Il libro: un futuro distopico nemmeno così troppo distante dalla realtà, dove gli uomini cercano di trovare il modo di vivere, chi in città, chi nascondendosi nei boschi, organizzandosi come possono nei loro giochi di forza, saggezza e pazienza. Una riflessione su cosa sia l'umanità, dove sta nascosto il male e dove il bene e dove si mischiano insieme. Il tutto che si intreccia intorno alla resiliente e sottile figura di Dalia, con i suoi occhi gialli.
vi's Pov: questo libro mi è stato consigliato e già leggendo la quarta di copertina ho pensato: "sembra fatto per me". Una distopia, vista anche attraverso gli occhi dei bambini, dove racconti e favole sembrano diventare reali, mischiandosi con la realtà; Realtà che viene condita con immagini fortemente cinematografiche come un gatto bianco che sembra ovunque, un paese di pozzi miracolosi, un bambino rosso e selvatico che corre nei boschi e una signora che vive sola in un albergo abbandonato, ma trova comunque il modo di farsi cambiare lo smalto e tratta la sua tinta per capelli come un rito. Ripeto: davvero pane per i miei denti.
Allo stesso tempo ho anche l'impressione di dover rileggere questo libro, di doverlo studiare e interpretare, perché la quantità di dettagli e piccoli elementi che lo arricchischino è vertiginosa. In generale però, quello che mi ha colpito dalla prima pagina fino all'ultima è stata quella strana sensazione di tenerezza delle piccole cose, mischiata tuttavia alla certezza che qualcosa di orribile stesse per accadere, come se ci fosse una spada di Damocle costante su tutti i personaggi. Sensazione che ti lascia con il fiato sospeso e lo stomaco attorcigliato, mentre l'autrice passa da dolcezza a crudezza con sapiente precisione.
Il libro prende una svolta e un ritmo inaspettato nella sua seconda parte, specie nel finale, ma durante tutta la lettura mi è parso che ogni piccolo elemento nel racconto fosse pregno di qualche simbolo, o significato, forse perché quando si vive di disperazione e senza prospettiva, ci si aggrappa a ogni cosa, che siano due infermiere quasi umane, un lenzuolo bianco, un profumo, dei pulcini, o un bagno nel latte, pur di trovare un senso che ci permetta di rimanere vivi.
Il personaggio di Dalia, un mucchietto di ossa e determinazione, che pur sembrando condannato dal primo istante, come un animale selvatico trova invece il suo spazio nel mondo e addirittura il modo di lasciare il segno, ha un posto speciale nel mio cuore. E poi Orsola, Olmo, Manuel, tutti quei personaggi in cui vorrei nascondere un poco di speranza anche nella disperazione. Mentre per altri ho provato un distinto disprezzo per tutto il tempo.
Ho apprezzato la scrittura. Il modo peculiare di immaginare anche situazioni molto distanti dalla trama principale (Preziosissime le lettere di Morena). Le domande che il testo ti fa porre quando ogni cosa sembra perdere la sua umanità e trova poi il modo di ricomporla in qualche modo, con dei fiori di stoffa cuciti insieme, delle carte che predicono l'amore, dei piccoli fiammiferi in una scatolina blu.
Sul finale devo ragionare ancora un poco, ma consiglio il libro e la sua lettura.
Un distopico italiano, che vale assolutamente la pena e che brucia come le giornate afose che descrive.