Questo libro è stato scritto da Montalban nel 1981, quando la Spagna era uscita da poco dalla dittatura franchista. Dalla amata Barcellona, che rappresenta l’ancoraggio della Spagna all’Europa, il detective Pepe Carvalho è costretto a trasferirsi a Madrid, la capitale che ancora porta i segni del franchismo. L’incarico è quello, conferitogli dal partito comunista spagnolo, di portare avanti un’indagine parallela a quella della polizia –che è guidata da Fonseca, un poliziotto che all’epoca di Franco guidava la feroce repressione degli oppositori al regime- per scoprire il colpevole dell’assassinio, avvenuto all’interno della stanza in cui era riunito il Comitato Centrale del partito, in pochi minuti in cui la luce è andata via, del Segretario Generale Fernando Garrido. La trama gialla è secondaria rispetto agli elementi tipici dell’hard boiled (violenza, sesso, inseguimenti, sparatorie), ma la finalità primaria dello scrittore è quella di celebrare, attraverso l’episodio del pugnalamento di Garrido, la “morte” del vecchio partito comunista spagnolo, il cui Comitato Centrale raccoglie protagonisti della lotta eroica dell'antifascismo, personaggi torturati, carcerati, condannati alla prigione sotto il regime franchista: un partito nato come espressione della lotta di classe, poi immerso nella guerra al fascismo in clandestinità, e finalmente emerso alla vita politica regolare con l’avvento della democrazia, che si porta dietro, senza riuscire a superarla, la “mania di persecuzione” e una “cultura di catacomba”.
E’ il primo Montalban che leggo e non mi ha pienamente soddisfatto: la sua scrittura è frizzante e scoppiettante, fin troppo per i miei gusti, tant’è che in diverse occasioni sono stata colta impreparata dai bruschi cambiamenti di situazioni e di discorsi, che mi hanno costretto a rileggere alcune pagine; il finale non mi è piaciuto del tutto, in particolare perché Montalban ha scelto un finale che non privilegia lo sviluppo della trama gialla, bensì riflessioni sociopolitiche, alle quali sembra molto più interessato. Pepe Carvalho però mi piace, un investigatore gourmet dedito ai piaceri della vita (non solo la cucina), in aperta lotta con la cultura letteraria, che “separa dalla vita” fornendo emozioni artificiali, lotta che combatte bruciando i libri, gravati da tale responsabilità. Un intellettuale “sui generis”.