di servircene. Abbordando l’ineffabile, la musica dice ciò che non è mai stato detto da nessuna parte.”