La misteriosa identità di un nemico lontano nel tempo: la leggenda del «tedesco buono» catturato e ucciso dai partigiani italiani nella primavera del '44. Un racconto-indagine fra i dubbi della storia e le inquietudini della coscienza.
« Il disperso di Marburg ... una grande lezione umana, civile e letteraria». Corrado Stajano, «Corriere della Sera» *** «Un'atmosfera di suspense... una "ricerca impossibile" che attraversa con la forza di un romanzo una cruciale zona grigia della nostra storia collettiva». Alberto Papuzzi, «La Stampa» *** «Revelli ha scritto un libro importante, che si legge con commozione... un nuovo gradino nella riconciliazione fra la recente storia tedesca e quella italiana». Jens Petersen, «Frankfurter Allgemeine Zeitung» *** Con tre interventi di Rossana Rossanda, Goffredo Fofi e Jens Petersen.
Interessante storia di una ricerca. Dai primi dati su un "tedesco buono a cavallo" il lento recupero di informazioni per cercare di identificarlo e di sapere chi fosse.
Toccante testimonianza in forma di diario. Racconta il tentativo (riuscito) di scoprire l'identità di un soldato tedesco a cavallo, dato per disperso nelle campagne di Cuneo, nel Giugno 1944.
La curiosità di Revelli venne destata dai racconti degli abitanti del luogo. La figura di Rudolf Knaut (il nome del "disperso di Marburg") assumeva qualità insolite. Sembrava essere il prototipo del "buon tedesco"; distante dal terribile immaginario che tutt'oggi evocano parole come SS e Wehrmacht. Ed è per sapere la verità su quel soldato che, tra il 1986 e il 1993, lo scrittore e i suoi amici e collaboratori si dedicarono ad una intensa opera di ricerca, affidandosi a fonti orali (interviste) e fonti scritte (gli archivi di stato di Berlino e Friburgo).
E' un diario pervaso di dolore. E speranza. La speranza di trovare anche dall’altro lato delle barricate umani simili a noi. Necessità che porterà Revelli a raccontare anche di se stesso, delle sue esperienze in Russia e come partigiano.
Questo libro è una testimonianza sincera e profonda... tra le più belle che ho letto, poiché credo travalichi anche gli intenti stessi dell'autore.
E convince, ancora una volta, dell'inutilità di un orrore che ha distrutto e sprecato innumerevoli vite umane.
(E non mi spiegherò mai perché il rispetto della vita umana non riesca ad imporsi come un valore sacro e palese)
Per una come me, che non sa cos'è la guerra, che provengo da un paese il quale non ha mai avuto a che fare, un libro interessante principalmente per una brasiliana come me che di guerre sa solo quello insegnato sui banchi di scuola.
Diario puntuale e cronaca di una ricerca storica svolta da Nuto Revelli riguardo uno dei tanti episodi della Resistenza. A Cuneo nel 1944 viene ucciso un ufficiale tedesco. Aveva fama di essere un “buono”: ogni giorno usciva per una passeggiata a cavallo in campagna seguendo più o meno lo stesso itinerario, fermandosi a conversare con gli abitanti delle cascine, gentile con le donne e i bambini, offriva spesso da fumare agli uomini. Un giorno scompare: il cavallo torna da solo in caserma e le ricerche non danno esito; in realtà era stato fermato dai partigiani, ucciso e il cadavere insepolto fra gli arbusti di un isolotto in mezzo al fiume. Revelli impiega sette anni a ricostruirne la storia, incuriosito da questa figura misteriosa di ufficiale tedesco e dal suo ruolo nella guerra (chi era? da dove veniva? perché non ci furono rappresaglie? chi lo uccise, partigiani o sbandati?). Parla con i testimoni dell’epoca ancora vivi (sono passati più di quarant’anni) e i racconti, superata una certa diffidenza iniziale, spesso sono contraddittori confondendo date ed episodi (l’occupazione nel cuneese fu molto dura e numerosi i fatti di sangue). Si affida alla ricerca “istituzionale” attraverso l’università e i centri studi, richiedendo dati agli archivi tedeschi e alle associazioni di reduci che si rivelano fonti di informazioni preziosissime e interessati a far luce su uno dei tanti loro dispersi. L’ufficiale tedesco avrà un nome, una famiglia, una storia e si scoprirà essere una delle tante incolpevoli vittime di una guerra insensata. Confesso che la struttura del libro, un diario dove annota interviste, incontri, richieste, corrispondenza, mi aveva reso dubbioso, temendo un racconto arido e nozionistico, più da saggio storico minuzioso che da romanzo. Invece no, il diario mantiene alta l’attenzione, non si dilunga in troppi particolari (un po' sì per la verità ma ci sta) e fino alla fine ero curioso e attratto dal mistero di dell’ufficiale tedesco “buono e gentile”. Tre stelle e mezzo al primo approccio con questo scrittore.
Uno scavo nella memoria, orale e scritta, individuale e collettiva. Un misurarsi con la questione, sempre spinosa, dei dispersi (che lasciano un vuoto a volte maggiore dei caduti). Un recupero della propria, lacerante, esperienza di guerra e resistenza. Un interrogarsi sugli stereotipi, tutt'altro che scontati in chi ha vissuto l'occupazione, del "tedesco buono", dello "sbandato cattivo", anche a distanza di decenni dall'accaduto. Unico rimorso, da parte di chi scrive: aver aspettato 46 anni a leggere un libro di Nuto Revelli.
Lettura estremamente interessante che, al di là delle considerazioni sull’occupazione tedesca e la guerra partigiana, svela il processo di indagine e le difficoltà con le quali si deve confrontare lo storico moderno quando, all’interno della cornice più vasta della seconda guerra mondiale, voglia approfondire le vite dei singoli.
Promises not kept. I was expecting more by this book.
Its Magris-esque title. Its author (whom I really respected as a historian). Its setting during WWII in Piedmont (Pavese, Primo Levi, Vassalli...).
The whole idea of writing about memories, seeking for memories, recovering them while starting from a minor episode of those turbulent days looked great to me. Because those were the days in which the disappearance of a single man - and a German! - was scarcely important, almost unnoticed.
What happened to the Vanished German? Did they assassinated him? And who were these "they"? Partisans? Bandits? Other Germans? Was this German a good villain? Were there evil heroes?
Nuto Revelli asks. Revelli wonders. Revelli noses around. And his investigation brings him to the hometown of the perished mysterious German. But there is something missing: writing.
I am sorry to say it, but this book calls for yawns.
Il disperso di Marburg isn't one of Revelli's great books (which are Il mondo dei vinti,La strada del davai,L'anello forte, and maybe La guerra dei poveri), but it makes a good introduction to his work. It's simply a straightforward investigation into the killing of an enemy soldier in the vicinity of Cuneo in the last year of the Second World War.
Unlike so many more celebrated writers, Revelli is not a literary virtuoso, and it's in part for their very simplicity that I find his books, including parts of Il disperso di Marburg, so intense.