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قصص

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Alice Munro privilegia, pressoché esclusivamente, la forma del racconto e riserva un'attenzione particolare all'universo femminile. I suoi racconti sono ambientati nella realtà canadese moderna o descrivono vicende recuperate dalla memoria dei suoi personaggi. È importante, nella sua narrativa, la componente autobiografica. Il mondo descritto dalla Munro è, per lo più, quello di una piccola società gretta e arretrata, situata in una regione rurale dell'Ontario occidentale, con qualche incursione nelle più moderne e vivide realtà urbane di Vancouver o di Toronto. La scrittura si contraddistingue per affilata secchezza, assenza di retorica, raffinata tecnica dialogica che mette in evidenza una straordinaria empatia coi personaggi, nonché la capacità di descrivere in modo catturante e geniale i sentimenti e le esperienze più intime e segrete. Ciò che affascina l'autrice è la "complessità delle niente è facile, niente è semplice". E infatti il mondo che fa da sfondo alle sue storie è pieno di insidie e di minacce, talora crudele e spesso i suoi racconti non descrivono le vicende di successo dei suoi personaggi, bensì le amarezze, i momenti di azione fatale, le fratture irrevocabili, le minime e inaspettate pieghe del dramma. Questa antologia propone cinquantacinque racconti dell'autrice.

200 pages, Unknown Binding

First published June 4, 2013

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About the author

Alice Munro

238 books6,620 followers
Collections of short stories of noted Canadian writer Alice Munro of life in rural Ontario include Dance of the Happy Shades (1968) and Moons of Jupiter (1982); for these and vivid novels, she won the Nobel Prize of 2013 for literature.

People widely consider her premier fiction of the world. Munro thrice received governor general's award. She focuses on human relationships through the lens of daily life. People thus refer to this "the Canadian Chekhov."

(Arabic: أليس مونرو)
(Persian: آلیس مانرو)
(Russian Cyrillic: Элис Манро)
(Ukrainian Cyrillic: Еліс Манро)
(Bulgarian Cyrillic: Алис Мънро)
(Slovak: Alice Munroová)
(Serbian: Alis Manro)

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Domenico Fina.
292 reviews91 followers
April 5, 2018
Nel Meridiano Mondadori si trova una minuziosa e preziosa "cronologia" dei fatti salienti che hanno caratterizzato la vita di Alice Munro, a cura di Marisa Caramella. Facendo riferimento ai
dati biografici ho scritto questo brano, in forma di racconto, per spiegare alcuni guizzi
intrinseci della sua narrativa e della sua vita. (È l'ultimo che scrivo su Alice Munro, promesso :-) ho scritto piú io su di lei che i suoi due mariti e i suoi editor compresi)


