This is a darkly comic novel about a family. Four children persist in visiting their mother at Cold Demesnes - much to her irritation. Indeed, whenever any of them cross her, she pulls out yet another plant from the beautiful garden which is the emblem, for them, of their blissful childhood.
Though readers often find themselves inadvertently laughing aloud as they read Anne Fine's novels, as she herself admits, "a lot of my work, even for fairly young readers, raises serious social issues. Growing up is a long and confusing business. I try to show that the battle through the chaos is worthwhile and can, at times, be seen as very funny." In 1994, this unique combination of humour and realism inspired the hit movie MRS. DOUBTFIRE, based on Anne's novel MADAME DOUBTFIRE and starring the late comedic genius Robin Williams.
Anne is best known in her home country, England, as a writer principally for children, but over the years she has also written eight novels for adult readers. Seven of these she describes as black - or sour - comedies, and the first, THE KILLJOY, simply as "dead black". These novels have proved great favourites with reading groups, causing readers to squirm with mingled horror and delight as she peels away the layers in all too familiar family relationships, exposing the tangled threads and conflicts beneath. (It's perhaps not surprising that Anne has openly expressed astonishment at the fact that murder in the domestic setting is not even more common.)
Anne has written more than sixty books for children and young people. Amongst numerous other awards, she is twice winner of both the Carnegie Medal, Britain's most prestigious children's book award, and the Whitbread Award. Twice chosen as Children's Author of the Year in the British Book Awards, Anne Fine was also the first novelist to be honoured as Children's Laureate in the United Kingdom. In 2003, Anne became a Fellow of the Royal Society of Literature and was awarded an OBE. Her work has been translated into forty five languages.
Anne Fine lives in the north of England and has two grown up daughters.
Questa autrice scrive proprio bene, invoglia a proseguire sin dalle primissime righe. Non avevo mai letto nulla di suo, mi sono decisa all'acquisto impulsivo solo perché non so resistere alle copertine old fashion e ai titoli old fashion che richiamano l'immagine di ville old fashion. Lo so, sono antica come le prugne secche. E poi va regolarmente a finire che il contenuto è tutt'altra cosa rispetto l'apparenza del contenitore.
Con poche - e solo apparentemente distratte - pennellate sa dipingere i caratteri, le persone, le situazioni, la famiglia tutta. Brevi capitoli che rendono la lettura agilissima e fruibilissima anche in una giornata densa di incombenze (questo è un aspetto dei libri che non si valuta tanto spesso nelle recensioni ma a ben vedere dovrebbe essere una questione di primo piano...). Ha un'ironia finissima, piacevole e mai sbrodolata (mi si passi il giochino di parole Anne Fine --- ironia finissima; è che non volevo usare gli abusati "deliziosa" o "graziosa" o "squisita", ma insomma siamo da quelle parti lì). E il "guaio" è che sebbene il racconto sia permeato di ironia e finanche di un briciolo di comicità, la sostanza dei fatti e delle psicologie è assolutamente e terribilmente realistica: il fatto che in famiglia uno sia succube dell'altro, o il fatto che una persona esageratamente acida abbia in realtà mandato giù tanti di quei rospi per tanti di quegli anni da avercene abbastanza per mandare a male tutta la dolcezza del mondo. Son cose dure da vivere ma anche soltanto da buttar giù per iscritto, nero su bianco. E ancora: le faticacce, gli episodi orribili e tristi e imbarazzanti che accadono durante l'infanzia e la giovinezza, episodi che poi continuano a indugiare tra i ricordi e a sollevare maree di risentimento; e se da un lato non è giusto minimizzare la sofferenza di un/a bambino/a o ragazzo/a che non ha ricevuto amore, solo perché non gli sono mancati i beni materiali, d'altro canto è pur vero che ci vuole l'obiettività di capire che un certo tipo di sofferenza, per quanto ingiusta, non è tuttavia la tragedia massima universale. Per niente secondario, c'è anche il tema dell'approccio alle diversità (che si parli di omosessualità o di portatori di handicap), anche questo affrontato con umorismo ma senza superficialità. C'è un sostanziale rimaneggiamento di materiale fiabesco (c'è una Cenerentola, ci sono due sorelle acidine come sorellastre, per non parlare della madre più inacidita di una matrigna; e c'è anche un ranocchio che si tramuta in principe) ma un rimaneggiamento fatto proprio bene e con la giusta dose di fantasia, oltre che di ironia come si diceva sopra. Finale pirotecnico: forse eccessivamente pirotecnico, o forse solo un po' scolasticamente pirotecnico, ma serve alla buona causa di una morale solo apparentemente banale e che invece, come per ogni fiaba che si rispetti, non andrebbe mai dimenticata, mai persa di vista.
