Trentino, primi '900. Da quando Edoardo Zambotti ha seppellito l'adorata moglie in seguito a un tragico incidente, le sue capre non hanno mai smesso di belare. Nella notte bisbigliano il suo nome, infilandosi nei suoi incubi e impedendogli di dormire. Lo chiamano e lo scherniscono, mentre visioni disturbanti si susseguono a eventi inspiegabili sempre più terrificanti. Forse è la mente devastata dal lutto e dalla vecchiaia a giocargli brutti scherzi, o forse ci sono delle forze diaboliche in gioco, poteri che non è in grado di comprendere e che vogliono qualcosa da lui.
Una novella dall'atmosfera disturbante dove I temi del lutto, della solitudine e della paura dell’ignoto sono affrontati in maniera non banale.
Durante la lettura la tensione cresce di pagina in pagina in un susseguirsi di sogni e visioni angoscianti, mentre il confine tra realtà e follia si assottiglia.
Un horror psicologico perfetto per chi ama storie cupe e cariche di tensione.
“Il Gregge” di Luca Pivetti è una novella h0rr0r pubblicata in self-publishing davvero intrigante. Ci troviamo in un isolato paesello della campagna trentina nei primi del ‘900, e ancora una volta a scatenare la vicenda è il lutto per la moglie, in questo caso deceduta in un tragico incidente domestico, da parte del contadino e allevatore Edoardo. Se l’incipit non è tra i più originali, la conclusione della storia, che non vi sto a raccontare, mi ha decisamente impressionato e stupito! Buona parte delle situazioni insolite e grottesche che avvengono alla tenuta del protagonista è da attribuire alle sue capre. Da quando la moglie è morta, le bestie non smettono mai di belare e urlare, nemmeno un secondo, nemmeno di notte o dopo aver mangiato. E proprio il gregge avrà un ruolo sempre più importante nel corso della narrazione, tenetelo d’occhio! Luca è molto abile a inquietare il lettore a poco a poco, tramite scene che vanno dall’emotivamente doloroso allo splatter. Il racconto si legge con rapidità per cercare, assieme a Edoardo, un senso a tutto ciò che gli sta accadendo.
🐐🪦IL GREGGE🪦🐐 Un grid0 d'angoscia, nero come gli abissi insondabili del cosmo. Ed erano abissi neri e impenetrabili, quelli che lo osservavano dalle orbite scavate sul volto di sua moglie. Nessuna traccia del verde smeraldo dell'iride o della spuma bianca che imperversava negli occhi di Maria, quegli occhi che lo avevano fatto innamorare dì lei nel giro di un battito del cuore. Svaniti nel nulla, risucchiati da un gorgo inespressivo di tenebra Le capre tornarono a ins0zzare l'aria con i loro canti 0sceni. Belavano. Urlavan0. Bisbigliavano. Lo schernivan0. 🕯️🪦 Più leggo folk horror e più penso che rientri in uno dei miei generi preferiti. Le leggende, il mistero, quell'inquietudine che cresce sempre di più, le atmosfere dark e soprannaturali, il gregge è tutto ciò. Un novella che si divora in poche ore, che ti dà quella scossa, quel brivido che tanto mi piace. Qui le protagoniste sono assolutamente le capre, che già come animale in sè richiama il soprannaturale, richiama una figura pagana, e da quando è venuta a mancare la moglie di Edoardo, loro belano, ma un belare che ti fa accapponare la pelle. Sembra quasi che invochino il vostro nome e lo fanno in piena notte. Il protagonista è un sessantenne, ormai solo, la mancanza della moglie si fa sempre più prepotente, lei era quella solare, lui è un burbero. Ma la notte lei torna, ma non è lei, lui ne è certo. Quella che ha davanti è un m0stro in tutto e per tutto con i suoi occhi che sono degli abissi. Un antico rito, un vicino sospetto, un belare che sembra venire dall' infern0, tutte caratteristiche che ho apprezzato molto. Se amate il genere, leggetelo. Assolutamente.