Una storia interessante

È l’aprile del 1950, a London, una cittadina canadese dell’Ontario. Alice Laidlaw è una matricola diciannovenne dell’università del Western Ontario, che ha appena scritto il primo racconto, intitolato "Le dimensioni di un’ombra". Lo propone a Gerald Fremlin, un ventiquattrenne che collabora col giornale studentesco. Il racconto viene pubblicato e Alice che si aspetta particolari attenzioni da questo ragazzone, di cui si è subito invaghita, resta delusa. Frequenta il corso di letteratura e giornalismo con una borsa di studio che coprirà solo metà del corso e alla fine del secondo anno dovrà ritirarsi per indisponibilità economiche. La sua famiglia vive tra enormi difficoltà. Suo padre, che un tempo faceva affari allevando volpi argentate, adesso è il guardiano notturno di una fonderia e sua madre è malata del morbo di Parkinson. Alice Laidlaw durante il 1950 lavora alla Lawson Library, la biblioteca universitaria, e uno di questi giorni nota Jim, uno studente timido, impacciato e molto bello mentre mangia dei biscotti. Un pezzo di biscotto gli cade a terra, lei lo guarda, ci pensa un po’ su e gli dice: “lo mangio io”.
Si sposeranno il 29 dicembre dell’anno dopo.
Jim Munro viene da una famiglia agiata, cresce in una casa elegante, suo padre è un dirigente di una catena di grandi magazzini. Lo stesso lavoro che più tardi svolgerà egli stesso. Alice Laidlaw è una ragazza intimamente, discretamente ribelle, vuole mostrare il suo talento, sa che sarà dura per una donna che scrive racconti e che viene dal nulla. Ci vogliono tempo, pazienza e integrità mentale. Allo stesso tempo tutti le dicono, fin da subito, tu sei una scrittrice vera. Non riesce a capire, in fondo, se gli uomini glielo dicano per provarci, o cosa. Ma non è soltanto questo sentimento che le suscita apprensione. Come accadrà ai suoi personaggi quando avrà cominciato a scrivere col nome di Alice Munro, è irrequieta, proiettata in avanti, ma sempre in un avanti che spiazza tutti, compreso se stessa.
“Chi ti credi di essere? vivi nell’immaginazione e insegui assurdità”, è questo che rimproverano a un suo personaggio ed è questo che capiterà anche a lei nel gennaio del 1970 a Victoria, nella British Columbia, dove Alice Laidlaw vive con suo marito e le loro tre bambine. Ha pubblicato il primo libro di racconti, col quale ha vinto il maggior premio nazionale canadese. Si sente finalmente una scrittrice e sta preparando un romanzo, perché tutti le dicono che è con un romanzo che si diventa famosi. Soffre di attacchi di panico. Tutto le sembra faticoso, non vuole più vivere in una grande casa ad accudire figli e stare accanto a suo marito; sente che col tempo tutto l’apprezzamento di Jim Munro e del mondo editoriale per il suo talento non le bastano più, la stanno trasformando in ciò che non vuole essere. Si arrabbia a vuoto, non sopporta che una donna se scrive chiusa in camera dovrebbe avere sempre fissa in mente la colpa d’aver lasciato tutte le sue responsabilità fuori, ma se lo fa un uomo è nell’ordine naturale delle cose. Mentre sono a pranzo si assenta, a questo punto suo marito batte i pugni e le intima di andarsene a “immaginare” dentro il loro negozio di libri. Hanno da poco aperto una libreria a Victoria, nei pressi di Vancouver. Le interviste, il libro di sua figlia maggiore Sheila e il lavoro dei critici non stabiliranno perché un matrimonio finisce. Sua figlia sostiene che patisse la costrizione di vivere in un ambiente non suo. Una differenza di status, insomma. Sospetto che Alice Munro, come tutti, non sapesse cosa fosse meglio o peggio per lei, ma sapesse che doveva fare qualcosa. Questo fremito intimo muove tutti i personaggi di Munro. Rappresenta il loro scatto inatteso.

Per dire come è difficile scrivere in un mondo di pazzi riporterò questo esempio. Nel 1960 in una raccolta di racconti canadesi viene inserita una storia scritta da Alice Munro. Due bambine restano a casa la sera, mentre i genitori escono per fare una visita di cortesia. La più grande, che dovrà vigilare sulla più piccola, non riesce a evitare che quest’ultima si versi addosso del latte bollente. Questo episodio, tragico, convince un concittadino che Alice Munro abbia preso spunto da una vicenda capitata alla sua famiglia. Il mondo dei paranoici è convinto che la sua vita, pur insignificante, sia al centro della terra e dei pensieri di tutti. Una sera, quest’uomo, ubriaco andrà a sparare sotto alla finestra della famiglia natale di Alice Munro. Da quel giorno la scrittrice camufferà qualsiasi riferimento alla sua cittadina d’origine, Wingham, chiamandola con svariati nomi inventati.

Ma torniamo indietro, al 1953. Alice Munro ha 22 anni e incontra un redattore di una rivista alla quale per la prima volta ha venduto un racconto, è felice, non le sembra vero. Quest’uomo va a trovarla a casa, ma lei è talmente distante dal mondo delle convenzioni pratiche che è convinta che editor ed editori bevano solo bevande alcoliche, e non avendo liquori finisce per non offrigli nient’altro. Quando si salutano lui le chiede un bicchiere d’acqua perché si sentiva, dopo aver molto parlato, d’avere la gola secca. Lei non aveva pensato che potesse aver bisogno solo di un semplice bicchiere d’acqua. Da questi smarrimenti,
di chi sarà sempre una outsider delle convenzioni, nasce la sua narrativa.

