Anche quando non ne sappiamo nulla, la musica classica ci colpisce perché ci mette in contatto con la bellezza e lo struggimento, con la gioia e la melanconia, con lo stupore e con la potenza delle nostre emozioni. Ma conoscerne la storia, il contesto, le radici arricchisce la nostra fruizione di altre dimensioni, rendendola più articolata e consapevole, più ricca, più intensa, più profonda. Sapere come nasce e come evolve una forma musicale, capire perché una partitura segue la grammatica di un’epoca o come la sovverte, distinguere una tecnica dall’altra, uno stile dall’altro, un linguaggio da un altro linguaggio, ci consente di mettere in relazione un compositore e le sue opere con lo spirito del suo tempo, con gli echi del passato, con gli stimoli che provengono dal futuro. Dal canto gregoriano alla musica elettronica, da Monteverdi a Philip Glass, passando da Bach e Beethoven, Mozart e Schubert, Verdi, Wagner, Stravinskij, Nicola Campogrande traccia una parabola che dall’Alto Medioevo conduce ai nostri giorni, offrendoci una chiave di lettura non specialistica, nutrita di presente, viva. E poiché la musica non è niente senza la possibilità di farne esperienza, compone, grazie a semplici qr code che affiancano i brani di cui parla, uno straordinario mosaico di ascolti, che non si limita ad accompagnare la lettura ma ne è il vero, glorioso protagonista.
Nicola Campogrande è un compositore italiano, attivo anche come giornalista musicale. Autore di musica cameristica e sinfonica, è anche particolarmente attento alle nuove possibilità del teatro musicale: nei suoi lavori destinati al palcoscenico - da Macchinario a Lego a Cronache animali a Quando piovvero cappelli a Milano ad Alianti - fa spesso coabitare la grande tradizione classica e il jazz, canzoni, esplorazioni elettroniche e memorie. È stato direttore artistico dell'Orchestra Filarmonica di Torino (2005-2016). Dal 2016 Nicola Campogrande è il nuovo direttore artistico del festival MITO SettembreMusica (Torino Milano - Festival Internazionale della Musica).
Un’opera splendida per chi desidera avvicinarsi al genere. Tuttavia, non può meritare la quinta stella: sorprende e delude l’assoluta assenza di nomi femminili tra i moltissimi compositori citati. E se davvero nessuna donna avesse mai composto musica degna di nota, sarebbe quanto meno doveroso offrire un minimo di riflessione sulle ragioni storiche e culturali che hanno ostacolato l’accesso delle donne alla composizione.