Modesta nasce il primo gennaio del 1900 in una casa povera, ma fin dall’inizio è consapevole, con il corpo e con la mente, di essere destinata a una vita che va ben oltre i confini della sua condizione. Ancora ragazzina è mandata in un convento e da lí in un palazzo di nobili. Qui, il suo enorme talento e la sua intelligenza machiavellica le permettono di controllare i cordoni della borsa di casa, e di convertirsi in aristocratica attraverso un matrimonio di convenienza. Tutto ciò senza mai smettere di sedurre uomini e donne di ogni tipo. Amica generosa, madre affettuosa, amante sensuale: Modesta è una donna capace di scombinare ogni regola del gioco pur di godere del vero piacere.
Goliarda Sapienza was an Italian actress and writer. Goliarda Sapienza was born 10 May 1924 in Catania. Her mother was Maria Guidice, a prominent socialist, her father Peppino Sapienza, a socialist lawyer. As a child, Goliarda Sapienza reenacted films she had seen in cinema. In 1941 she and her mother went to Rome, where she studied theatre. She worked as an actor in both films and plays, but from 1958 she focused on writing. Her now famous novel L’arte della gioia (The Art of Joy) was finished in 1976 but rejected by publishers because of its length (over 700 pages) and its portrayal of a woman unrestrained by conventional morality and traditional feminine roles. It was first published by her husband Angelo Pellegrino after her death.
Ma è bellissimo! Ma meno male che il Gruppo di Lettura mi ha spinto a leggerlo, soprattutto sotto forma di audiolibro: la lettrice è fantastica.
Modesta è un'arrivista nata. E' furba, di quella furbizia innata che piace agli italiani; sa naturalmente come manipolare la gente ed è affamata di cultura. Come non odio-amarla?
La prima parte del romanzo è forse quella più famigliare, più intimista: seguiamo la vita di Modi mentre si afferma in società, ma alla fine le vicende rimangono legate al territorio e alla casa. Verso la fine però iniziamo a entrare in una storia più grande: quella dell'Italia fascista e dell'Europa nazista, della politica e della violenza.
Sono a metà di un audiolibro monumentale. Metto qui le mie considerazioni generali di quanto ho sentito finora.
“L’arte della gioia” non è un classico dimenticato.
Non è un classico, punto. Sentirlo in estate è abbastanza piacevole. Ci sono gli intrighi, la passione, è ambientato (almeno per ora) nella campagna catanese, nel caso dell’audiolibro l’attrice è brava.
Io ci vedo un miscuglio di Marianna Ucria e Il Gattopardo, con un pizzico di Verga e dei Vicerè, però in salsa Elisa di Rivombrosa. Gli autori e le opere che ho appena citato (ok, non Rivombrosa) hanno una profondità che non appartiene a questo romanzo-fiume, almeno non fino al punto in cui sono arrivata.
Innanzitutto Modesta ha una vita a dir poco rocambolesca e non viene mai sfiorata dall’impatto di quello che le succede. Il padre la violenta da bambina, ha ucciso sua madre e sua sorella, poi entra in convento, si innamora di una suora, e potrei andare avanti con una serie di esperienze a dir poco sconvolgenti per chiunque, che però le scivolano addosso perché non è costruita bene. Non ha neanche lo charme che Sapienza tenta invano di attribuirle, quindi mi sono ritrovata più volte a chiedermi, ad esempio, come mai pendessero tutti dalle sue labbra, perché noi abbiamo accesso alla sua interiorità, e Modesta ha una personalità tragicamente modesta. Davvero, tutti i personaggi non fanno che ripetere quanto straordinaria sia, una perfida diavolessa tentatrice, “un vero uomo” (com’è umano lei!!!), ma nel concreto che cosa ci viene detto di così speciale sul suo conto?
