Per Friedrich Dürrenmatt raccontare non è una questione di quantità: dalle undici righe di Natale che apre il volume alle sessanta pagine di La guerra invernale del Tibet, la grinta inventiva, la misura del grottesco, le cupe dinamiche conflittuali tornano puntualmente a intrecciarsi in una eccezionale visionarietà romanzesca che fa dello scrittore svizzero un protagonista della letteratura europea di questo secolo. Scritti fra il 1942 e il 1985, i racconti di questa raccolta variano dalla sfera dell’attualità alle più incubose prefigurazioni del futuro, dal mito alla lotta per il potere. Quale che sia l’intuizione o l’idea che innesca lo sviluppo della narrazione, l’orizzonte di Dürrenmatt si colora subito delle tinte che fanno da sfondo all’immane confronto fra l’individuo e il Male. “Il solo modo per superare il conflitto è viverlo,” ha detto Dürrenmatt. “L’arte, la letteratura, sono, come qualunque altra cosa, un confronto col mondo. Una volta afferrato questo, ne potremo intravedere anche il senso.”
Friedrich Dürrenmatt (1921 – 1990) was a Swiss author and dramatist.
Dürrenmatt was born in the Emmental (canton of Bern), the son of a Protestant pastor. His grandfather Ulrich Dürrenmatt was a conservative politician. The family moved to Bern in 1935. Dürrenmatt began to study philosophy and German language and literature at the University of Zurich in 1941, but moved to the University of Bern after one semester. In 1943 he decided to become an author and dramatist and dropped his academic career. In 1945-46, he wrote his first play, "It is written". On October 11 1946 he married actress Lotti Geissler. She died in 1983 and Dürrenmatt was married again to another actress, Charlotte Kerr, the following year.
He was a proponent of epic theater whose plays reflected the recent experiences of World War II. The politically active author gained fame largely due to his avant-garde dramas, philosophically deep crime novels, and often macabre satire. One of his leading sentences was: "A story is not finished, until it has taken the worst turn". Dürrenmatt was a member of the Gruppe Olten.
L’individuo in Dürrenmatt vive il conflitto, contrasta sé stesso, affronta il male e cerca di comprenderlo e superarlo. È vittima del destino e insieme artefice del proprio inganno, tutto si svolge dentro e fuori da sé, in incubi e mitologie che si confrontano con il caos e il disagio dell'essere umano. La dimensione del mistero è sempre prevalente nella sua narrazione; le domande assediano l'animo del lettore, gli enigmi catturano i personaggi, il caos divora gli eventi come una visione naturale o una determinazione astorica. Lo scrittore elvetico ha uno stile elevato e specifico sia nel surreale e grottesco che nel realistico e psicologico, il suo eclettismo ha orizzonti plurali sia nella mostruosità perturbante che nel tragico inventivo. Che cos'è la vita, qual è il suo senso più profondo? Perché nessuna risposta ha valore? Eppure i suoi antieroi continuano la ricerca, reagendo ciascuno con le sue caratteristiche ad un'angoscia e a dissonanze che sembrano inevitabili e smisurate. La poesia qui consiste talora di cinismo e dissolutezza; evapora in un'atmosfera apocalittica, danza su un delirio conoscitivo tragicomico, si sviluppa in un reale paradossale. I luoghi segreti del cuore, dove non arriva luce, lì giunge la percezione dell'autore, restituendone il ritratto, il colore, la forma, indagandone le maschere immateriali e il volto oscuro. È dentro questa geografia il suo piano di viaggio, che porta il lettore a soffrire, intrappolarsi, assolversi, condannarsi, convincersi e corrompersi, in un circolo crudele e ridicolo. Così il nichilismo non è un rifugio per menti inadeguate e prossime al tracollo, ma una modalità religiosa e buffa di perdurare con ostinazione nella devastante e negativa finitezza.
