Si può considerare una "summa" di ciò che ho letto nel principale e più famoso saggio di Ben Goldacre e il meno conosciuto "Aghi, pozioni e massaggi" di Singh e Ernst. Il pregio di questi ultimi è di essere più approfonditi nella trattazione e quindi più accurati nella presentazione dei casi di ciarlataneria esposti, con una maggiore attenzione anche nella trattazione del metodo scientifico, del significato dei trial clinici e dell'iter di verifica di un farmaco o di una cura. Questi ultimi aspetti "didattici" mancano nel libro di Di Grazia, che si limita a presentare una panoramica di disastri causati da cattiva scienza (e pseudoscienza). Se per gli affezionati del tema la questione è un po' trita, bisogna riconoscere che nel contesto italiano, in cui la divulgazione scientifica è spesso isolata in scaffali nascosti e condivisi con letteratura d'occultismo spicciolo, diete miracolose e pseudoscienza ciarlatana, il libro in questione rappresenta una ventata d'aria fresca. Il linguaggio semplice e non troppo specialistico lo rendono un buon candidato per una massiccia divulgazione, che può mirare a creare un'atmosfera ricettiva per successive pubblicazioni più approfondite, o anche solo spingere i curiosi a visitare il blog curato dall'autore, di cui il libro è di fatto un sintetico riassunto. Purtroppo bisogna fare i conti con l'analfabetismo scientifico del nostro paese, e forse proseguire per gradi, sviluppando tattiche comunicative all'altezza del sensazionalismo delle panacee farlocche ma con ricchezza di contenuti reali, e non di bolle di sapone. Voglio sperare che libri come questo aiutino a creare un substrato su cui possa germogliare il seme delle consapevolezza, del legittimo dubbio e dell'approfondimento.
È comunque disarmante osservare come persone fornite degli strumenti cognitivi necessari per comprendere non solo cosa significhino le parole "cura", "riproducibilità" e "risultato", ma anche l'etica di un trattamento, non riescano ad elaborare i propri fallimenti intestardendosi nel seguire piste a fondo cieco, nel migliore dei casi. Nel peggiore, è davvero deprimente constatare la cattiva coscienza (parafrasando, l'immondo schifo) di certi "operatori", anche medici e biologi, che si approfittano della condizione di fragilità di un malato e dei suoi cari.