E poi, per un secondo meraviglioso, non sento più nulla, solo la musica. E in quel secondo, ritrovo un pezzetto di me stessa. Trovo una minuscola parte della combattività di cui mi ha parlato la dottoressa Hausen. E mi ci aggrappo più forte che posso, prima che la pesantezza mi spinga di nuovo giù.
Abbi Jenkins è una ragazza distrutta, sta ricostruendo se stessa passo dopo passo dedicandosi al suo sogno nel cassetto: la danza, che le permette di scacciare l’oscurità che ogni giorno rischia di assalirla e farla sua.
Durante una lezione alla scuola di danza conosce un nuovo studente, Blake, e tra i due la chimica è subito innegabile. Blake è conquistato dalle mosse di Abbi e riesce inspiegabilmente a far breccia nel muro che si è costruita intorno.
~Blake
È precisissima, sia a tenere il tempo sia nella posizione, e passa dal plié al tendu ai battements, ignara dei miei occhi che la seguono. Ignara dei miei occhi che seguono ogni curva del suo corpo. Ignara del fatto che non mi sono mai sentito così attratto da una ragazza di cui non conosco nemmeno il nome.
~Abbi
L’arte della danza è come un film: se tra i due protagonisti non c’è intesa, il film non funziona; allo stesso modo, se tra due ballerini non c’è intesa, se non scatta qualcosa, la danza non funziona. Ho ballato con tante persone, sia maschi che femmine, e non ho mai sentito una connessione così forte come con Blake. Non mi sono mai sentita così a mio agio tra le braccia di qualcuno, non mi ero mai fidata in quel modo. E non mi sono mai sentita nemmeno tanto attratta da un partner come mi è successo con lui. E questo mi spaventa. Il giorno in cui sono uscita dalla clinica ho cominciato a costruirmi intorno muri alti centinaia di metri. In cima ci ho messo del filo spinato e dei lupi feroci a protezione di ogni fessura. Ero – e sono ancora – determinata a non provare nulla. A non fare entrare nessuno. Non finché riesco a reggere.
Mentre Abbi affronta le sue reticenze, combatte anche ogni giorno contro le sue paure e le sue debolezze – si domanda sempre se sta davvero guarendo o solo sfuggendo al problema. La tentazione di tagliarsi, di farsi del male, è sempre dietro l’angolo come i ricordi di ciò che il suo ex ragazzo le ha fatto passare.
Ora è tutto nelle mani di Blake, riusciranno lui e la danza a tenerla a galla?
È successa una cosa molto semplice, quasi banale, ma per me importantissima. Pensavo che non sarebbe accaduta mai più. Se me l’avessero detto tre settimane fa non ci avrei creduto, sarei scoppiata a ridere. Ho ritrovato la fiducia. Dal profondo di me stessa sento salire una voce, e mi sussurra che mi fido di Blake. Con tutto il cuore.
Emma Hart mi ha stupito, lasciatemelo dire!
Ho apprezzato la serie “Game“: i primi due titoli mi sono piaciuti moltissimo ma li ho sempre trovati un po’ “leggeri”. Con questo romanzo scopro una nuova autrice, una Emma Hart che sa incantare, coinvolgere e portare all’attenzione del lettore un problema tanto grave quanto impalpabile e difficile da comprendere: la depressione.
In questo romanzo scopriamo una protagonista con un tragico passato, un tentato suicidio e un amore per la danza che riuscirà a salvarla.
«Perché tu hai qualcosa che molte altre persone qui non hanno.»
«E cioè?»
Inclina la testa, ora siamo l’una di fronte all’altra. «Tu hai un sogno, qualcosa per cui andare avanti, qualcosa per cui vivere fuori di qui.»
«E perché fa così tanta differenza?»
«Perché si può vivere per qualcosa soltanto quando si è fissata la morte negli occhi. Tu sei stata vicina alla morte, così vicina da toccarla, ma hai ancora una presa forte sulla vita perché hai un sogno. Non puoi apprezzarlo finché non rischi di perderlo per sempre. Questa è la differenza.»
D’altro canto, Blake è un inglese che si trasferisce a New York per essere ammesso alla Julliard, così da raggiungere il sogno suo e della sorella morta, tanto simile ad Abbi ma non abbastanza forte da sconfiggere la depressione.
Soffre ancora per non esserle stato vicino al momento del bisogno, seppur troppo piccolo per comprendere cosa stesse accadendo. Fu lui a trovarla nella sua stanza dopo che si tagliò per l’ultima volta, troppo profondamente.. tanto da morire dissanguata.