Natale 4 stelle Il torturatore 3 stelle La salsiccia 5 stelle Il figlio 3 stelle Il vecchio 3 stelle Il ritratto di Sisifo 4 stelle Il direttore del teatro 4 stelle La trappola 4 stelle Pilato 4 stelle La città 4 stelle Notizie sullo stato dell'informazione nell'età della pietra 4 stelle Il cane 4 stelle Il tunnel 4 stelle Dalle annotazioni di un guardiano 4 stelle Soggiorno in una piccola città 2 stelle La vacanza di mister X 5 stelle La caduta 5 stelle Abu Chanifa e Anan ben David 4 stelle Smithy 2 stelle La morte della Pizia 5 stelle La guerra invernale del Tibet 2 stelle Eclisse di luna 2 stelle Il ribelle 4 stelle Minotauro 5 stelle La panne 5 stelle
Lessi questi racconti nell'estate della maturità. Ero già in villeggiatura con i miei quando un amico mi comunicò i risultati degli esami, ma io andavo al mare e leggevo Dürrenmatt, leggevo il racconto di quel tale che un giorno ammazzò la moglie e ne fece salsicce.
Si celebra il processo. Nell'aula di giustizia stanno l'accusatore e l'accusato, il difensore, il giudice supremo e, su un piatto, rossa, gonfia, l'ultima salsiccia: ciò che resta della vittima.
Nel senso che si sale e si scende in maniera abbastanza brusca, passando da gesti letterari assolutamente sublimi (La panne, Minotauro, La guerra invernale del Tibet, La caduta, Pilato, Abu Chanifa e Anan ben David) a frammenti, quasi appunti presi di fretta che dovranno, forse, in futuro partorire qualcosa di più corposo ma che, al momento, sono confusi, criptici, complessi esercizi letterari. Sorprendente anche vedere in maniera evidente la crescita artistica di Durrenmatt, che passa dalle atmosfere kafkiane della prima parte (età giovanile) attraverso concetti e modi molto borghesiani per finire poi, nella maturità, alle sue peculiarità di scrittore, quel senso cinico e ironico nel guardare la realtà, quella tensione onnipresente nei racconti, quella domanda perenne su cosa governi il mondo (e che, si arriverà a dire con sicurezza nel gigantesco romanzo La promessa essere solo e soltanto il caso).
Fa effetto notare la maniera con cui Durrenmatt scrive avendo come modello, in modo così evidente da non dover essere nemmeno reso esplicito, Kafka e Borges nei suoi anni giovanili. Ne esce perdente a mio parere, semplicemente perché gli altri due sono l'apice delle rispettive categorie di racconto; ne esce vincente alla lunga, alla fine, quando sviluppa un suo proprio modo di scrivere, la sua dimensione ideale di racconto - chè è quel misto di giallo e romanzo filosofico di cui s'è parlato prima e in altre recensioni.
In particolare, il paragone più ovvio è fra i due minotauri, quello di Durrenmatt e quello di Borges de La casa di Asterione: per assurdo, il minotauro dello svizzero potrebbe benissimo stare nei racconti dell'argentino con la sua poetica malinconica e il soffermarsi sui giochi di specchi tanto cari a quest'ultimo, mentre l'Asterione di Borges, con quell'indimenticabile e perfetto finale, sembra l'abbia scritto Durrenmatt. Davvero impressionante...
Infine il voto: una media più corretta sarebbe stata forse 3 stelle. Ma c'è La morte della Pizia. Con traduzione diversa dalla versione Adelphi. Ininfluente. Anche se la traducessi io, rimarrebbe una capolavoro. Assoluto. Uno che ha scritto una meraviglia simile va ringraziato a vita. E il voto s'impenna, come diceva la Gialappa's negli anni d'oro della nostra gioventù.
Difficile, a dir poco, dare un giudizio complessivo su una raccolta di racconti che contiene una produzione letteraria distribuita su quasi quattro decenni (dai primi '40 ai primi '80 del XX secolo), coprendo dunque buona parte della carriera di Dürrenmatt.