Dopo il 1970 si separa da suo marito e inizia a fare la spola tra Vancouver e Toronto, quando può va a trovare suo padre a Toronto, che adesso si è rifatto una vita e vive con la seconda moglie. Lo fa portandosi dietro le figlie che stanno crescendo. In un racconto che si intitola "Le lune di Giove", il padre della protagonista è in ospedale e sua figlia ha da poco cominciato a frequentare il suo primo fidanzato. Lei ha 40 anni, è a metà cammino fra sua figlia e suo padre. Il fidanzato di sua figlia le sembra un bamboccio. I giovani le sembrano tutti sgraziati. Si ricorda di un periodo in cui stava aspettando l’esito delle analisi alla sua bambina e temendo che potesse essere leucemia, si scaraventò in una mattinata dentro diversi negozi di abbigliamento e comprò le cose esteticamente più discutibili, scarpe con tacchi a spillo e biancheria pessima. Ora farà lo stesso il giorno prima dell’operazione che suo padre sta per subire, girerà a vuoto per Toronto ed entrerà in un planetario, si siederà, guarderà in alto il sistema solare e poi si dirigerà verso l’ospedale. Suo padre ce la farà e lei lo interrogherà sulle Lune di Giove. Quante sono, papà?

Per tre anni, dopo il 1970, Alice Munro frequenterà un collega scrittore, avranno una relazione, lui l’aiuterà a trovare lavoro come insegnante di scrittura creativa all’università, un lavoro che sentirà di non saper svolgere. Si affatica. Lascia la cattedra di scrittura creativa.

Un giorno del 1975 rilascia un’intervista alla radio. L’intervista viene ascoltata, indovinate da chi? da Gerald Fremlin, che ora è uno stimato geografo. Lui le telefona per congratularsi. Si incontrano in un bar e bevono insieme tre Martini. Sono passati 25 anni, da quel primo racconto, "Le dimensioni di un’ombra". Non aveva mai bevuto tre Martini in vita sua. Dirà.
Alice Munro scrive a un’amica: “La mia vita è di nuovo rosea. Questa volta sono sicura… Lui adesso ha 50 anni, è libero, è un uomo buono, ne sono certa, solido e delicato, come dice quella vecchia pubblicità di copertoni, e soprattutto, quello che più importa – adulto”.

Ebbene, la vita di Alice Munro non sembra un racconto di Alice Munro?

