Antigone ribelle, Antigone dolente, Antigone eroica, Antigone martire, Antigone figlia, ma soprattutto Antigone sorella, che si oppone alle leggi della città in nome dei diritti sacri della famiglia e del sangue. Da quando Sofocle ha portato sulla scena la figlia di Edipo nel suo confronto epocale con il re di Tebe Creonte, Antigone è stata elevata a modello della ribellione individuale contro la sopraffazione dello stato e raramente, nel corso della sua storia post-sofoclea, ha potuto abbandonare questo ruolo. Dovunque vi siano discriminazioni razziali, conflitti, intolleranze religiose, dovunque una minoranza levi la sua voce a reclamare giustizia, Antigone torna ad assumere il ruolo dell’eroina che sfida i regimi totalitari in nome di una pietas universale che, come scrive Claudio Magris, «si estende dai fratelli di sangue a tutti gli uomini sentiti come fratelli, superando così ogni ethos tribale-nazionale».
Sophocles (497/496 BC-406/405 BC), (Greek: Σοφοκλής; German: Sophokles, Russian: Софокл, French: Sophocle) was an ancient Greek tragedian, known as one of three from whom at least one play has survived in full. His first plays were written later than, or contemporary with, those of Aeschylus; and earlier than, or contemporary with, those of Euripides. Sophocles wrote over 120 plays, but only seven have survived in a complete form: Ajax, Antigone, Women of Trachis, Oedipus Rex, Electra, Philoctetes, and Oedipus at Colonus. For almost fifty years, Sophocles was the most celebrated playwright in the dramatic competitions of the city-state of Athens which took place during the religious festivals of the Lenaea and the Dionysia. He competed in thirty competitions, won twenty-four, and was never judged lower than second place. Aeschylus won thirteen competitions, and was sometimes defeated by Sophocles; Euripides won four. The most famous tragedies of Sophocles feature Oedipus and Antigone: they are generally known as the Theban plays, though each was part of a different tetralogy (the other members of which are now lost). Sophocles influenced the development of drama, most importantly by adding a third actor (attributed to Sophocles by Aristotle; to Aeschylus by Themistius), thereby reducing the importance of the chorus in the presentation of the plot. He also developed his characters to a greater extent than earlier playwrights.
Un gran bel volume che raccoglie tre opere teatrali che portano in scena il medesimo affascinante mito di Antigone: l'Antigone di Sofocle (442 a.C.), quella di Jean Anouilh (1944) e quella di Bertolt Brecht (1948). Riprendendo la versione originale sofoclea, sia il francese Anouilh che il tedesco Brecht arricchiscono la tragica vicenda della figlia di Edipo di variazioni sostanziali a partire dalla caratterizzazione dei personaggi, mentre tra le righe si percepisce tutta l'atmosfera della seconda guerra mondiale vissuta in prima persona dai due autori. Pertanto, nell'opera di Anouilh, per di più con una esplicita ambientazione contemporanea, dietro la Grecia classica si cela la Francia sotto occupazione nazista, così come in quella di Brecht si fa riferimento alla Germania hitleriana che avrebbe a sua volta dovuto piangere cumuli di morti. Letture e variazioni sul mito davvero molto interessanti!
La storia è nota e tutto ruota attorno alla sepoltura di Polinice, voluta da Antigone per pietà verso il fratello, e vietata da Creonte, in quanto nemico per aver assalito la città. Tante le riflessioni ancora attuali: rispettare le leggi della polis, giuste o ingiuste che siano, od opporsi ad esse per rispettare le leggi non scritte degli dei? Nel conflitto pubblico/privato come comportarsi? Da che parte sta la ragione e dove il torto, e come si configura il concetto di giustizia? Nella tragedia di Sofocle, Antigone e Creonte hanno entrambi ragione e torto, e non sembra esserci via d’uscita. Non si può “cedere a una donna, a nessun costo. Meglio – se proprio è necessario – cedere a un uomo: almeno non diranno che siamo inferiori alle donne”, né sottostare al figlio “io alla mia età devo imparare da un ragazzo?”; solo la minaccia di un destino avverso porta Creonte a cedere, ma troppo tardi, ormai il destino si è compiuto.