Questo è il primo lavoro che leggo di Luca Pivetti, una lettura agile che intrattiene e regala più di un brivido. Si tratta di un horror rurale ambientato in un piccolo paese del Trentino, un paese povero, dove la vita si suda nella campagna. Edoardo è il protagonista della vicenda e tutto si gioca sulla sua percezione della realtà; dopo la morte della moglie l'esistenza non sembra avere più senso, ma qualcosa di inquietante pare insinuarsi nella sua proprietà. È solo angoscia? Depressione? Stanchezza di vivere? Il fatto è che dopo la scomparsa della compagna, le sue capre, gli animali che gli danno da vivere, iniziano a belare di continuo, notte e giorno, anzi, più che belare sembrano pronunciare il suo nome, sembrano ridere di lui. Oltre a questo, strani eventi e apparizioni complottano per portare Edoardo nel gorgo della pazzia. Non dico di più, il racconto è breve e si legge di gusto in un paio di serate. Punti forti sono le atmosfere cupe che l'autore è riuscito a creare, immergendo la storia in un paese di campagna, immerso nella nebbia, dalle atmosfere gelide, dove l'unico motivo di svago è bersi un bicchiere di vino o di grappa al bar con gli amici. Anche il protagonista, Edoardo, è convincente, ne esce un personaggio a tutto tondo, ben caratterizzato. Un'altra prova a testimonianza del fatto che anche gli autori indipendenti sono capaci di scrivere.
Possessione demoniaca in ambito rurale con coinvolgimento di capre od ovini in genere. Qualcosa che ho letto o visto già molte volte. Ma la novella viaggia a velocità supersonica perché, se il plot è elemento già presente nell’humus culturale comune, la scrittura fa tutta la differenza del mondo. Il Pivetti da Arese ha oramai fatto propri gli arcani delle lettere e combina frasi in modo che arrivino direttamente al nostro sistema endocrino, favorendo il rilascio di adrenalina ed altre sostanze atte a generare paura anche quando parla di un vedovo, anziano, misantropo e infastidito dalle sue capre che cominciano a belare in modo strano appena dopo il funerale di sua moglie. La scrittura minimalista di questo ambiente pedemontano, con sfumature Buzzatiane, è pilastro, insieme al capitolo epistolare della rivelazione pieno di echi che arrivano da Providence, di tutta la novella generando una tensione orrorifica che ha il suo culmine nelle pagine finali. Brividi assicurati: leggere con luce accesa e lontano da ovili et similia. Ad maiora.
Dopo aver letto Triade mi sono innamorata della penna del Pivetti e ho pensato di leggere un altro suo lavoro - che sicuramente non sarà l'ultimo. Ho trovato ciò che mi aspettavo: la sua incredibile capacità descrittiva e introspettiva. Ha un talento nel farti entrare nella mente dei personaggi e farti sentire, vedere e provare ciò che sentono, vedono e provano loro che davvero mi spiazza. Costruisce la tensione in modo così sublime da tenerti col fiato sospeso, incollato alle pagine, finché non si arriva alla parola fine.
Il Gregge è paura primordiale, la paura di qualcosa a cui non ci si può opporre, che ci ghermisce e soffoca lentamente. Io non mi lascio impressionare facilmente, ma davvero la notte in cui l'ho finito ho avuto paura della mia stessa ombra e ho tenuto i piedi al sicuro sotto le coperte... che non si sa mai. 👀
Un centinaio di pagine intense e dolorose: un lutto che può farti impazzire, una solitudine che non bastano un paio di amici per alleviarla. A Fiavé, minuscolo paese del Trentino, Edoardo, con l'unica compagnia del suo fedele pastore tedesco Otto, vive il suo recente dolore in un crescendo di follia: il belato delle sue capre che diventa un canto "malarico e ossessivo", una presenza che ricalca oscenamente le fattezze della moglie che gli si installa in casa, un vicino che pare essere al centro degli orrori che lo circondano.
"Il gregge" (2024), buona autopubblicazione di Luca Pivetti, è un folk horror nostrano che non lascia scampo. E con una buona colonna sonora metal suggerita dall'autore a cappello del racconto.
In poche pagine, divorate letteralmente, leggiamo di Edoardo e del suo dolore. Viviamo coi lui la perdita devastante della moglie, sentiamo il suo dolore, ma qualcosa di strano succede intorno a lui, visioni, orrori.. e quelle maledette capre che non lo fanno dormire.. Sta impazzendo o è tutto vero... Un vero viaggio dentro la natura umana
Prima esperienza di lettura di un'opera di Luca Pivetti più che positiva. Il Gregge è un racconto folk horror inquietante il giusto, ben narrato e con un risvolto di trama inaspettato nel finale. Pollice in su.
La dimostrazione che una buona storia non deve per forza essere lungo. Un horror psicologico raccontato attraverso un Folk-Horror. Una discesa oscura e angosciante nel lutto...ma con un tocco di Satanismo. Quel belare malato e ossessivo ti entra nella testa, non puoi non sentirlo mentre leggi.