Sulla base degli elementi che ho, posso pensare semplicemente a una gran miracolata con la faccia tosta capitata fra gente molto poco sveglia. Fine. Proprio non mi sta piacendo la linea che va assumendo il personaggio, dal momento che è diventata praticamente una Brandiforti senza la legittimità del casato, che comanda a bacchetta chiunque senza provare alcuna empatia reale nei confronti delle donne che la circondano. Suor Eleonora, Beatrice e Ines, per esempio, ci vengono raccontate come delle stupidine lamentose, e Modesta non esita nemmeno a picchiare Beatrice Brandiforti (!!! Dio, se Beatrice avesse avuto un QI superiore a quello di un canarino il romanzo sarebbe terminato a pagina 150, con un risultato decisamente migliore). Quando non è infastidita dalla loro vergognosa svenevolezza femminile, comunque, Modesta le desidera come oggetti da cui trarre piacere. Anzi, più in generale si potrebbe dire che Modesta consideri chiunque, compreso il figlio, come un mero strumento da sfruttare finché serve. Sarebbe questa l’arte della gioia che Mody ha da insegnarci? Mi auguro di no. Ecco, non me la sentirei di leggerla in chiave femminista emancipatoria, come troppi stanno facendo.
Posso spiegarmi perché il romanzo abbia incontrato resistenze da parte delle case editrici nel secolo scorso, infatti la storia è puntellata di scene esplicite e incesti, che però purtroppo non hanno profondità, non danno senso e quindi risultano scenette buttate là per scandalizzare il pubblico italiano degli anni 70. Esistono scene di intimità non meno scandalose ma ben scritte ne L’amante di Marguerite Duras, per citare un’autrice, che sono sempre legate alla storia. Davanti a un dialogo piuttosto corposo riguardante la tonalità del pube di Carmine non so veramente che cosa dire. Sono abbastanza certa che Beatrice sia figlia di un incesto e non mi stupirebbe scoprire che Carmine sia padre anche di Modesta, ma questo tripudio di relazioni tra consanguinei è fine a se stesso.
A proposito, più o meno verso la fine c’è un dialogo ESTENUANTE tra Modesta e Carmine, quest’ultimo deve crepare ma non si sa come ha tutte le energie per sostenere un colloquio di quattro ore con Modesta in cui si spazia dal colore dei peli di lui a quanto sia chica mala lei, con costante posposizione verbale in dialoghi brevissimi, e poi è tutto così retorico, volevo morire. Ho avuto però la mia vendetta contro il villoso Carmine quando Modesta, chiusa la bara da circa dieci minuti, pensa bene di accoppiarsi con il figlio di Carmine, perché la vita continua.
Capitolo stile: ascoltandolo in audiolibro il passaggio prima-terza persona non è così incomprensibile, tuttavia capisco benissimo chi se ne lamenta, perché non ha nessun senso. Sapienza sembra passare dall’uno all’altro per distrazione, più che intenzionalmente. Chi urla al capolavoro per il lirismo di alcune scene potrebbe magari dare un’occhiata a un qualsiasi classico italiano. Continuo a leggerlo finché riesco, perché Modesta mi da’ veramente ai nervi e voglio vederla finire malissimo. Forse Goliarda Sapienza definirebbe anche me un perfido demonio machiavellico, in realtà ho solo caldo.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Dopo aver scoperto che la serie in arrivo era tratta da un romanzo, ho deciso — come sempre — di partire dal libro. In biblioteca mi sono trovata davanti a un volume imponente: fitto, pesante, con pagine sottilissime e un carattere minuscolo. Sembrava quasi voler respingere il lettore. Per fortuna ho trovato anche l’audiolibro, che divide la storia in due: questa prima arriva fino a pagina 266, chiudendo con il capitolo 57 e la fine della seconda parte (ce ne sono quattro in tutto).
Il primo impatto è stato tutt’altro che positivo. L’arte della gioia è un romanzo schietto, a volte persino brutale, e lo diventa sempre di più. Racconta la vita di Modesta, una donna nata in Sicilia, e lo fa attraversando decenni di storia. Non mi aspettavo una timeline così ampia, e questo mi ha spiazzata. La prima parte, quella della giovinezza, è la più scorrevole e in certi momenti anche interessante: episodi semplici, ma spesso sgradevoli, non tanto per come sono scritti, quanto per i personaggi, quasi tutti insopportabili — inclusa la protagonista.
Nella seconda parte cominciano le lunghe e noiose digressioni politiche, che prendono il sopravvento. Leggendo poi la biografia dell’autrice, è evidente quanto la sua visione politica influenzi tutto il romanzo. Col passare dei capitoli la storia sembra perdere una direzione: va avanti più per provocazione che per narrazione, accumulando scene scabrose e forzate solo per scioccare, senza un reale scopo narrativo.