Raccolta molto eterogenea dal punto di vista stilistico: si va dai primi esperimenti, anche brevissimi (Inverno, undici righe), virati al grottesco, per arrivare ai racconti lunghi, alle rivisitazioni dei miti classici (La morte della Pizia, Minotauro). Si nota un filo tematico, quello della colpevolezza, del giudizio e della relativa punizione, che lega molti dei racconti; parallelo a questo, un altro filone rilevante coinvolge i racconti relativi ai rapporti con le autorità superiori, spesso senza volto e dall'esistenza incerta (vedi Il ribelle).
Personalmente non posso dire di aver apprezzato tutta la raccolta, anzi: diversi racconti mi hanno lasciato indifferente, se non annoiato al punto di distrarmi - quando annoia, Dürrenmatt lo fa con grande efficacia.
Ci sono però vette altissime, prima tra tutte La morte della Pizia, rivisitazione del mito di Edipo e amara considerazione sulle possibilità dell'essere umano di sovvertire un destino che pare già segnato. Notevolissimo anche Minotauro, dove la prospettiva è ribaltata rispetto alla narrazione classica (lo stesso espediente è usato anche in Pilato, con risultati degni di nota - anche se non siamo al livello delle Tre versioni di Giuda di Borges, di due anni precedente). E La panne, apice del settore "colpevolezza, giudizio e condanna".
Interessanti anche Dalle annotazioni di un guardiano e il suo prototipo iniziale, La città, il borgesiano Abu Chanifa e Anan ben David, il crudele Eclisse di luna. Il racconto più lungo, il post-apocalittico La guerra invernale in Tibet ha spunti notevoli, ma mi ha lasciato con un senso di incompiutezza, di occasione mancata.
In definitiva, una raccolta imperfetta che merita una (o più) letture, soprattutto se si ama il grottesco e l'improbabile.
Questi racconto mostrano un assaggio d’inferno dove incessantemente transitano schiere di dannati; la vita, o l’illusione di possederla, è il loro unico tesoro, e l’affanno con cui cercano di proteggerla, di preservarla, dà l’esatta misura della loro misera condizione. Durrenmatt è un genio.
Una storia non è conclusa, fino a quando non prende la svolta peggiore.
Sembra che sia stato Dürrenmatt stesso a pronunciare questa frase e, leggendo i suoi racconti, non mi sorprenderebbe affatto. Ognuna delle sue storie, che si tratti di 10 righe o 60 pagine, è caratterizzata da un forte senso dello humor e del grottesco. Il passaggio dal comico al tragico avviene tramite un crescendo di tensione e angoscia che inchiodano il lettore, ma in alcuni casi è più brusco e spiazzante.
L’aspetto interessante di questa raccolta è che ci dà la possibilità di spaziare tra numerosi scenari: dalla sfera del mito, che racchiude le figure del Minotauro e della Pizia, ci spostiamo sul tema della guerra (La Guerra invernale del Tibet), poi sulla religione (Abu Chanifa e Anan Ben David) sui meccanismi che regolano il potere e la politica (La caduta) e molto altro. Si parla della lotta tra il bene e il male, ma anche e soprattutto del conflitto tra l’individuo e il mondo che lo circonda. Dürrenmatt riflette sulla colpa e sulla giustizia, sulla libertà, sulla solitudine e sul labile confine tra verità e menzogna e lo fa attraverso paradossi e svolte narrative inaspettate. I suoi personaggi sono spesso feroci, meschini, alcuni addirittura mostruosi, oppure sono creature tormentate e scisse, che si perdono e si autoingannano.
Ho notato che l’autore tratta il tempo in modo peculiare: segue uomini che vivono per centinaia di anni e ci descrive realtà, anche distopiche o alternative, che sussistono da millenni Il tempo è estremamente dilatato e per questo irrilevante. Ho avuto l’impressione che sotto le svariate allegorie e metafore, Dürrenmatt stesse affrontando questioni talmente universali da non poter essere ingabbiate in un intervallo temporale prestabilito.
