I sette veli è la versione italiana di un romanzo più ampio, intitolato Il dolfin (Il delfino), scritto dall'autore in friulano e pubblicato nel 1982. Il «delfino», cioè l'erede al trono, è Fausto che, orfano di padre, vive con la mamma e la nonna in una bella casa, convinto di essere un «privilegiato», destinato alla fortuna e alla felicità, come il suo stesso nome lascia presagire. Il ragazzo discende, per parte di madre, da una famiglia di feudatari proprietaria, prima della Rivoluzione francese, di tutta la vallata. La madre Jole, ingenuamente orgogliosa del proprio rango, ricorda continuamente al figlio di essere un prescelto dal destino e fa della casa una sorta di nido dorato dal quale il bambino non dovrebbe mai uscire per non scoprire i lati negativi della vita e affrontarne i dolori. Ma Fausto ha tutto un suo mondo interiore e possiede notevoli capacità di riflessione che gli faranno, a poco a poco, abbandonare le illusioni dell'infanzia e conoscere la vera vita nei suoi innumerevoli aspetti. Il ragazzo, così, rifiutando il piccolo mondo del «palazzo dorato», coi regali di Santa Lucia, con le favole infantili che mascheravano la vita, sente il bisogno di conoscere il mondo esterno, di esplorare la valle, i boschi, i monti circostanti. L'incontro con Martino, uno schietto ragazzo del popolo di qualche anno maggiore di lui, gli svela il valore dell'amicizia; i racconti di Efrem, il pellegrino che ha viaggiato in Terra Santa sulle orme dei crociati, gli pongono inquietanti interrogativi sulla morte e sull'aldilà; il rapporto che stabilisce con un ex ufficiale dell'esercito, che lo guida nella lettura dei poemi epici e delle imprese dei grandi personaggi storici, lo rafforza nella fiducia in se stesso e nella convinzione di avere una missione da compiere. Ma determinante risulta la conoscenza di Geneviève per la quale prova le prime attrazioni e i primi turbamenti nei confronti dell'altro sesso e sperimenta lo struggente dolore della delusione amorosa quando è costretto ad ammettere che la ragazza, che aveva idealizzato e mitizzato, è in realtà estremamente diversa. Fausto, diventa un po’ più realista, si rende conto di non essere un privilegiato ma un ragazzo come tutti gli altri, deluso e offeso dal destino. Decide di lasciare Tesis per frequentare l'accademia militare come guardia forestale. Ma, prima, libera il falco che aveva catturato con Martino durante la loro ultima impresa adolescenziale: questo gesto, simbolico addio ai sogni dell'infanzia posto a conclusione del romanzo, sta a significare che il protagonista ha raggiunto la maturità necessaria per affrontare le prove che la vita vorrà presentargli.
Carlo Sgorlon was born in 1930 in Cassacco, a tiny village near Udine, capital of Friuli, a region in northeastern Italy near the Austrian and Yugoslav borders. He spent much of his childhood in the countryside, where he attended primary school only rarely but came into daily contact with Friulian peasant life. The influence of his grandfather, a retired schoolmaster with a strong literary bent, and his grandmother, a practicing midwife steeped in local folklore, formed the basis of his love of literature and his reverence for ancient peasant traditions. He has written a number of novels in the dialect of Friuli, as well as twelve novels and numerous short stories in Italian. His fiction has been translated into French, Spanish, Finnish, German and certain Slavic languages. His literary scholarship, aside from translations from the German, includes two major critical works, one on Kafka and the other on Elsa Morante.