André Gide ha scritto che “gli scrittori non raccontano la vita come l'hanno vissuta, ma la vivono come poi la racconteranno”.
Questa considerazione è valida anche per l’opera di Alice Munro. Tutto quello che ha scritto non l'ha naturalmente prima vissuto in modo deliberato, ma c'era in lei l'atteggiamento distaccato e mobile che l'ha condotta e vivere, nell’essenza, cose e pensieri che poi si ritroveranno nei suoi racconti. Ciao.
Profile Image for أحمد شافعي.
Author 36 books368 followers
February 12, 2014
لو كان لثقافة أن "تنتفع" من فوز كاتبة القصة القصيرة الكندية "أليس مونرو" بجائزة نوبل في الأدب للعام الحالي، فجدير بالثقافة العربية أن تكون هي هذه الثقافة المنتفعة. ذلك أن إلقاء نظرة الفضول المفهومة على الكاتبة وأعمالها ينبغي أن يكون فرصة لنا لإعادة النظر في نوع من القصة القصيرة غفلنا عنه طويلا حتى لم يعد ـ فيما أتصور ـ جزءا مما يشير إليه مصطلح القصة القصيرة عندنا.
لقد قلت على سبيل المزاح في يوم فوز ووكر بالجائزة إنه مع كل قصة قصيرة تترجم لها إلى العربية سنجد من يقول "ها هي الست تكتب روايات! لماذا إذن يقولون إنها لم تكتب إلا قصار القصص؟". ولا أحسبني غاليت في المزاح ومن بين قصص مونرو المتاحة على الإنترنت ما يتجاوز عدد الواحدة منها الثلاثة عشر ألف كلمة، وهو رقم إن لم يتجاوز حجم بعض "الروايات" العربية، فهو يقترب منه كثيرا، لا سيما روايات السنوات الأخيرة.
لقد ارتاحت الذائقة العربية إلى لون من القصة القصيرة كتبه ـ وإن لم يقصر كتابته عليه ـ الروسي "أنطون تشيخوف" وسوَّده "يوسف إدريس" في كثير من كتبه، واتبعته فيه أغلبية كتاب القصة القصيرة العرب. باتت القصة القصيرة العربية هي ذلك العمل السردي الذي لا يتجاوز مئات الكلمات، ويعنى أكثر ما يعنى بمشهد واحد. باتت "موت موظف" بصفحاتها الأربع تقريبا في ترجمة د. أبو بكر يوسف هي نموذجنا السائد، وليس "السيدة والكلب" ـ لتشيخوف أيضا ـ التي تتجاوز في بعض ترجماتها إلى الإنجليزية الستة آلاف كلمة.
والحق أنه لا غضاضة في أن تختار ثقافة، أو حتى تميل بلا سبب واضح، إلى شكل معين من أشكال الكتابة تؤثره على غيره. لكن المشكلة أن يتم التكريس لهذا اللون بوصفه "القصة القصيرة"، برغم أن آخرين حتى في ثقافتنا نفسها كتبوا قصصا طويلة، أتاحت لهم الحديث عن تواريخ شخصياتهم، وتأمل مصائرهم، وتقديم حكاية أقدر على البقاء مع القارئ، ولكن تم تهميش هذه الكتابة بأحكام قاطعة من قبيل أن: نجيب محفوظ ليس كاتب قصة قصيرة، اقرأوا له رواياته، أما القصص القصيرة فلا، لماذا أصلا وهناك يوسف إدريس؟
إنها كراهية التعدد، ربما. أو هو الاستسهال، والركون إلى النمط إن وجد، فإن لم يوجد، فالتنميط هو الحل.
ولكن هذه القصة القصيرة التي اخترناها توشك أن تكون هي المهمشة في العالم. ولا أريد هنا أن أقطع بقول أنا غير متأكد منه إحصائيا. ولكنني، من واقع قراءاتي الشخصية، أرى أن القصة التيشخوفية التي انحزنا لها هي الاستثناء فيما كتبه العالم. وتأملوا قصص إدجار آلن بو منذ فجر تاريخ القصة، أو موباسان [وأشهر قصصه "العقد" تأتي في بضعة آلاف كلمة]، وملفيل [الذي تصل قصته القصيرة "بارتلبي النساخ" إلى نحو خمسة عشر ألف كلمة في أصلها الإنجليزي، وإلى كتاب ذي حجم معقول في الترجمة العربية الجميلة التي نهضت بها الكاتبة "زوينة آل تويه" وحان أخيرا أن نشكرها عليها]، تأملوا همنجواي في قصصه، و"ريموند كارفر" و"جون أبدايك" الأمريكيين أيضا، وغيرهم الكثير للغاية أنى نظرنا، تأملوا كل هذه القصص تروا أن القصة القصيرة السائدة في العالم هي المهمشة لدينا، بل وربما "المعيبة" في رأي "النقاد".
تعرف القواميس القصة القصيرة بأنها ـ وإنني أعتمد هنا على بريتانيكا لا على أي قاموس أكثر تخصصا ـ عمل سردي نثري وجيز أقصر من رواية ويتناول في الغالب عددا قليلا من الشخصيات، وغالبا ما تنشغل بتأثير واحد تنقله من خلال واحد أو قليل من المشاهد. وهي تشجع على الاقتصاد في وصف المكان والزمان، وتكثيف السرد، واستبعاد الحبكات المعقدة.
كل ذلك عظيم ومفهوم ومن حق كل كاتب قصة أن يتحدى نفسه في مبارات الكثافة، ومهارة الحذف والكتابة بالممحاة لا بالقلم، على أن يعرف في نهاية المطاف أنه يكتب "قصة"، يكتب شيئا يرتبط في الأذهان بالحدوتة، بالحكاية، بمتعة الاستلقاء في سرير والإنصات إلى صوت ينقله إلى غير هذا العالم.
أما الأشكال السردية القصيرة حقا، فعالم آخر كبير نحن أيضا غير مطلعين عليه الاطلاع الكافي.
يحكى أن إرنست همنجواي تحدى الناس أنه قادر على كتابة قصة قصيرة في ست كلمات وكتبها "للبيع: حذاء أطفال. لم يلبس قط". وعلى الإنترنت الآن عشرات المواقع المليئة بأمثال هذه القصص المعروفة بقصة الكلمات الست أو الـ Six Word Story لمن شاء منكم أن يستزيد. غير أنني لا أعني أمثال هذه الكتابات التي قد تبقى ـ في ظني ـ أقرب إلى تسالي الكتاب. إنما أعني فنونا قائمة في السرد بل راسخة فيه، لكنها لم تزل هامشية. وابحثوا في الإنترنت عن القصة البارقة Flash Fiction أو "القصة القصيرة ’القصيرة’" Short Short Story أو الهايبنHaibun [وهو مزيج من الهايكو والسرد]. هذه جميعا ضروب من السرد منتشرة انتشارا كبيرا ولها مجلاتها ومسابقاتها وحضورها، بل إن لكتاب في قامة "مارجريت أدوود" [الكندية المغدور بها من الأكاديمية السويدية] و"ليديا ديفيس" [الأمريكية طليقة "بول أوستر"] وحتى لنجيب محفوظ [في "أحلام فترة النقاهة" وربما "أصداء السيرة الذاتية"] إسهامات فيها، ولكنها تبقى في النهاية فنونا ثانوية، بجانب القصة القصيرة صاحبة الحق الحصري في حمل هذه التسمية.
وهذه الفنون الهامشية هي الأقرب حقا إلى ما يتم تسويقه في ثقافتنا العربية بوصفه القصة القصيرة. إن كانت الرواية اليوم تسمح أصلا بتسويق أي شيء لا يحمل اسم رواية.
قد يكون فوز مونرو ـ كما رأى البعض ـ رد اعتبار لجنس أدبي عومل أسوأ المعاملة خلال العقود الأخيرة. ولكنه بالنسبة لنا ـ فيما أتصور وأرجو ـ فرصة لرد الاعتبار لقيمة الحكاية نفسها في سردنا.
Profile Image for Shaimaa Ali.
660 reviews331 followers
February 5, 2014
أول لقاء لى مع الكاتبة: أليس مونرو والحاصلة على جائزة نوبل للآداب لعام 2013

