Premio Campiello 1980, un libro di violenza e morte, attraverso una vecchiaia in cui "non si serve più a niente" se non ad animare una vendetta. Una Torino sporca e notturna, una serie di personaggi senza redenzione, due amici "impossibili" uniti dal dolore e dalla sconfitta. Apparentemente un "giallo" ma con dentro molto di più, a livello di lettura sociale e antropologica. Una lingua per lo più cruda e violenta come la storia ma, quando serve, capace di volare in alto:
Avrebbe voluto tanto spiegare. Dire: io ho sempre creduto nel doppio decimetro, nel compasso, nelle righe dei quaderni, nell'addizione la moltiplicazione la sottrazione, nelle forme, per cui l'Italia è da vedere come stivale, l'Africa come cotoletta alla milanese, l'America del sud come un cono gelato. Le forme indicano, comandano, modellano, ripetono il Creato. Con le forme cominciamo a capire. Bambini: alzate due dita della mano, di tutte e due le mani. Ecco che due più due fanno quattro.
E il quattro diventa idea, diventa forma che non si dimentica. I bambini a scuola capiscono se gli fai vedere l'America del sud come un cono gelato. Ridono, ed anche questo ridere è una forma, grazie alla quale non dimenticheranno mai più. Io ho sempre creduto nella grammatica, nel verbo "'essere" e "avere", perché anche la grammatica, anche la coniugazione di "essere" e "avere" costituiscono una forma di giustizia, ma minuscola, non quella che tu, Raffaele Cardoso, padre e assassino, pretendi di incontrare come dèa, statua con la bilancia, stupido marmo.
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