È insopportabile l’idea di essere arrivato troppo tardi. Sempre, cazzo, sempre un passo indietro. Sempre un minuto in ritardo. Sempre un sogno avanti. Non voglio che sia così anche con Abbi. Sono determinato a non restare dietro di lei, ma nemmeno davanti. La conosco solo da tre settimane e ho ancora fresca nella memoria la prima volta che l’ho vista. Voglio starle accanto, passo dopo passo. All’unisono con lei. A lezione. Sul palcoscenico. Per strada. Nei passi di danza e nei passi di tutti i giorni. Se piange, voglio tenerla stretta. Se prova a scappare, voglio inseguirla e riprenderla. Se cerca di mollare, voglio convincerla a resistere.
La forza di questi due ragazzi traspira dalle pagine: un giovane che combatte per il proprio sogno e per l’amore che prova per Abbi; una ragazza che cerca di restare a galla per non farsi trascinare giù dal buio; tutti e due fuggono dal proprio passato, rincorrendo un sogno composto da passi di danza.
«A volte bisogna correre dei rischi. Qualunque cosa tu decida, le alternative sono soltanto due: o davvero ti sbagli, però impari a superare la difficoltà; oppure finisce bene e potrai essere felice. In entrambi i casi la tua vita cambierà. Cambierà il tuo modo di pensare, e le decisioni che prenderai successivamente ne saranno condizionate. Ma non decideranno il tuo futuro. Il tuo passato non controlla il tuo futuro, Abbi. Anzi, il tuo passato non deve condizionare minimamente la tua vita, se tu non vuoi. Ora tu stai permettendo al tuo passato di decidere per te. Gli permetti di tenerti prigioniera. Non puoi paragonare una tigre a un leopardo: anche se la specie è la stessa, il loro aspetto e il loro atteggiamento sono diversi.»
La caratterizzazione è veramente ben fatta, la narrazione è in prima persona alternata tra Abbi e Blake e il tutto contribuisce a creare una storia davvero toccante.
“A un passo da te” è un romanzo d’amore ma non solo: è uno sguardo al buio dell’anima, alla maturità che ognuno di noi raggiunge scontrandosi contro le avversità, alla forza che solo noi possiamo creare giorno dopo giorno.
Non è una favola e nemmeno un saggio di psicologia, è una storia che conquista pagina dopo pagina, facendo riflettere e lasciando un senso di pace e positività.
Ma adesso lo so che ce l’abbiamo tutti, quell’oscurità.
Per alcuni è una nuvola pesante che incombe su di loro ovunque vadano. Per altri, come me, è un sussurro appena percettibile, esile come una gentile brezza estiva. È sempre presente, mi gira intorno e affonda nella mia pelle mentre cerco disperatamente di combatterlo. Ci sono molti modi per descrivere la depressione, e li ho sentiti tutti. A un certo punto, li ho pensati tutti.
Un demone. Un buco nero. Un abisso senza fine. Una stretta.
Sono tutti giusti, ma sono anche tutti sbagliati. Ciascuno ha la propria esperienza, la propria maniera di combatterla, il proprio modo di farci i conti. Alla fine sono riuscita a scoprire che cos’è per me la depressione, e nel profondo del mio cuore so che è l’unico motivo per cui non ho perlustrato tutta la casa in cerca di qualcosa di appuntito.
Per me, la depressione è quella costante brutta sensazione che mi appesantisce il cuore. È l’espressione sempre triste, è lo sguardo spento dei miei occhi. È il sospiro pesante quando capisco che devo affrontare un’altra giornata. Ed è il sussurro nell’orecchio che mi ricorda quanto sarebbe facile farla finita.
Ma per ogni due centimetri di oscurità dentro di me, c’è un centimetro di luce.
E la luce mi spinge ad andare avanti. È la promessa del domani che c’è nel tramonto e la certezza della settimana prossima nel calendario. È il sogno della ragazzina che vive dentro di me e che si rifiuta di mollare. È un “e se…” che controbilancia ogni pensiero cupo.
La luce è un’unica stella circondata da un mare di oscurità. È il punto a cui mi aggrappo ogni volta. E che non posso lasciare andare. Ci sono tanti punti così nella mia vita: i miei genitori, la danza, Maddie… Blake.
Io so tutto questo. E quindi posso combatterlo. Posso reagire, sorridere tra le lacrime e accendere una luce nell’oscurità. E un giorno, forse, vincerò. Un giorno forse riuscirò a sconfiggere la depressione.