L’opera d’arte «è una cosa concreta e tuttavia scaturita dal più eletto livello della dimensione del pensiero creativo. Il più deciso nemico della concezione dell’arte quale orpello o ornamento inutile se non nocivo e dispersivo è lo storico dell’arte». Il titolo che porta questo agile viaggio nell’attività di chi produsse arte, da Giotto a Caravaggio, mette volutamente l’enfasi sulla parola «mestiere». La storia che qui si intende fare è infatti quella dell’evoluzione del lavoro dell’artista, nella fabbricazione del capolavoro che «nasce sempre, dalla preistoria ad oggi, con una finalità specifica, che può essere, di volta in volta, di carattere pratico, simbolico, allegorico, economico, filosofico, decorativo»; in una formidabile galleria di personaggi grandissimi e di moltissimi dimenticati: dove cioè meglio sono rintracciabili contesti e circostanze, abitudini e tecniche, culture e ambienti, condizioni psicologiche, posizioni religiose e politiche. E l’arco temporale scelto è quello dall’Umanesimo e dal Rinascimento fino alla fine del Seicento, l’epoca in cui, dimostra l’autore, l’unità tra la competenza tecnica e la sostanza espressiva caratterizzava tipicamente e meravigliosamente il mestiere dell’artista. L’analisi di Claudio Strinati, nel modo colloquiale in cui si svolge, insegue dunque lo spostarsi di un punto di equilibrio o di sintesi. Quello tra l’efficacia pratica e la finalità da un lato; e dall’altro l’idea di verità e di bellezza che un’arte incarna, idea che raccoglie a sua volta la nozione di ordine e di equilibrio posseduta, come necessità vitale, da una data epoca dell’umanità.
Claudio Strinati è uno storico dell'arte e dirigente pubblico italiano, soprintendente per il Polo museale romano dal 1991 al 2009 e divulgatore di storia dell'arte.
Eccellente. Si legge come un romanzo. Si ascolta come un discorso gradevole, interessantissimo, sereno; ben concepito. Sobrio al punto di risultare defaticante, pur trattando temi complessi quali l'Arte e la funzione dell'artista nei secoli. Non è tanto, o solo, la competente descrizione di alcune opere a colpire e divertire; né l'esaltazione del merito dei relativi maestri. È la dotta - ma accessibile - dissertazione di fondo sull'Arte in sé che vena il discorso, a illuminare; il percorso sapiente con cui, a poco a poco, si chiarifica l'evoluzione del concetto stesso di Arte; il senso storico, relativo e assoluto, della sua funzione; l'escursus sul dibattito vivo, nei secoli, che ha poi condotto a un'esplicita Estetica di genere. Con capitoli agili, frequenti associazioni di idee, citazioni veloci, curiosità da studioso, esempi interessanti, talvolta meno noti, questo brillantissimo libro elargisce conoscenza senza fare accademia; lega - come chiara d'uovo - gli ingredienti sparsi dell'apprendimento scolastico (o dell'interesse personale specifico); accende stimoli che travalicano l'Arte Figurativa e contaminano il senso di ogni forma espressiva. È un testo fecondante. Consigliatissimo, agli amanti del genere.
PS - Partecipando a una recente presentazione del libro, ho avuto la fortuna di conoscere nell'autore una persona sobria, dal conversare lieto e divertente; e di scoprirlo - non a caso - curatore, tra l'altro, a Roma, della riapertura al pubblico della Galleria Borghese; o ideatore della recente spettacolare mostra di opere del Caravaggio, presso le Scuderie del Quirinale.