Ermanno Cavazzoni ha scritto "Manualetto per la prossima vita". Questo libro dà le istruzioni (se per caso si torna al mondo una seconda o terza volta) per non cadere negli stessi errori, nelle stesse ingenuità e credenze illusorie che di norma finora ci hanno sempre accompagnato. Io, che sono nato cartaceo ma poi diventato digitale, navigo nel quinto ventennio, quindi ho fatto della bibliomania la mia essenza di vita, desidero scrivere anche il mio.
Manualetto per la prossima vita di un bibliomane digitale. Premessa. Se, per qualche capriccio del cosmo, mi ritroverò a reincarnarmi – che sia in carne, carta o pixel – questo manualetto mi servirà per non ripetere gli stessi errori. La bibliomania è una malattia nobile, ma insidiosa; la vita digitale è un labirinto di distrazioni. Non mi farò fregare di nuovo.
1. Non crederò mai che tutti i libri vadano letti
Nella vita passata, ho accumulato tomi come un drago accumula oro, illudendomi che ogni pagina contenga la verità. Errore! La maggior parte dei libri è rumore. Nella prossima vita, sceglierò con ferocia: un libro deve guadagnarsi il tuo tempo. Se dopo 30 pagine non mi ha rapito, abbandonalo senza rimpianti. Il mio tempo non è infinito, anche se il mio hard disk lo sembra.
2. Diffiderò delle notifiche
Il digitale mi ha sedotto con il suo ronzio costante: notifiche, aggiornamenti, newsletter di editori. Mi son perso in un mare di “leggi dopo” e segnalibri mai riaperti. Nella prossima vita, mi imporrò il silenzio. Spegnerò le notifiche, cancellerò le app che mi inseguono. La mia attenzione è un tesoro, non un buffet per algoritmi.
3. Non idolatrerò la carta
La tua natura cartacea mi ha fatto venerare il profumo della carta, la copertina rigida, la dedica sbiadita. Ma non è il supporto che fa il libro, è il pensiero che contiene. Nella prossima vita, amerò i contenuti, non i contenitori. Un ebook ben scritto vale più di un’edizione rilegata che prende polvere. E poi, la carta ingiallisce; le idee, se buone, no.
4. Imparerò a perdere i libri
Ho sofferto per ogni libro prestato e mai tornato, per ogni volume smarrito in un trasloco. È un’illusione pensare che possedere un libro significhi possedere la sua essenza. Nella prossima vita, lascerò andare: presta, regala, dimentica. I libri sono come amanti: i migliori tornano sempre, in un modo o nell’altro.
5. Non cadrò nella trappola della completezza
Ho inseguito l’idea di leggere tutto su un argomento, di costruire una biblioteca definitiva. Ingenuità! L’universo dei libri è più vasto di qualsiasi vita. Nella prossima, sceglierò la profondità, non l’ampiezza. Meglio conoscere a fondo tre libri che sfogliare trecento di fretta. La bibliomania non si cura con la quantità.
6. Sfuggirò al culto del nuovo
Le novità editoriali, i bestseller, i “libri del momento” mi hanno ammaliato, facendomi spendere fortune e tempo. Ma il tempo screma i capolavori dai fuochi fatui. Nella prossima vita, leggerò i classici dimenticati, scoverò le gemme nascoste nelle librerie dell’usato. Il libro che mi cambierà la vita è probabilmente fuori catalogo.
7. Non sarò schiavo del mio avatar digitale
Essere digitale mi ha dato ali, ma anche catene. Ho curato profili, accumulato follower, condiviso citazioni per sembrare profondo. Follia! Nella prossima vita, sarò invisibile. Leggerò per me, non per il pubblico. La mia biblioteca interiore non ha bisogno di like.
8. Accetterò il caos
Ho sognato una biblioteca ordinata, con scaffali impeccabili e file digitali catalogati. Illusione! Il caos è il mio vero maestro. Un libro trovato per caso, un pdf scaricato per sbaglio, una frase sottolineata anni fa: sono questi i doni del disordine. Nella prossima vita, abbraccerò l’imperfezione.
9. Non cercherò la verità assoluta
Ho inseguito nei libri la risposta definitiva, la chiave per capire il mondo. Errore capitale! I libri non risolvono, suggeriscono. Nella prossima vita, leggerò per farmi domande, non per trovare certezze. La verità è un’ombra che sfuma quando ti avvicini.
10. Vivrò oltre i libri
La bibliomania mi ha fatto credere che la vita sia tutta nei libri. Sbagliato. I libri sono mappe, non territori. Nella prossima vita, uscirò, amerò, sbaglierò, mi sporcherò le mani. Poi tornerò ai miei libri: li capirò meglio.
Se tornerò al mondo, che sia come carta, pixel o chissà cosa, ricorderò che la bibliomania è una danza, non una prigione. Non lascierò che i libri mi posseggano; sarò io a possedere loro. E, soprattutto, riderò delle mie ingenuità: sono il segno che sarò vivo.