Very good book about a dysfunctional family - though a little too happy at the end for my liking! With that family, a happy ending would be almost impossible. But no one writes better than Fine about family tensions and resentments. She is a brilliant writer.
"l sogno di quella notte era ancora troppo vivido. Sentiva il sapore dell'aria gelida e il freddo sulla pelle mentre, nel magico crepuscolo bluastro dell'inverno, apriva il cancello di Villa Ventosa e rivedeva il giardino com'era un tempo".
Villa Ventosa è una grande dimora di campagna in cui vive la signora Lilith Collet, un'eccentrica signora che riversa sul giardino le sue frustrazioni sradicando siepi, piante e fiori, che un tempo lo impreziosivano, per "fare pulizia". Il parco era il luogo in cui le tre figlie e il figlio hanno trascorso i momenti più belli della loro infanzia e quando Barbara (una delle figlie) incontra un misterioso cameriere e decide di sposarlo vuole farlo nel grande parco di villa Ventosa. La signora Collet, che vive con disagio il ruolo di madre, le nega il consenso. A questo punto iniziano una serie di vicende, inganni ed equivoci che coinvolgono tutti i membri della famiglia. Casper, il compagno di William, si adopererà in ogni modo affinchè il matrimonio si svolga in quel giardino, che resta l'elemento costantemente presente in tutto il romanzo.
Un libro che ho scoperto per caso e che non mi ha appassionato subito, ma continuando nella lettura il ritmo si è fatto incalzante e l'ironia di Anna Fine ha finito per appassionarmi. Il matrimonio di Barbara è l'evento scatenante che porta alla luce il fastidio, quasi il disprezzo, della signora Collet per la vita familiare. I rapporti logori tra madre e figli sono raccontate con intelligente leggerezza; i comportamenti sleali e immorali sono raccontati con uno straordinario sense of humor. Il romanzo ha una trama ricca di colpi di scena e personaggi sorprendenti. La prosa, a mio parere, non è molto fluida ma in generale è stata una lettura piacevole.
Relating the story of 4 grown children's uncomfortable relationship with their mother and their childhood home, this book raised a lot of questions about a mother's duties to her children and their duties in return to her, using their childhood home as an interesting metaphor and backdrop. A mother appears evil in her children's eyes for desiring independence from them, trying to sever her ties by hacking away at the garden where they had so many happy childhood memories. Several sides are told engagingly well.
As a random side note, why is it every novel I read lately that features a gay male seems to include him picking up a rent boy or underaged companion at some point?
Una cornice cesellata dal passato, dai ricordi e dal risentimento circonda Villa Ventosa, una maestosa abitazione con un rigoglioso giardino che subisce gli attacchi periodici e violenti di Lilith, la matriarca della famiglia Collett. Ogni attacco di rabbia, infatti, prevede lo sradicamento subitaneo e deciso di una pianta, un cespuglio, un albero: strappando dalla terra morbida quella vita indisciplinata, da sempre decisa a ricrescere, Lilith sembra quasi sperare di poter cancellare la furia e il malcontento che la pervadono e dominano la sua esistenza.
La donna si sente sempre più prigioniera di quelle vecchie mura, di tutto quello che ha conservato in quegli anni: solo ora si accorge di quanto tutte quelle cianfrusaglie siano davvero senza valore, di quanto agogni una libertà che non ha più sentito di avere dopo che i suoi figli sono nati e hanno monopolizzato l’intera sua esistenza.