Dell’Antigone di Anouilh fatico a parlare, che ho ancora il groppo in gola, tanto è umana questa tragedia, con il personaggio della nutrice, che ha cresciuto le sorelle fin da piccole; con Antigone che si preoccupa del cane che rimarrà solo alla sua morte; con Creonte e il suo sentirsi obbligato ad accettare controvoglia il governo della città e gli obblighi che ne conseguono... il tutto raccontato con linguaggio attualissimo che si è restii a credere sia stata scritta nel 1942.
L’Antigone di Brecht è molto teatrale e pesante come lettura, con sostanziali cambiamenti che stravolgono la tragedia di Sofocle. Delle tre è quella che mi è piaciuta meno.
Questa tragedia di Sofocle propone un tema sempre attuale ovvero la contrapposizione inesauribile tra Stato e Individuo. Da un lato c'è il potere e anche la tirannia legata al potere e dall'altro ci sono la coscienza e la libertà individuali. Creonte e Antigone sono due lati della stessa medaglia. Entrambi lottano per ciò che credono giusto, ovvero la difesa della legge contro il diritto al dissenso, ma nessuno dei due è disposto a concedere qualcosa all'altro. Rispetto alla "ragion di stato" e all'affermazione del potere, viene naturale schierarsi con Antigone e l'affermazione dei suoi diritti individuali. Però l'ago della bilancia è sempre la coscienza della società; è la coscienza collettiva a stabilire ciò che è giusto e ci vogliono "martiri" come Antigone per spostare quell'ago e cambiare la giustizia.
luglio 2019
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Anouilh
Con questo testo Anouilh riesce a dare una voce moderna a un mito inesauribile. Al centro dello scontro tra Creonte e Antigone c'è sempre il duello fra la ragion di stato e la difesa di ciò è giusto. Vediamo come Antigone incarni il coraggio di dire no, di opporsi a qualcosa che si ritiene ingiusto anche se la battaglia è persa fin dall'inizio, anche se ci si ritrova a lottare contro un gigante che finirà per schiacciarci. A morire però sarà il corpo, non l'idea. Quell'idea di scegliere la lotta sacrificando tutto; l'amore, la felicità, la vita... Quella forza di opporsi anche quando il nemico da affrontare è grande e potente e apparentemente insuperabile. Di fronte a Creonte che dice sì per proteggere la potenza dello Stato (in quanto ritiene che sia suo dovere) c'è una ventenne, mingherlina, che con un gesto semplice (che un pavido riterrebbe inutile) butta giù una fortezza di carta. E' con l'esempio di Antigone che la muraglia in cui è arroccato il potere può crollare.
Purtroppo in ogni versione Antigone parla troppo poco. È stato molto bello leggere come autori diversi hanno interpretato e creato un significato alla stessa storia. La prima, di Sofocle, pone dubbi più semplici: abbiamo tutti diritto di morire in modo dignitoso. Le altre due sono state scritte nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. La versione di Anouilh utilizza un tono molto ironico e leggero, quella di Brecht (che include anche un prologo ambientato nella Berlino sotto bombardamento) è più cupa, poetica, e sofferta.
Antigone è un personaggio da ammirare, fedele ai suoi principi, ai suoi familiari, decisa, combattente e fiera. Creonte è umano nell’accezione più negativa del termine: si ritrova costretto a ricoprire un ruolo di potere, a vendicarsi di chi non rispetta la sua legge, a combattere sulla pelle dei suoi cittadini. Si proclama vittima del sistema, anche se il sistema l’ha creato lui.
