Ancora una volta mi ritrovo a parlare di Napoli, ed ancora una volta mi accorgo che ho intenzione di scrivere cose non avrei nepppure pensato leggendo altri romanzi sulla napoletanità. E' come se ogni volta che ci getti lo sguardo tu incontrassi una città sempre diversa, che si nasconde, che ti inganna, come se fosse avvolta da un caleidoscopio oppure, appunto, dal celeberrimo velo che copre il celeberrimo Cristo.
Quali colori ci mostrerà questo caleidoscopio nelle mani di un grandissimo professionista del cinema ma esordiente assoluto in letteratura come Paolo Sorrentino? Il cinema è sicuramente meno adatto della parola scritta a riflessioni profonde ma poco incisive, è molto più fatto di immagini: e questo rimane in "Hanno tutti ragione", che è in effetti un libro fotografico, fatto di luci, arrivi folgoranti, mitragiate di citazioni; tutto è ritmo, tutto è esagerato nella figura del fantastico Tony Pagoda che raccontando con spiritoso cinismo la sua vita piena di peripezie costruisce l'avventura di questo divertente libro. Come uno spettacolo di fuochi artificiali a Piedigrotta, come un concerto di Renzo Arbore o di Teresa de Sio.
Ma si può fornire uno spaccato per quanto parziale della città partenopea riducendosi a questo? Naturalmente no, e ci si rende conto solo gradualmente che Napoli alla fine rimane sullo sfondo nel racconto di questo guitto che sta a metà tra Mariano Apicella ed un gangster di piccolo cabotaggio anni '50. E' molto più un libro sull'arte, sul vivere al massimo sempre e comunque come imperativo morale del temperamento artistico: un massimo fatto di sesso, di droga, di perpetue fughe da qualunque cosa possa comportare impegno o responsabilità.
"hanno tutti ragione" è un libro cinematografico in tutto, nel bene e nel male. Come detto è scritto con un ritmo così martellante da rendere piacevole la lettura; gira le pagine con grande facilità e costruisce il ritratto di un personaggio come Tony Pagoda che è difficile da dimenticare, tale è il cumulo di motteggi, locuzioni, battute di spirito con cui sommerge il lettore. Ma, al pari del tipo di uomo che tratteggia, è u libro che sembra per sua natura incapace di approfondire, di fermarsi a riflettere, a suo modo di farsi carico della vita che descrive.
Secondo me si vede fin troppo bene che è l'esordio in letteratura di un regista. Divertente, sorprendente ma un po' leggerino.