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Si sente?: Tre discorsi su Auschwitz

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Per noi, la storia, la storia a noi contemporanea, noi è come se abitassimo tutti in un appartamento al settimo piano che dà su uno snodo ferroviario ma ci abitiamo da tanto di quel tempo che se ci chiedono «Ti dà fastidio, il rumore dei treni?» ci vien da rispondere «Il rumore dei treni? Che rumore? Che treni?» Questo non vuol dire che i treni non facciano rumore. E non vuol dire che a concentrarsi, a tendere l'orecchio, come si dice, non si senta, quel rumore, il rumore che il treno della storia fa in questo preciso momento che noi siamo qui.

192 pages, Paperback

First published January 23, 2014

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About the author

Paolo Nori

107 books242 followers
Dopo il diploma in ragioneria ha lavorato in Algeria, Iraq e Francia. Tornato in Italia ha conseguito la laurea in Lingua e Letteratura Russa presso l'Università di Parma, con una tesi sulla poesia di Velimir Chlebnikov. Ha quindi esercitato per un certo tempo l'attività di traduttore di manuali tecnici dal russo part time. Alla redazione de Il semplice conosce Ermanno Cavazzoni, Gianni Celati, Ugo Cornia, Daniele Benati, con i quali collabora per anni, cominciando a pubblicare i suoi scritti fortemente influenzati dalle avanguardie russe ed emiliane. È fondatore e redattore della rivista L'Accalappiacani, edita da DeriveApprodi. Collabora con alcuni quotidiani tra cui Il Manifesto, Libero, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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Profile Image for Artemisia.
146 reviews
February 25, 2014
La Marcos y Marcos raccoglie, a ridosso del mese della memoria, tre discorsi pronunciati dallo scrittore Paolo Nori a Cracovia, all’interno della manifestazione Un treno per Auschwitz, organizzata dalla Fondazione Fossoli.
Si sente?” chiede lo scrittore all’inizio di ogni incontro, apertura che avrebbe fatto bene a ripetere ad ogni accenno di pausa. E la risposta è no, poco e male, quasi non si capisce, forse non c’è campo, o più che altro manca un punto di contatto tra la funzione fàtica della sua domanda e la fatica sproporzionata con la quale i pochi concetti di ogni discorso vengono estrapolati dal lettore inerme.
Sfiorando l’argomento dell’eugenetica, per poi toccare appena la complessità del processo Eichmann, il fascino opinabile della sua prosa non aggiunge nulla di originale a un argomento che ustiona le mani di chi non sa gestirlo.

Questa smilza raccolta, insomma, non ha punti di forza su cui premere: i tre discorsi si snodano (o per meglio dire si annodano irreparabilmente) sul terreno del ricordo condiviso, aggiungendo poco alla letteratura sull’argomento. Retorica e convoluta, la scrittura di Paolo Nori è una sorpresa poco piacevole per chi si accinga a leggerlo per la prima volta, e un cliché abusato e stantio per chi abbia già avuto modo di vivere l’esperienza alienante di un suo libro. Come illuminati di luce propria, i pochi concetti base attorno ai quali Nori costruisce il ragionamento risplendono per contrasto nel mare nero delle perifrasi ripetute fino all’insopportabile. La letteratura forse non ha una fisica, ma se l’avesse Nori saprebbe sfidarne ogni legge, piegandola alla sua bizzarra narrazione – imitazione finta e esasperata del linguaggio di ogni giorno.
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