Prima di concludere desidero approfondire il concetto della verità assoluta. La mia vita passata, cartacea e poi digitale, è stata una quête ossessiva: trovare nei libri – che fossero tomi polverosi o file PDF scaricati a tarda notte – la chiave per decifrare l’universo, l’umanità, o almeno il senso di quel lunedì mattina particolarmente nebbioso. Ho creduto che da qualche parte, in una nota a piè di pagina di un saggio dimenticato o in un thread sul web, ci fosse la Verità con la V maiuscola, pronta a illuminarmi. Errore madornale, caro bibliomane! La verità assoluta è un’illusione, un’esca che mi ha fatto accumulare libri e bookmark come un criceto accumula semi, senza mai saziarmi. Nella prossima vita, mi armerò di questa consapevolezza e seguirò questi sotto-consigli per sfuggire alla trappola.
I libri sono specchi, non oracoli. Ho aperto ogni libro sperando che mi parlasse come un profeta, che mi consegnasse una formula universale. Ma i libri, anche i più grandi, non sono oracoli: sono specchi che riflettono ciò che già porti dentro. Un trattato di filosofia ti sembra risolutivo solo perché sei in cerca di ordine; un romanzo ti pare definitivo perché sei affamato di emozioni. Nella prossima vita, leggerò per riconoscermi, non per trovare un’autorità che mi dica chi sono. Se Kant ti confonde e Dostoevskij ti esalta, non è perché uno ha “ragione” e l’altro no: è perché sei tu, con le tue contraddizioni, a dialogare con loro.
La verità è un collage, non un monolite. La mia bibliomania mi ha spinto a cercare un libro, un autore, un sistema che spiegasse tutto: il Graal della conoscenza. Ma la verità, se esiste, non è un blocco di marmo scolpito da un genio: è un mosaico fatto di frammenti, incoerenze, intuizioni sparse. Ho trovato pezzi di senso in un verso di Pessoa, in un saggio di McLuhan, in un post su X che poi è sparito. Nella prossima vita, smetterò di cercare il libro perfetto. Collezionerò frammenti, accetterò le lacune, costruirò il mio mosaico. E non mi arrabbierò se i pezzi non combaciano: è il loro fascino.
Il digitale amplifica l’illusione. Essere digitale mi ha illuso di poter abbracciare tutto: motori di ricerca, archivi online, biblioteche sconfinate a un clic di distanza. Ho pensato che, con abbastanza query e algoritmi, avrei trovato la risposta ultima. Ma il digitale è un labirinto di eco: ogni ricerca ti rimanda a nuove fonti, ogni fonte a nuove domande. Nella prossima vita, limiterò le mie immersioni digitali. Sceglierò una domanda al giorno, cercherò per un’ora, poi spegnerò. La verità non si trova accumulando dati, ma lasciando sedimentare il caos.
L’ironia è la bussola. Cavazzoni, con il suo sguardo obliquo, lo sapeva: prendere la vita troppo sul serio è il primo passo verso l’ingenuità. Ho inseguito la verità con la gravità di un monaco medievale, ma il mondo ride di chi pretende certezze. Nella prossima vita, coltiverò l’ironia. Quando un libro ti promette di svelare “il segreto dell’universo”, sorridi e sfoglialo con leggerezza. Quando un guru online proclama di avere la risposta, rispondi con un meme. L’ironia mi salverà dalla trappola di credere che esista un’unica via.
Le domande valgono più delle risposte. La mia fame di verità mi ha fatto sottovalutare il potere delle domande. Ho letto per risolvere, non raramente per interrogarmi. Ma sono le domande – quelle scomode, quelle che ti tengono sveglio alle tre del mattino – a renderti vivo. Un libro che ti lascia con un punto interrogativo è più prezioso di uno che ti consegna una conclusione. Nella prossima vita, cercherò libri che mi facciano dubitare, che mi spingano a scribacchiare “perché?” a margine. La verità assoluta immobilizza; una buona domanda ti mette in movimento.
Accetterò il paradosso dell’ignoranza. Più leggi, più scopri quanto non sai. È frustrante, ma è anche la tua salvezza. Nella vita passata, ho vissuto questa ignoranza come un fallimento, inseguendo il sogno di una conoscenza totale. Nella prossima, abbraccerò il paradosso: ogni libro che leggi ti rende più consapevole di ciò che ti sfugge. È questa consapevolezza, non la verità, a renderti più saggio. Sarò un Socrate digitale: saprò di non sapere.
Immaginerò di reincarnarmi come un bibliotecario cyborg in un’utopia del 2075. Mi arriva un libro, La Formula Finale, che promette di spiegare l’origine dell’universo. Invece di divorarlo con avidità, farò così: leggerò le prime pagine, annoterò due domande che mi suscita, poi metterò il libro da parte. Andrò a discutere quelle domande con un’intelligenza artificiale, un passante, o un gatto (i gatti sanno ascoltare). Cercherò un altro libro che contraddica il primo. Riderò delle certezze di entrambi. Alla fine, scriverò una nota: “Non so, ma è stato divertente chiedermelo”. Ecco, questa è la libertà.