La disabilità è un tema che non divide. Nessuno direbbe di essere a favore della discriminazione delle persone disabili, generalmente «meritevoli» di aiuto e compassione. Gli spazi ordinari delle nostre città trasmettono, però, un altro ibar, gli alberghi, i luoghi di cultura sono stati pensati e realizzati per corpi e menti standard; l'esclusione di tutti gli altri è un fatto normale e non solleva nessun «senso di emergenza». Come spiegare questa contraddizione? Ilaria Crippi mette a nudo gli aspetti culturali dei discorsi sull’accessibilità e gli infiniti modi in cui si riproduce – attraverso barriere non solo fisiche – la predilezione per i corpi abili. Strati sottili delle nostre abitudini che sorprenderanno soprattutto chi si avvicina a questo libro con le migliori intenzioni. Partecipando appieno alla presa di parola delle persone con disabilità sui loro diritti, bisogni e desideri, Lo spazio non è neutro chiama a sé innanzitutto chi ha a cuore altre battaglie di giustizia sociale – i movimenti femministi per primi –, guidandoci verso una nuova percezione dello spazio, della socialità e dell’attivismo.
Un testo davvero importante, che ci apre gli occhi riguardo a un problema presente nella nostra società e spesso sottovalutato. La parte più interessante è rappresentata dai numerosi esempi che vengono esposti riguardo alla quotidianità di persone con disabilità. Molte difficoltà/problemi non riusciamo nemmeno a immaginarli o comunque la società non ci ha insegnato a prenderli in considerazione.
“Aprirsi a un discorso critico sull’accessibilità non serve solo ad affrontare «i problemi delle persone disabili» (obiettivo comunque di assoluta importanza), ma permette di ripensare alla radice il nostro modo di percepire l’ambiente attorno a noi. L’esercizio di chiedersi «come se la caverebbe una persona con disabilità in questo spazio?» consente di leggere in un marciapiede, un semaforo o un annuncio vocale in stazione le conseguenze di una lunga catena di scelte fondate su determinate idee, per lo più implicite e probabilmente abiliste, riguardo a quali corpi-menti sono «previsti», legittimi o prioritari, e quali no. Assumere questa postura critica permette anche di interrogare l’ambiente in riferimento a molte altre soggettività: queste sedie potrebbero accogliere una persona grassa? Questa procedura è comprensibile a una persona anziana o straniera? Questa organizzazione del lavoro tiene in considerazione tutti i generi?”
Un libro molto importante per aprire la mente delle persone abili a capire meglio l’esperienza della disabilità e degli spazi, raccontata da una persona disabile. Vorrei dire che dovrebbe essere una lettura essenziale per tutti i designers / architetti, ma in realtà è una lettura essenziale per tutti. Tutti dovremmo capire quanto di quello che viviamo e facciamo quotidianamente possa essere discriminatorio, e tutti dovremmo lottare contro di questo. Grazie Ilaria!
Be! Non c’è niente da dire se non che ti apre la mente. Sono un designer abituato a cercare soluzioni ed ad allenare la creatività. Lo consiglio a tutti soprattutto per gli argomenti che tratta. Se mi permette di darle del tu: grazie Ilaria. Emidio
Hey gente, dico a voi, sì: avete mai pensato al rapporto che avete con gli spazi che vi circondano? Avete mai riflettuto che questi non sono - come afferma Crippi in questo interessantissimo saggio uscito per Temu (e a me piace pensare che la vicinanza tra la libreria Temu e la Taverna A Santa Chiara non sia un caso ma che in via Santa Chiara a Napoli tiri una bella aria) - "neutri" o "naturali" ma sono "frutto di precise scelte, incluse quelle di tipo economico"? Per questo motivo è quindi "possibile guardare criticamente alle idee su cui si fondano queste scelte: hanno a che fare con il modello di normalità che abbiamo in mente, che è un modello abilista". Interrogarsi, continuamente, sul perchè vengono scelte alcune cose invece di altre e sul perchè ci si comporti in un certo modo, cercare di avere più consapevolezza della nostra posizione nel mondo, dei privilegi di cui godiamo e che noi diamo per scontati e consideriamo "naturali", ecco, questo è un buon punto di partenza per sentirsi meglio. Ed è quello che, tornando a questo libro, Crippi ci invita a fare nei confronti di tematiche quali accessibilità e disabilità: "lo scopo di questo critico interrogarsi, e interrogare lo spazio attorno a noi, è far emergere i presupposti culturali che determinano le nostre priorità e le nostre scelte. Normalmente questi presupposti restano impliciti: portarli alla luce rende possibile una discussione attorno all'idea di normalità che ci guida silenziosamente. In altre parole, consente di decostruire il sistema abilista in cui siamo da sempre immerse". C'è tanta carne al fuoco, e ci sono tanti spunti di riflessione in questo prezioso lavoro, quindi voi sapete già cosa fare.
Necessario. Molto accessibile anche a chi legga per la prima volta di accessibilità e abilismo. Fondamentale la sezione su abilismo e intersezionalità, direi una conversazione di cui il femminismo di oggi ha moltissimo bisogno: quali corpi siamo dispost* ad escludere anche dagli spazi militanti, quali lotte sono viste come meno necessarie, a quali compromessi siamo dispost* a scendere quando si tratta di abilismo?
Ho apprezzato molto anche le riflessioni sul concetto di design universale, e sulla necessità di un attivismo e di un'accessibilità "scomode", che disturbano, che non corrispondono all'utile e al vantaggio della maggioranza. In generale, si sente tutta l'esperienza frutto della ricerca ma anche dell'attivismo dell'autrice, il tutto presentato in modo accessibile e scorrevole.
📚 "Lo spazio non è neutro" è un libro necessario! ✨
Scritto da Ilaria Crippi, attivista per i diritti delle persone con disabilità, questo pamphlet ci aiuta a comprendere la complessità degli spazi non accessibili e il loro impatto psicosociale.
Viviamo in una società che troppo spesso emargina, ma basterebbero soluzioni innovative per rendere il mondo più inclusivo. 🌍♿
Un libro da leggere per costruire un futuro più accessibile per tutt3