Very well written, with the central character being a gay man despairing of dealing with his lover's gruesome family, during some drastic changes to that family, which cause major changes to some main characters.
It is all entertaining, though the gay couple, depicted as full of feeling for each other, are shown not to manage fidelity, which is a bit of a stereotype for gay men isn't it?
This entire review has been hidden because of spoilers.
In Cold Domain (tradotto in italiano come Villa Ventosa racconta la storia di una famiglia disfunzionale. Anne Fine ci presenta tutti i suoi personaggi con la sua consueta e graffiante ironia.
Dopo i primi capitoli di questo romanzo non ho fatto altro che pensare a quanto la terribile protagonista, Lilith Collett, mi facesse venire voglia di gettare via il libro. Lilith Collett e le sue manie, le sue sottili e perverse punizioni per i figli che non le rispettano ed il vezzo di comprimere le labbra quando uno di loro dice o fa qualcosa che lei non approva. Pian piano però sono stata assorbita dalla splendida narrazione con cui Anne Fine allarga la prospettiva includendo nel quadro anche i suoi quattro figli: un maschio, William, e tre femmine, Barbara, Victoria e Gillyflower.
William è omosessuale ed è soprattutto un egocentrico e un piagnucoloso incapace di gestire un lavoro stabile. Convive con il compagno Caspar, che è molto più vecchio di lui, non è omosessuale dichiarato e lavora come ginecologo, oltre ad avere alle spalle un matrimonio fallito e un figlio adolescente. Caspar è una persona pacata ed equilibrata, che per qualche assurdo motivo tollera il teatrino del compagno, e guarda con curiosità ma anche raccapriccio ai rapporti tra i vari membri della sua disfunzionale famiglia. E, per amore di pace, rimane invischiato più di quanto vorrebbe nelle loro vicissitudini.
Victoria e Gillyflower sono entrambe sposate con uomini che non si vedono mai, dato che hanno saggiamente deciso di evitare _sempre_ la maligna suocera. Mentre Victoria è un'ambientalista incallita che vessa la madre perché utilizzi prodotti ecologici, Gillyflower è un cosino privo di volontà che ruota la testa a seconda di dove gira il sole e guarda sempre gli altri prima di decidere come reagire agli eventi.
Barbara è l'unica figlia non ancora sposata e fidanzata: molto grassa, vive in una stanza dell'istituto dove lavora come infermiera. E' proprio l'annuncio del suo fidanzamento con uno straniero, Miguel-Angel, che dà la stura a una serie di tragicomici eventi.
Una delle particolarità di questo romanzo è che il vero protagonista è il giardino di Cold Domain, la casa di campagna dove Lilith Collett vive ormai sola, vedova da tempo. Mentre Lilith percepisce la grande casa e l'enorme giardino come un peso, e gli oggetti custoditi all'interno della casa per conto dei suoi figli un vincolo, la sua prole guarda al giardino come alla rappresentazione della magia di un infanzia che è stata però ben lontana dall'essere magica. Tutti sentono di avere ancora diritti sulla casa e sul giardino, e in particolare insistono perché il giardino rimanga com'era quando erano piccoli (selvaggiamente lussureggiante e incolto) e la casa rimanga a loro disposizione facendoli sentire sempre bene accolti. Ed è così che ogni volta che Lilith vuole punire uno dei figli, pota selvaggiamente qualcosa, o sradica qualche pianta, o stronca qualche aiuola.
