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Blues a Teheran: La psicoanalisi e il lutto
L'autrice di questo libro è al contempo Shahrazad, l'inesauribile narratrice, e la sua attraversa la sua storia e quella dei suoi pazienti tessendo un filo che passa dal dolore per la morte del padre alle vite straziate da lutti e separazioni di chi ha vissuto la guerra da molto vicino. Un filo che, come un blues, passa dal lutto all'amore, dalla morte alla vita, sradicando contemporaneamente tutti gli stereotipi sull'Iran e le donne iraniane. In questo libro provo a "seguire le note del blues, dove c'è musica ma non melodia, dove l'improvvisazione scalza la composizione. Perché anche il blues, come la psicoanalisi, abita i sia l'uno sia l'altra fanno parlare le anime del sottosuolo." Attraverso un viaggio musicale imprevedibile e vivace, fatto di psicoanalisi, autobiografia, attualità e cultura, l'autrice ci mette in guardia dal desiderio di una guarigione completa. È grazie alle ferite, non malgrado le ferite, che la vita merita di essere vissuta.
- GenresPsychologyPsychoanalysis
219 pages, Kindle Edition
Published January 29, 2024
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Community Reviews
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
March 23, 2024
“Omero ci racconta che Odisseo riceve un consiglio divino: meglio passare nei pressi di Scilla e perdere alcuni uomini che lasciarsi inghiottire da Cariddi con la nave e l’intero equipaggio.
Sembra una scelta impossibile, ma lo è davvero? In realtà è solo una scelta molto difficile, perché comporta inevitabilmente delle perdite nell’interesse della vita: e questa è l’essenza della tragedia, cosa ben diversa dal trauma, che invece si riassume nella convinzione che lo stato di cose presente o il modo in cui ci sentiamo debbano durare per sempre, senza mai finire, senza mai cambiare.”
Blues a Teheran, di Gohar Homayounpour, è il sequel di Una psicoanalista a Teheran, pubblicato nel 2013 sempre da Raffaello Cortina Editore e che non ho letto (tanto per non smentirmi).
La psicoanalista/scrittrice inizia il suo racconto con la notizia della morte del padre.
Mi ha molto colpita la definizione di trauma su cui non ci avevo mai riflettuto abbastanza: a definire il trauma è l’atemporalità.
E in effetti è proprio così… ciò che ci è successo in un determinato luogo e in determinato tempo della nostra vita, si spoglia delle coordinate spazio-temporali per riprodursi sempre, anche se le condizioni al contorno cambiano. Il trauma è cristallizzato nel tempo.
Ecco perché occorre la narrazione di quegli eventi traumatici per elaborarli, come dicono gli psicoanalisti.
Dove elaborazione significa ricollocare quel determinato evento nel suo spazio-tempo, con le sue coordinate spazio-temporali, perché non ci faccia più male e non condizioni più il nostro presente e il nostro futuro.
Perché il blues si sposa bene con la psicoanalisi?
“Nel blues è sempre data la possibilità di un oltre, di un aldilà improntato al piacere.
Il blues, come la psicoanalisi, abita i margini, è sovversivo per definizione.”
Che ciascuno impari a vivere nel blues, nelle tonalità del Blu Persia, e se non ci riusciamo volando, anche zoppicando va bene
“Al risveglio, improvvisamente, mi sono tornate le parole del poeta, Rückert, che ha tradotto in tedesco le Maqāmāt di al-Hariri. Sono i versi che Freud cita in conclusione di Al di là del principio di piacere. “Was man nicht erfliegen kann, muß man erhinken”, “Là dove non possiamo arrivare volando, dobbiamo arrivare zoppicando… E zoppicare, dicono le scritture, non è peccato”.”
Sembra una scelta impossibile, ma lo è davvero? In realtà è solo una scelta molto difficile, perché comporta inevitabilmente delle perdite nell’interesse della vita: e questa è l’essenza della tragedia, cosa ben diversa dal trauma, che invece si riassume nella convinzione che lo stato di cose presente o il modo in cui ci sentiamo debbano durare per sempre, senza mai finire, senza mai cambiare.”
Blues a Teheran, di Gohar Homayounpour, è il sequel di Una psicoanalista a Teheran, pubblicato nel 2013 sempre da Raffaello Cortina Editore e che non ho letto (tanto per non smentirmi).
La psicoanalista/scrittrice inizia il suo racconto con la notizia della morte del padre.
Mi ha molto colpita la definizione di trauma su cui non ci avevo mai riflettuto abbastanza: a definire il trauma è l’atemporalità.
E in effetti è proprio così… ciò che ci è successo in un determinato luogo e in determinato tempo della nostra vita, si spoglia delle coordinate spazio-temporali per riprodursi sempre, anche se le condizioni al contorno cambiano. Il trauma è cristallizzato nel tempo.
Ecco perché occorre la narrazione di quegli eventi traumatici per elaborarli, come dicono gli psicoanalisti.
Dove elaborazione significa ricollocare quel determinato evento nel suo spazio-tempo, con le sue coordinate spazio-temporali, perché non ci faccia più male e non condizioni più il nostro presente e il nostro futuro.
Perché il blues si sposa bene con la psicoanalisi?
“Nel blues è sempre data la possibilità di un oltre, di un aldilà improntato al piacere.
Il blues, come la psicoanalisi, abita i margini, è sovversivo per definizione.”
Che ciascuno impari a vivere nel blues, nelle tonalità del Blu Persia, e se non ci riusciamo volando, anche zoppicando va bene
“Al risveglio, improvvisamente, mi sono tornate le parole del poeta, Rückert, che ha tradotto in tedesco le Maqāmāt di al-Hariri. Sono i versi che Freud cita in conclusione di Al di là del principio di piacere. “Was man nicht erfliegen kann, muß man erhinken”, “Là dove non possiamo arrivare volando, dobbiamo arrivare zoppicando… E zoppicare, dicono le scritture, non è peccato”.”
July 23, 2026
Voto: 3.5
Il libro comincia molto bene. È una raccolta di aneddoti più o meno connessi, carichi di metafore e citazioni di studiosi di psicoanalisi ma anche filosofia, storia, letteratura e politica. I primi capitoli sono stati molto piacevoli. Gli altri meno.
Avrei preferito tutti gli aneddoti avessero un filo conduttore ma non era così. Alla fine sono pensieri sparsi di una psicoanalista iraniana. Alcuni sono molto interessanti perché legati alla condizione di trauma collettivo iraniano. Altri sembrano random.
Il libro comincia molto bene. È una raccolta di aneddoti più o meno connessi, carichi di metafore e citazioni di studiosi di psicoanalisi ma anche filosofia, storia, letteratura e politica. I primi capitoli sono stati molto piacevoli. Gli altri meno.
Avrei preferito tutti gli aneddoti avessero un filo conduttore ma non era così. Alla fine sono pensieri sparsi di una psicoanalista iraniana. Alcuni sono molto interessanti perché legati alla condizione di trauma collettivo iraniano. Altri sembrano random.
May 3, 2025
Though some of the structure felt scattered and the political themes somewhat underdeveloped, the book is an important read for reclaiming the archetype of the Iranian woman—one long forgotten in collective memory, too often reduced to victimhood or trapped in the gaze of Orientalism and fetishisation.
Displaying 1 - 3 of 3 reviews




