Un sogno a occhi aperti
Il saggio di Bonami "Lo potevo fare anch'io" mi ha lasciato parecchi interrogativi, a causa dell'approssimazione con cui l'autore ha approcciato l'argomento dell'arte. Dopo accurata ricerca mi sono procurato quindi questo libro di Arthur Coleman Danto, uno dei più importanti filosofi e critici d'arte.
Le domande a cui Danto prova a dare risposta sono diverse. Provo ad elencarle:
1) Che cosa hanno in comune la Gioconda di Leonardo, l'orinatoio di Duchamp, la Merda d'artista di Manzoni, Guernica di Picasso e le scatole con le spugne abrasive Brillo di Wahrol? In altre parole l'arte, nel tempo, ha proprietà comuni?
2) Cosa ci permette di stabilire se, dati due oggetti, uno è ordinario mentre l'altro è un'opera d'arte?
3) L'arte deve essere associata necessariamente al concetto di "bello"?
Queste domande potrebbero concentrarsi tutte logicamente in una sola: cos'è, filosoficamente parlando, l'arte?
Dunque, sintetizzando, cosa ho capito dalla lettura?
Innanzitutto, se diciamo che l'arte è unica, è necessario che la definizione contenga caratteristiche che siano comuni a tutte le opere di tutte le epoche. Quindi bisogna trovare qualcosa che leghi la Monna Lisa all'orinatoio (no, Monna Lisa non era un Trans)
Questa proprietà non può essere né la bellezza né la somiglianza con una cosa. Infatti possiamo anche dire che la Gioconda sia bella, ma certo non possiamo dire altrettanto per l'"operato" di Manzoni. Se possiamo dire che La Monna Lisa è somigliante all'originale, lo stesso non possiamo dire per Guernica.
Kant diceva che "un'opera può anche essere bella, per quanto concerne il gusto, ma carente per quanto riguarda lo spirito". E Duchamp affermava che "l'arte poteva esistere in sé e che la sua importanza consisteva nell'estraneità a distinzioni estetiche, in un'epoca in cui era opinione diffusa che la sua ragion d'essere fosse proprio il piacere estetico."
Veniamo quindi al compendio finale. Cosa è l'arte?
"Una cosa è un'opera d'arte quando ha un significato e quando quel significato prende corpo nell'opera, il che in genere significa che prende corpo nell'oggetto in cui consiste materialmente l'opera d'arte. In breve, quindi le opere d'arte sono significati che prendono corpo."
In pratica, ancora meglio: "Sono le caratteristiche non visibili che consentono ad un oggetto di diventare un'opera d'arte". E questo chiude il cerchio.
Quindi non ha importanza se una cosa sia bella, brutta, storta, puzzolente, oscena, approssimativa, abbozzata, grezza. E' arte se dà corpo ad un significato. Un significato che, evidentemente, deve essere originale.
La domanda che scatta però è: ma qual è il significato dell'orinatoio?
Quando Duchamp nel 1917 presenta l'orinatoio, è la prima volta che un'opera viene scelta, non creata e questo elimina i tradizionali confini tra artistico ed extrartistico, tra estetico ed extraestetico. In sostanza il significato dell'orinatorio di Duchamp e della merda di Manzoni è l'idea. L'idea innovativa.
"Artistica, geniale, liberatoria, sovversiva, fu l’idea, e questo basterebbe, e bastò, a farlo diventare arte"
Ma non basta ancora. Danto arricchisce la sua definizione di arte con un'altra condizione: l’opera d’arte dev’essere “come un sogno a occhi aperti”.
Merda e orinatoio sono sogni? Sì, lo sono. Perché dirompenti sono state le idee ad essi associate.
Il saggio, per me, è molto molto interessante, specie il primo capitolo. Danto è logico, lineare, preparato, chiaro. Esattamente quanto Bonami è pressapochista e caciarone. Uno dei rari libri d'arte che mi ha fatto riflettere.