القصص معظمها رائع وتميزت أول قصتين "شوارد حرة" و"البعد" بشكلٍ كامل جعلنى أتفهم لماذا أطلق عليها البعض لقب: تشيكوف كندا.. اما القصتين الأخريين فلم احبهما كثيراً .. لوجود الكثير من الشخصيات والعلاقات المتشابكة بأكثر بكثير مما تتحمل قصة قصيرة وليس رواية ..
وبالتأكيد ليس آخر لقاء لى مع مونرو .. فعندى لها مجموعتين قصصيتين - بالانجليزية هذه المرة

نجىء للترجمة : جاءت جيدة بشكل عام ولكن استخدام العامية فى وصف الحوار بين الشخصيات جاء كارثياً !!
لا أستطيع أن أتحرك بحرية بين العربية الفصحى وفجأة اقرأ على لسان أحد الأبطال: فاكرة نفسها حاجة وما الى ذلك من الكلمات

النقطة الأخرى اننى بحثت فى أعمال مونرو الأدبية المنشورة على صفحتها بويكيبيديا ولم أجد اسم هذه المجموعة .. كما لم أجد اسم النص الأصلى الذى ترجمه المؤلف .. منتهى الاستسهال - بالهاء وبالباء- من المترجم ومن دار النشر .. فمن حق القارىء ان يعرف اسم النص الأصلى .. أو ربما فعلوا ذلك هرباً من حقوق الملكية الفكرية !!
Profile Image for Weaam.
175 reviews230 followers
August 20, 2015



“تُنتج عمقًا وحكمة ودقة في كل قصة، كما يفعل معظم الروائيّين في حياةٍ كاملة من الروايات”

كانت هي الجُملة التي وصفتها بها لجنة جائزة “مان بوكر” في 2009، والتي نالتها عن مُجمل أعمالها، فكتابة القصص لم تكن أبدًا عائقًا أمام مونرو في خلق وصناعة عالم روائي دقيق، فهي ترى أن “الأشياء الكبرى، مثل الشرور التي تحدث في العالم لها صلة مباشرة بالشرور التي تحدث حول طاولة عشاء”، وهي مُبدعة بحيث تسحب انتباه القارئ إلى عوالم عاديّة وواقعيّة تمامًا، لكنها تشع بسحر التفاصيل الغريبة، والأحداث القدرية غير المتوقعة، والحيل النفسيّة التي يسوقها الإنسان في مواجهة ما تبتليه به الحياة.

دوجلاس جيبسون ناشر قصصها في مقابلة مع (سي.بي.سي) يقول عنها:

“فجأة تجد نفسك منجذبًا لحياة هذه الخادمة أو تلك المزارعة أو ربة المنزل تلك التي تعيش في فانكوفر، إنهن عاديّات والقصص عادية لكن لها لمسة السحر”.



بقيّة المقال عنها :)

http://t.co/wd0D7V51d6
Profile Image for Islam.
Author 2 books554 followers
August 27, 2016
رائعة، عظيمة، ومرعبة
وجميلة أيضاً
Profile Image for Aliaa Mohamed.
1,178 reviews2,371 followers
April 11, 2019
الترجمة كارثة
وإيه العامية اللي وسط الفصحى دي!
Profile Image for Safa'.
12 reviews1 follower
January 17, 2021
القصص لطيفة لكن الترجمة كارثية.
Displaying 1 - 8 of 8 reviews

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