Modesta, inizialmente forte e indipendente, si trasforma in un personaggio sempre più caotico e poco credibile. Il suo bisogno di libertà diventa solo il simbolo di un’idea, più che una persona reale.
Anche lo stile affatica la lettura, i continui passaggi di voce narrante e i salti di punto di vista confondono e spezzano il ritmo: il risultato appare dispersivo e caotico.
A tratti sembra più una raccolta di appunti che un romanzo strutturato. La scrittrice ha lavorato più su ciò che rappresenta la sua storia, più che per come la racconta. Il risultato è una costruzione narrativa che non riesce mai davvero a emozionare. C’è un’intenzione di mostrare una donna che si ribella ma questa idea si disperde in una scrittura troppo verbosa, politicizzata e ripetitiva.
Nella seconda parte ho percepito una certa somiglianza, per quanto lontana, con L’amica geniale: entrambe storie di donne italiane che raccontano, attraverso le proprie vite, il contesto sociale e politico della loro epoca — Napoli nel caso di Ferrante, la Sicilia nel caso di Sapienza. Entrambe esplorano la crescita, il potere e la libertà, ma con risultati molto diversi.
Per ora continuo l’ascolto, ma senza grande convinzione. Mi aspettavo qualcosa di più compatto, più narrativo e meno dispersivo. Forse un giorno lo riascolterò dall’inizio per capire se, nel suo caos, c’era davvero un disegno.
Citazioni
“La luce mi fa bruciare gli occhi. Sempre, quando esco dalla stanza la luce mi brucia gli occhi; quando entro invece il buio mi acceca.” (Pagina 6)
“Mi piacerebbe dirvi quello che provai precipitando in quel buio senza fondo, ma mi è impossibile perché per la prima e l’ultima volta nella mia vita persi i sensi, ma veramente e non ad arte, come avevo sempre fatto. Così né io né voi ne sapremo mai niente.” (Pagina 39)
Capitato nei consigliati sulla app di storytel e attirati dalle recensioni ho iniziato la lettura. Partiamo subito dall’unica nota positiva: la lettrice è bravissima e mi ha spinto a non mollare il libro dopo le prime ore di ascolto. Ero affascinato dalle recensioni che parlavano entusiasti del viaggio nella vita di Modesta attraverso varie vicissitudini e sullo sfondo il 900 italiano. Purtroppo le vicende storiche sono uno sfondo sfocato e intersecano poco il romanzo se non nel pestaggio fascista finale. Sarebbe poco importante se il racconto fosse intenso e interessante e invece.. Modesta dovrebbe essere un simbolo di emancipazione femminile e di riscatto, una vera self Made woman, contro le regole imposte dalla società, benissimo, unico grosso problema è che il 65% del libro lo passa ad avere rapporti sessuali con qualsiasi personaggio che scambi con lei più di 10 dialoghi, il 20% a dare ordini a persone ( dopo che diventa principessa) e il 15% a uccidere o lasciar morire e truffare le persone.
L’apice dell’assurdità lo siraggiunge quando dopo il funerale di Carmine viene scortata a casa dal figlio del defunto, dopo un dialogo che dura pochi minuti, ci finisce a letto.
Oltre al continuo ed eccessivo sesso nel libro ciò che più mi ha infastidito sono i dialoghi che seguono i rapporti sessuali che si possono riassumere così:
Amante: Perché non mi ami? Se non lo dici me ne vado Modesta: Vieni qui, calmati ( procede a descrivere la bellezza dell’amante)
Di solito fanno ancora l’amore l’80% delle volte un 20% l’amante se ne va
In conclusione: tanto sesso con tante persone, qualche intrigo ma molto banale per arrivare al successo, brevi cenni storici, mescolare bene e ottenete un best seller
This entire review has been hidden because of spoilers.
Questa prima parte mi ha così colpita ed emozionata che faccio fatica a trovare le parole per scrivere una recensione razionale e obiettiva. Gli ultimi due capitoli sembrano poesia. Non mi capacito di come questo romanzo abbia atteso decenni prima di essere pubblicato e di come possa essere stato rifiutato da tante case editrici. Davvero non me ne capacito. Spero che la seconda parte mi risulti sublime quanto la prima.
La lettura di Donatella Finocchiaro è la ciliegina sulla torta. Strepitosa.