Trattandosi di una raccolta bella densa, ci sono alti e bassi (più alti che bassi, ve lo assicuro), ma alcuni brani sono delle vere perle. L’avevo iniziata due anni fa e poi abbandonata senza una ragione particolare, ma sono contenta di averla ripresa ed è un vero peccato che non si senta parlare più spesso di questo scrittore!
Uno degli autori migliori del '900. Non conosciuto quanto meriterebbe, poiché la sua scrittura è dannatamente densa, articolata, contraddittoria, paradossale, e sballotta il lettore qua e là, confondendolo e non facendolo raccapezzare più. Ma quanto più sono ostici i racconti, tanto più dà soddisfazione terminarli. Penso che La Panne sia immotivatamente il suo racconto più famoso, e dico immotivatamente perché non non lo trovo il migliore, ma soltanto scritto in maniera più lineare, quindi più fruibile. Per quel che mi riguarda i racconti che mi hanno davvero stregata sono La Salsiccia e La Morte della Pizia, ma il livello di tutti è davvero incredibilmente alto.
Solo 4 stelle, perché all'inizio ho arrancato. È affascinante vedere perfezionarsi racconto dopo racconto i temi e lo stile, ma anche vedere la sperimentazione, la variazione musicale. E pensare che su un gigante del genere mi sono imbattuta solo dopo un film di Sean Penn.
Questo libro è una chicca. Sono una grande amante di quest'autore ma mi sono sempre dovuta scontrare con la difficoltà di reperire le sue opere in italiano e soprattutto i suoi racconti. E in questa raccolta ci sono quasi tutti tra cui anche due ancora incompleti. È stata una folle immersione nella mente geniale dell'autore. Non ho apprezzato tutti i racconti ma di sicuro tutti hanno avuto un impatto. Ho anche potuto rileggerne alcuni che avevo letto anni fa e che avevo adorato come "Morte della pizia", "La panne", "Il tunnel" e "Guerra invernale del Tibet". E ho potuto scoprire dei nuovi preferitti come "La caduta" o "Eclissi di luna". Da Svizzera è anche esilarante vedere il proprio paese descritto dall'interno in maniera così dissacrante e arguta. Dürrenmatt è anche uno dei rari autori che riesce a farmi ridere perché il suo umorismo è grottesco e cinico. Purtroppo questo libro è fuori catalogo e io ho avuto la fortuna di trovarlo a @libridarileggere . Uno dei miei libri più preziosi. Fatevi un favore e leggete Dürrenmatt.
- Natale (1942) Undici righe, penso sia il racconto più corto che abbia mai letto! XD Undici righe che danno un'idea di cosa ti sta aspettando nel resto della raccolta.. - Il Torturatore (1943) Quasi un gioco delle parti: cosa fa il torturatore quando un ricco e giovane signore gli offre uno scambio di vite? Neanche un anno e lui non riesce più a rinnegare la sua natura.. La fine mi ha lasciato di stucco! - La Salsiccia (1943) "Un tale ammazzò la moglie e ne fece salsicce" Giuro, inizia proprio così!!! E il continuo è ancora più pazzo!!!
This collection of short stories is probably the most inspiring book I have read in this year so far. I confess how I have tried to imitate this way of writing several times but with pretty mediocre results.
I don't remember why the book doesn't reach a five stars rate as there were moments of absolute genius in these pages.
Let me add just one thing: Dürrenmatt should have painted less and written more. His drawings were absolutely poor compared to his stories.
Qualcuno mi può aiutare a scoprire il titolo originale del racconto "La Trappola" in questa raccolta di Dürrenmatt? Non riesco a capire quale sia fra i titoli originali citati. Vorrei trovarne una versione tedesca ed una inglese. Aiuto!!!