Il problema fondamentale della famiglia Collett risiede proprio nell'incapacità di Lilith Collett di essere una moglie e madre, compiti che per lei sono gravosissimi e che vive malissimo:
What did people without children know about going months and months unable to sit and enjoy a meal for having to think forward to the next one? Of not having the option, even for a single day, of ignoring the shopping, or cooking, or washing, or cleaning? Just having to keep at it. And not even being able to listen to the radio as you drudged, what with doorbells and telephones forever interrupting, and things needing carrying from one end of the house to the other. Why, even if you settled to something in one room, like mending or getting the supper, some child would be bound to appear within seconds, wanting to chat, or asking for help with their homework. Practically as far back as she could remember, Lilith had hated every minute of mothering. And like some dreadful form of allergy, it had got worse and worse, until she could hardly do anything, anything at all, without resenting how much being the linchpin of a family ruined it. Everything was spoiled, somehow. (50)
Il giorno in cui realizza che il suo ruolo non è così scontato, che Lilith Collett non è nata per fare la serva alla sua famiglia, l'amarezza prende il sopravvento su tutto:
From that day on, the tiny and subversive thought took root. Was I put on this planet to make Hector Collett happy? No, I was not. And the tiny resentful feeling had grown like a cancer, encompassing the children, making the difficult impossible, and spoiling all of married life. What mistakes women made, attempting to atone for each and every small ungenerous impulse with ludicrous offers of further self sacrifice. The trouble was that no one could every truly imagine how very long, how very fine, the wheel of life was going to grind. (149)
Personalmente sono convinta che non tutte le donne siano adatte a fare le madri (nemmeno le mogli, se è per questo, ma fra adulti ci si può accordare) e Lilith Collett, se fosse reale, sarebbe il manifesto vivente della mia tesi. C'è da dire che nemmeno i figli sono proprio perfetti, anzi: morbosamente legati a questa madre autoritaria e fredda, e alla casa che la rappresenta, non sono in grado di chiudere il capitolo infanzia e andare avanti, costruendosi una propria vita. E' così che quando entra in scena Miguel-Angel, il fidanzato di Barbara, ciò che subito sembra un disastro annunciato diventa una possibilità di cambiamento, e in ultima anche una beffa cosmica!
Solo dopo aver terminato questo romanzo familiare, preso in prestito per caso in biblioteca, ho scoperto che Anne Fine ha scritto negli anni Ottanta il romanzo Mrs Doubtfire, dal quale è stato tratto il celeberrimo film con Robin Williams e Sally Field.
Villa Ventosa è un irriverente affresco di famiglia disfunzionale, vittima di dinamiche sociali poco bilanciate, forse per trascorsi squilibri comportamentali mai trattati. Un dualismo frizzante che separa i personaggi ma che li rende ordinari e attuali nella vicenda narrativa.
Non avrei scommesso troppo su questo libro, ma dopo averlo finito posso dire di essere felice di averlo letto. Non è una storia complessa o con chissà quali colpi di scena, ma è affascinante il modo in cui ti fa riflettere sulle dinamiche familiari e su come ognuno, invece che lasciarsi condizionare dagli altri, deve scegliere come vivere la sua vita.
Ho acquistato questo libro perchè ho adorato l'altro edito da Adelphi di Anne Fine (Lo diciamo a Liddy?) ed era da tanto che lo desideravo. Vi dico subito che non è alla sua altezza, per me l'altro era di una perfezione entusiasmante. Era tutta una bastonata ed io che sono masochista ci andavo a nozze, mentre questo è ad alto tasso nevrastenico e si procede di bastone e carota. Lo ritengo, ad ogni modo, molto bello per i personaggi ben delineati e perchè ci racconta la "vita psicologica" di una famiglia. Mentre in Lo diciamo a Liddy? erano molto importanti i gesti delle singole persone, le loro azioni concrete, e puntava grandemente sul realismo. A parer mio Villa Ventosa si concede qualche licenza fantasiosa di più, si rivela meno drammaturgico ma più cinematografico. Prima di tutto l'ambientazione è suggestiva, questa villa con il meraviglioso giardino che muta con l'andar del tempo. Rigoglioso durante l'infanzia dei figli, a semidesertico nel presente, causa le ire materne che si sfogano sulle povere piante indifese. Questo giardino rappresenta appunto un passato dal quale i figli si lasciano cullare, quasi proteggere, ci si aggrappano con i denti e con le unghie, non vogliono lasciarlo andare. La madre, un po' stronzetta ma neanche troppo pessima e a cui non si possono dare poi tutti i torti (certo, pensarci prima di fare figli no eh?) vede invece questo giardino in tutt'altro modo: per lei è un cordone ombelicale assolutamente da rescindere e al più presto. Vediamo il tutto con gli occhi del fidanzato del figlio, un tipetto eccentrico ed interessante. Finale "e tutti vissero felici e contenti". Anche troppo.
