Non mi è piaciuto molto. Il tema mi è caro, perché capisco il desiderio di maternità unito alla paura che il tempo scada, e mi ritengo anche una persona molto testarda, però quando vedo un tale accanimento (quello dell'autrice sfocia addirittura nell'odio verso altre donne incinte e bambini vivi), comincio a provare antipatia. Soprattutto se all'accanimento si accosta la totale mancanza di rispetto verso le regole, sia quelle dei dottori, del tipo "non fumare/bere/mangiare certi cibi in gravidanza", sia quelle imposte dal governo in pandemia. Lattanzi racconta con sprezzo di aver incontrato amici quando era proibito farlo, di aver fumato una sigaretta dietro l'altra, e okay, sicuramente non ha perso le bambine per questo, ma mi viene spontaneo chiedermi: se la gravidanza fosse andata a buon fine, che tipo di educazione avrebbe impartito una donna così alle sue figlie? So che non è questo il tema del libro, ma io guardo con preoccupazione il crescente degrado morale che vedo in giro, e mi chiedo sempre a cosa sia dovuta tanta maleducazione... perciò ovviamente sono dispiaciuta per Lattanzi, per tutto quello che ha dovuto affrontare (e che, dopo il suo racconto, mi rifiuterei di affrontare se anche io non dovessi a restare incinta naturalmente), però credo fermamente che non sia lecito contravvenire alle regole e aspettarsi di essere compresi, perdonati o tollerati soltanto perché stiamo affrontando una brutta situazione.
Probabilmente, essendo un'autrice affermata, ha l'ego leggermente smisurato; basta pensare a come, a sua detta, ha mandato a quel paese il cameriere (o era un infermiere? ora non ricordo...) che chiacchierava con suo marito, solo perché lei non aveva voglia di sentire discorsi. Che è una "diva" lo si nota anche dalla sua meraviglia sull'incompetenza del personale in ospedale... una realtà che qualunque persona comune purtroppo conosce molto bene (nondimeno lei ha fatto benissimo a parlarne, perché non se ne parla mai abbastanza di questo fatto increscioso).
Mi hanno molto colpita le sue reiterate affermazioni sul lavoro, sul non voler dire al suo editore di essere incinta e di stare male, sui suoi ricorrenti incubi... il tema della tensione della madre in carriera emerge fortissimo in questo libro, ed è una buona cosa. Però mi perplime come il suo senso materno oscilli davanti alla paura di rovinarsi la carriera avendo dei figli. Moltissime donne che fanno lavori su turni sono ben liete di chiedere il part time per poter passare più tempo coi propri, lei che invece ha un lavoro che può benissimo svolgere da casa od ovunque e in qualsiasi momento voglia... di che cosa ha paura di preciso? Non l'ho capito proprio, non è una provocazione. I libri li puoi scrivere da casa... semmai sono gli eventi e le presentazioni a creare un problema, ma io al suo posto vedrei appunto gli eventi come un problema, non i figli...
Boh, sarò sincera, non mi è sembrata una vera necessità istintiva di voler diventare mamma, ma più un (prendete la parola le pinze) capriccio perché poi sarà troppo tardi. Ovviamente ognuno fa le sue scelte e non deve giustificarne i motivi, però intestardirsi così secondo me non porta mai a nulla di buono, in primo luogo per lei stessa: afferma (di nuovo con sprezzo) di non voler andare da uno psicologo, nonostante tutti glielo consiglino (e come sarebbe anche lecito, avendo subito un'esperienza così terrificante), eppure la sua nevrosi emerge da ogni pagina. È una donna oggettivamente stremata, la cui testardaggine non farà per sempre da leva per tenerla in piedi... io glielo auguro, ma secondo me qualsiasi essere umano crollerebbe al suo posto, non ci sarebbe alcuna vergogna. Il suo senso di onnipotenza mi ha davvero messa a disagio, mentre leggevo. Questo libro, più che una terapia, mi pare un inconscio grido di aiuto. Anche il continuo ripetere "non ho detto nulla a mia madre e mio padre/ mio marito non scoprirà mai questa cosa/ etc."... ma lo sa che questo libro è stato pubblicato e che chiunque può leggerlo?
No, non mi è piaciuto. Sapevo che sarebbe stato doloroso e fastidioso per il tema delicato che affronta, ma non sono riuscita a empatizzare con lei, malgrado io stessa voglia dei figli. Spero che le vada tutto bene per la sua serenità e la sua salute mentale, e che impari ad accettare le sconfitte, nel caso non riuscisse nei suoi tentativi artificiali... io prima di arrivare a tanto strazio, considererei l'adozione, ma capisco che non sia per tutti.
Mi è piaciuta molto la sua scrittura, credo che leggerò i suoi romanzi.