Una statua in una piazza che raffigura un personaggio storico vuole mostrare, di quel personaggio, le sue virtù. Ma se quel personaggio è uno schiavista, ha senso concederle quello spazio pubblico? Oppure andrebbe "relegata", quella statua, in un museo? O ancora, andrebbe cancellata?
È il caso della statua di Colston, filantropo di Bristol ma anche schiavista, che ha compiuto opere di misericordia con la ricchezza accumulata nel vendere schiavi.
Ci sono statue giuste? E cosa farne di quelle sbagliate? Questo libro illumina sul tema della cancel culture da un punto di vista inedito, forse un po' parziale, ma pieno d'amore. L'amore è quello per l'umanità, la preoccupazione non è solo per la storia, per il passato, ma anche per il futuro, e non può non essere apprezzato per questo.
Un libro che cerca di capire come riscrivere lo spazio pubblico e i suoi segni, ma che non vuole cancellare la storia. Un libro però che denuncia anche il rischio non di chi vuole dimenticare la storia, ma di chi la falsifica o la strumentalizza a favore del potere.
Un libro, infine, che propone una terza via: né cancellare, né conservare tutto com'è. Lasciare un commento, verbale o visivo, ma obbligatorio per la risemantizzazione dell'opera.