Divertente, irriverente, sfacciato, il libro è una finestra aperta sulla vita privata di una famiglia inglese. Le vicende narrate ruotano tutte intorno alla casa familiare e al grande giardino, in un continuo di amore e odio. Tutto ciò che si nasconde oltre le tendine di pizzo di un bel cottage in campagna, diventa materiale succulento e spassoso per un romanzo. I personaggi sono ben caratterizzati e tutti odiosi alla stessa maniera. La narrazione è sostenuta, con un bel ritmo sincopato, e non si risparmia di suscitare diverse (amare) risate. Il risultato è frizzante e inimitabile.
Ottima scrittura, arguto e ottimi i passaggi dedicati all'introspezione psicologica. L'autrice coglie, come una serie di istantanee, il momento del cambiamento, l'esatto momento di rottura degli argini dove i ruoli dei protagonisti perdono i contorni definiti. E' una fase di crescita per tutti i personaggi e ognuno cambia secondo il proprio carattere. Nonostante il romanzo sia brillante e acuto, non mi ha particolarmente colpita, alla fine mi è sembrato un po' vuoto...
Anne Fine non si smentisce: anche in questo romanzo smonta uno per uno i misteriosi meccanismi che tengono insieme una famiglia e ne svela le morbose dinamiche. Inquietante, per chi è genitore. Ma molto molto divertente!
Un romanzo familiare folle, divertente e amaro allo stesso tempo, con dei figli aggrappati disperatamente al loro letterale giardino d'infanzia, una madre stanchissima che lo fa a pezzi pianta dopo pianta, e i fidanzati dei figli che tentano di sopravvivere a tutto questo drama.
Anne Fine con “Villa Ventosa” riesce a raccontare i meccanismi familiari in modo sorprendente , scavando a fondo e riportando a galla gli aspetti spesso tenuti lontani dalla luce dei riflettori.Villa Ventosa è il luogo dove tutti i componenti della famiglia custodiscono i loro ricordi, belli e meno belli. Ha attorno un incantevole parco che la padrona di casa non apprezza ormai più da tempo e che sistematicamente distrugge quasi fosse un atto liberatorio da quella non accettazione del ruolo che la vita le ha riservato : l’essere madre di quattro figli dei quali non riesce proprio a sopportare niente.Ma cosa succede se i figli ad un certo punto si ribellano ? Ne nasce una sequenza di eventi comici grazie soprattutto alla complicità del futuro sposo della figlia Barbara dal nome impronunciabile di Miguel Angel Arqueso Algaron Perz de Vega e all’omosessualità del figlio William. Così gli eventi che precedono il matrimonio sono costellati da equivoci, ricatti, pseudo tragedie e soprattutto dalla furia incontrollabile della Signora Collett che non risparmia un angolo del giardino strappando, bruciando , distruggendo tutto quanto. Ai figli non resta che osservare un tale scempio senza avere la possibilità di intervenire, salvo ad un certo punto decidere di ribellarsi. Le pagine scorrono veloci , solcate da una ironia potente che cerca di arginare i malumori di famiglia. L’omosessualità del figlio , mai accettata ma soltanto sopportata per non generare ulteriori malumori, è in realtà il fulcro di tutta la vicenda e sebbene gli eventi siano volti all’organizzazione del matrimonio della figlia Barbara, in realtà lo stile di vita di William e del compagno restano sempre al centro dell’attenzione. Ho trovato questo libro a suo modo bizzarro. Non sono riuscita a decifrare bene fino a che punto la condanna dell’omosessualità sia effettiva o solo pretesto per poter dar vita ad una commedia degli equivoci. Del resto non va dimenticato che Anne Fine e anche l’autrice di Miss Doubtfire da cui è stato ricavato l’omonimo film e dove l’equivoco è il motore trainante di tutta la storia. La lettura è in ogni caso piacevole e non manca neanche il colpo di scena finale a suggellare la convinzione che , per quanto si possa architettare di distruggere per dimenticare, arriva sempre qualcuno prima o poi a ricordarci chi siamo . Il libro è stato scritto nel 1994 e la precisazione è d’obbligo per meglio comprendere la descrizione di tematiche ancora “bollenti” per l’epoca. Non sono trascorsi neanche trent’anni , è vero, ma molto è cambiato e certi atteggiamenti, seppur ironicamente raccontati, seminano perplessità sulla strada fatta e ancora da fare verso l’accettazione della diversità ,qualunque essa sia.
