In un mondo in cui sta per arrivare l’Apocalisse, in cui il coronavirus uccide milioni di persone, risolvere il caso di tre scrittori scomparsi nel nulla in Svezia è insignificante come fare una partita a scacchi sotto un vulcano. Così pensa Barbarotti, l’ispettore che indaga. Così è “costretto” a pensare anche il lettore che per tre quarti del libro vede non accadere assolutamente nulla. Si indaga a vuoto, ci sono solo chiacchiere, ipotesi, teorie che vagano nel buio. Mi pare portato troppo per le lunghe. Poi, nelle ultime pagine, un nodo si scioglie e la soluzione arriva.
Che dire, non mi piacciono le storie gialle strutturate in questo modo, o almeno, non mi piace che quasi l’intero romanzo contenga nulla di rilevante per trovare la soluzione, solo inutili chiacchiere, mentre la soluzione arriva alla fine miracolosamente. Ma allora l’indagine di polizia a che serve?