Montale considerava La bufera e altro il suo libro «più alto»; uscito nel 1956, diversi anni dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, di quella barbarie, di quella bufera, è il diario sofferto e allucinato.
Eugenio Montale was born on October 12, 1896 in Genoa, Italy. He was the youngest son of Domenico Montale and Giuseppina (Ricci) Montale. They were brought up in a business atmosphere, as their father was a trader in chemicals. Ill health cut short his formal education and he was therefore a self-taught man free from conditioning except that of his own will and person. He spent his summers at the family villa in a village. This small village was near the Ligurian Riviera, an area which has had a profound influence on his poetry and other works. Originally Montale aspired to be an opera singer and trained under the famous baritone Ernesto Sivori. Surprisingly he changed his profession and went on to become a poet who can be considered the greatest of the twentieth century’s Italian poets and one who won the prestigious Nobel Prize in Literature in 1975 "for his distinctive poetry which, with great artistic sensitivity, has interpreted human values under the sign of an outlook on life with no illusions."
Non posso giudicare ciò che non comprendo. Questa raccolta di poesie (La bufera e altro, satura) è totalmente priva di commenti e le sole note dell'autore sono assolutamente insufficienti a schiarire i concetti di uno tra i più complessi poeti italiani. A tratti i lampi di pura genialità sono palesemente collocati in bella mostra per essere compresi anche da un profano dell'essenza poetica come me, ma troppo spesso la bellezza sonora dei versi "montaliani" è eccessivamente intricata e di difficile comprensione senza un aiuto "esterno". Non ne discuto la qualità artistica, semplicemente non sono all'altezza di giudicare. Quel che si può valutare è l'edizione, che è insufficiente per una comprensione completa del testo.
Si dice ch'io non creda a nulla, se non ai miracoli. Ignoro che cosa credi tu, se in te stessa oppure lasci che altri ti vedano e ti creino. Ma questo è più che umano, è il privilegio di chi sostiene il mondo senza conoscerlo.
“La vera poesia è simile a certi quadri di cui si ignora il proprietario e che solo qualche iniziato conosce.” Dal discorso tenuto all’accettazione del Premio Nobel nel 1975.
"L'attesa è lunga,/ il mio sogno di te non è finito."
"E' una meta lontana ma provarcisi/ un debito."
In La Bufera e Satura siamo di fronte ad una poesia ancora più arida, franta e dissonante che nel precedente distico Ossi di Seppia/Occasioni. L'impressione è che il cerebrale ermetismo montaliano soddisfi assai più i critici che i lettori.
TU SEI Simile a un clown, felice soprattutto a testa in giù, Piedi alle stelle, un cranio lunare, Le branchie come un pesce. Un sensato Pollice verso allo stile del dodo. Avviluppato su di te come un rocchetto, Esploratore del tuo buio come i gufi. Muto come una rapa dal quattro Di luglio al primo aprile. Oh pallina che cresci, mia pagnottella. Vago come la nebbia e atteso come la posta. Più lontano dell’Australia. Atlante curvo, gamberetto viaggiatore. Ranicchiato come un bocciolo e a tua agio Come uno spratto nel vasetto. Nassa di argilla tutta fremiti. Salterino come un fagiolo messicano. Giusto come un’addizione ben fatta. Foglio pulito, con su la tua faccia