Un romanzo familiare condito con la tipica tagliente ironia inglese. La narrazione ruota attorno alla villa di famiglia, Villa Ventosa e, in particolare, intorno al giardino che rappresenta il pomo della discordia. Lilith Collett viene presentata come l’egocentrica vedova, madre di quattro figli ormai adulti, dedita alla tragedia che si impegna con tutte le sue forze nel demolire l’amato giardino. Poi ci sono i suoi quattro figli: Tory (Victoria), Gillyflower (Gilian), Barbara e William. E infine, c’è il personaggio di Caspar, compagno di William, che tenta, spesso invano, di mediare i rapporti tra la madre e i figli. All’inizio del libro i personaggi sembrano definiti, conclusi: la tiranna Lilith e i poveri quattro figli! Pian piano però si scopre il punto di vista di tutti. Proviamo pietà per Lilith, capiamo che alla fine non è così egocentrica come sembra ma solo molto stanca, impariamo che Barbara non è così debole, vediamo l’evoluzione di William e scopriamo qualcosa anche sul carattere di Tory e Gillyflower. Insomma Anne Fine con maestria e pochi dettagli, in poche pagine, sconvolge completamente la storia che sembrava fatta e finita già nelle prime dieci righe. Molto interessante.
Anne Fine scandaglia nel profondo le dinamiche all’interno di una famiglia qualunque, che potrebbe essere la nostra. I non detti, i silenzi, le recriminazioni, i segreti, le scontentezze, le aspettative deluse e le illusioni perse sono quelle che governano ogni famiglia di oggi e di ieri e ritroviamo un po’ della nostra in quella raccontata dall’autrice. Lo stile è veloce, immediato, a volte ironico e sarcastico. Libro piacevole, finale troppo felice per i miei gusti. Nella vita vera non sempre funziona così.
Dopo aver letto Lo diciamo a Liddy? ho sperato che attraverso questo libro avrei ritrovato la stessa penna arguta e dissacrante e in parte è stato così. Anche qui la fanno da padrone le relazioni famigliari di quella che chiameremmo una famiglia disfunzionale. Neanche i personaggi di Franzen in Le correzioni mi avevano irritato tanto (anzi, al contrario ero entrata molto in empatia con loro). Salvo Barbara.
This was a book group read, and I wasn't sure about it at the start - especially the mention of an archangel in the blurb on the back, which made me think it was going to veer off into fantasy. In fact it's a story about families, particularly mothers and children, and I really enjoyed it.
There's a lightness of touch in the writing and subtle humour, which works really well despite the dysfunctional relationships. Recommended.
Non mi ha fatto impazzire, ma non posso dire che non mi sia piaciuto. Credo che nella traduzione si siano persi dei giochi di parole o delle espressioni che, se lette in originale, avrebbero reso meglio la comicità della narrazione. Nel complesso lettura veloce, ma niente di speciale.
A simply dreadful, unmaternal, widowed mother has 4 grown up children with issues, particularly around their idyllic childhood garden, which she is gradually reducing to a desert. However, the youngest daughter finds a wonderful fiancé and this results in major upheavals in their lives. Everything has improved by the end! Short and sweet, I enjoyed it.