Una raccolta di racconti avventurosi e fiabeschi tratti dall'enorme patrimonio narrativo dell'Islanda medievale.
Nell’Europa medievale l’Islanda è l’unico paese senza una monarchia, eppure i suoi abitanti, che siano mercanti, pellegrini o curiosi navigatori, all’estero visitano terre di re e regine. Come può destreggiarsi in quei paesi un popolo che non è abituato alle buone maniere dei cortigiani? «Poco socievoli», ma anche «impavidi» e soprattutto «astuti»: al cospetto dei sovrani stranieri così si mostrano gli islandesi, abilissimi nell’arte della parola, quella in versi e in prosa. Ma tutt’altro che diplomatici: schietti, insolenti e a volte offensivi, si cacciano in mille guai e avventure, che riescono a superare grazie alle loro virtù morali di buoni cristiani e alla loro parlantina. Sono queste le peripezie tramandate nei þættir, anonimi e brevi spin-off delle saghe che alla tragicità sostituiscono l’ironia e alla leggenda la fiaba, con tanto di prove da superare, aiuti magici e creature mitiche. Così Auðunn attraversa indenne le corti scandinave grazie all’orso polare che ha comprato in Groenlandia, mentre Þorsteinn il Curioso supera a nuoto il serpente marino a guardia di un’isola miracolosa. E tra sovrani furiosi e visioni di santi, idoli pagani che si trasformano in demoni e maledizioni sami, c’è spazio anche per i sentimenti dei protagonisti, che siano assetati di vendetta, codardi o amanti delusi alla ricerca di un buon amico con cui sfogarsi. Una raccolta di racconti inediti attinti dall’enorme patrimonio narrativo islandese che, con prosa asciutta, dialoghi serrati e modi boccacceschi, restituiscono il volto più scanzonato di un popolo capace di salvarsi la pelle con un’ascia robusta, ma anche con una poesia ben recitata.
Come ogni anno, sotto il periodo di Natale, tendo sempre a leggermi qualche raccolta di fiabe o leggende di Iperborea, e così quest'anno tocca a questa particolare antologia dal titolo "L'islandese che sapeva raccontare storie". Antologia particolare poichè sono tutte storie che hanno come protagonisti islandesi che partivano dalla propria terra per andare in cerca di fortuna in Norvergia o Danimarca, trovando sempre il modo di mettersi nei guai e poi uscirne brillantemente con qualche trovata. Lettura molto piacevole, anche se un paio di storie sono tirate un po troppo alla lunga.
Tra tutte le fiabe e leggende di Iperborea questo libro rientra tra i miei preferiti. I racconti sono più lunghi e completi, le note a piè di pagina aiutano molto per contestualizzare i personaggi e le illustrazioni (seppur poche) sono molto belle e, personalmente, apprezzate.
Le storie sono molto belle, un piccolo specchio che mostra i valori di un tempo. Le illustrazioni sono ben fatte e, in particolare, mi è piaciuta quella di Ástíðr (da Óttar il Nero). La mia storia preferita però è quella di Halli l'Insolente, che è anche la più lunga.
Quattordici novelle in cui non solo viene descritto il modo in cui gli islandesi volevano essere visti, ma anche l’importanza dell’amicizia, della generosità e del perdono.