SOFOCLE “C’era forse una gloria più grande per me che dare sepoltura a mio fratello? Anche costoro direbbero che è giusto, se la paura non gli chiudesse la bocca. Ma il potere può fare e dire ciò che vuole: è uno dei suoi molti vantaggi.”
ANOUILH “Quale sarà la mia felicità? Che donna diventerà la piccola Antigone? Quali miserie bisognerà che compia anche lei, giorno per giorni, per strappare coi suoi denti il suo piccolo brandello di felicità? Ditemi, a chi dovrà mentire, a chi sorridere, a chi vendersi? Chi dovrà lasciare morire voltando lo sguardo?”
BRECHT “Non chiama patria il luogo ove ha chinato la testa”
Premessa: prima di toccare un libro edito da Marsilio mi metto i guanti di gomma. Questo mi è capitato in casa a causa della solita prof di lettere dei figli; soltanto il binomio Sofocle/Brecht è riuscito a vincere la mia ritrosia nei confronti di chi pubblica Feltri, Brunetta, Santanchè (sic) per non parlare di Altissimo e De Michelis.
Ciò premesso, ho assai apprezzato l'iniziativa di accostare il grande classico con le successive varianti. E se gli autori sono hors-categorie, voglio tributare quattro stelline alla curatrice Maria Grazia Ciani e via, per questa volta, anche all'editore. Ma solo per questa volta.
Le variazioni sul mito sono da sempre molto interessanti, e questa raccolta, con una parte introduttiva esaustiva, è adeguata alle aspettative. L’unica cosa, la traduzione di Brecht lascia un po’ a desiderare, mi sembra piuttosto antiquata rispetto sicuramente alle due precedenti
Una raccolta di tre versioni della stessa storia. A livello di dialoghi Antigone in realtà non "parla" molto, c'è molto più Creonte da quel punto di vista. Ma a livello di carisma Antigone è una presenza costante sia nel mito originale sia nelle due variazioni (una con punte di ironia l'altra molto aulica e poetica). C'è sempre una piccola Antigone dentro di me che mi spinge a ribellarmi al potente di turno per far valere i miei ideali: a volte vince lui, a volte vinco io, ma mai mi piegherò.
Se il classico è quell'opera che a distanza di tempo non smette mai di avere qualcosa da dire a chi ci si approccia, Antigone non smetterà mai di parlarci, meno che mai nell'epoca del genocidio palestinese. La versione di Anouilh è stata una piacevole, struggente scoperta.
Il nucleo del dramma sofocleo risiede nello scontro fra due volontà e due concezioni del mondo: quella di Antigone, fanciulla fragile fisicamente ma fortissima moralmente, di rispettare le leggi non scritte della natura (phùsis) e quella di Creonte tesa a imporre la forza dello Stato e della legge (nomos). Creonte ed Antigone cercano di portare, nel loro braccio di ferro, le divinità dalla loro parte. Ciascuno dà ai suoi principi un valore assoluto ben oltre il dato contingente della vicenda che li vede contrapposti. Come sempre - o meglio da quando abbiamo appreso ciò dagli antichi tragici greci - le tragedie deflagrano non quando la ragione sta da una parte o dall'altra - chiara, ben definita, che possa metterci al riparo di una difficile scelta - ma quando tutti hanno ragione, la propria ragione, soggettivamente ed oggettivamente, e, come in questo caso, il diritto non riesce a cogliere due ordini morali entrambi legittimi. Dal punto di vista strutturale Antigone è un tragedia compatta, stringata, condotta in spazi drammaturgichi coesi e ristrettissimi. Il dramma si svolge in brevi e concisi dialoghi di alto contenuto drammatico (agon) Ismene-Antigone, Antigone-Creonte, Creonte-Emone, Tiresia-Creonte inframezzati da interventi del coro (stasimon). Nessuna parola è superflua nel dramma di questo principe dei drammaturghi che è Sofocle.