La banca privata Franco, una delle più antiche della Svizzera, da generazioni si regge sulle truffe ai propri clienti e sui comportamenti criminali dei suoi dipendenti, che insieme ai loro dirigenti formano una vera e propria associazione a delinquere. Inganni, corruzioni, falsificazioni, frodi, raggiri, ricatti, prostituzioni, persino uccisioni: sono molte le terribili nefandezze di cui si macchiano gli impiegati della banca Franco. Oggi come non mai, la banca naviga in cattive acque, è ad un passo dal fallimento, le casse sono vuote e i debiti insanabili. Ma i proprietari, il direttore Franco Quinto e la moglie Ottilie, hanno un'idea geniale: simulare la propria morte, scappare con i soldi nascosti e con nuove identità, e far ripianare allo Stato il buco di bilancio generato da una gestione pessima.
Il piano sembra procedere al meglio, ma il Caso ancora una volta capovolgerà le sorti dei dipendenti della banca, e imprevedibili colpi di scena faranno scoprire ai coniugi Franco che in questa vicenda c'è qualcuno ancora più furbo, spregiudicato, senza scrupoli e diabolico di loro.
Franco Quinto è una commedia musicale dalle tinte farsesche, sinistramente profetica alla luce dei recenti scandali che hanno scosso le banche e i risparmiatori di mezzo mondo, un dramma sulle malefatte e i vergognosi segreti della finanza. Un mondo dove “rapinare una banca è roba da dilettanti. I veri professioni, una banca la fondano”. Un mondo molto simile al nostro, una landa caotica e grottesca, dove gli uomini si ingannano, si truffano nei termini di legge e sono in spietata competizione fisica, intellettuale e morale. Un mondo che è “una polveriera in cui non è vietato fumare”. Un microcosmo dove non valgono le regole sociali e lo stato di diritto, dove a dettar legge è solo il denaro. Una realtà molto vicina ai più o meno recenti fatti di cronaca. Durrenmatt ci offre uno spaccato terribile e senza pietà di questo mondo, dipingendo dei personaggi molto realistici, che vanno a comporre una banda di truffatori grotteschi e canterini, un campionario di criminali ed esseri spregevoli, un repertorio molto simile all'umanità inetta, squallida e immorale presente in altre sue tragicommedie (La visita della vecchia signora e I fisici su tutte).
La logica delinquente dei coniugi Franco non si ferma dinnanzi a nulla: non valgono sentimenti, amicizie, parentele, legami di famiglia e di sangue, non si considerano tradimenti quelli perpetrati ai danni di chi si dice di amare, persino chi ti ha dato la vita e chi ti ha aiutato in passato può essere considerato un ostacolo ai propri piani ambiziosi, da eliminare senza troppi patemi d'animo. Il freddo calcolo di questi personaggi disumani deve rendere conto soltanto al profitto.
E forse, sono le debolezze e le inadeguatezze dirigenziali di Franco Quinto a portare la banca ad una crisi irreversibile: egli, a differenza degli avi (ma anche dei suoi successori), pur essendo un criminale della loro stessa bassa lega, tituba del proprio operato e ammette di essere attratto da altre cose diverse dal denaro e dallo sfruttamento, ad esempio la letteratura. Inoltre, i comportamenti malvagi e diabolici logorano chi decide di compierli: tutti i componenti della banda di criminali lamenteranno danni fisici e morali, dovuti alle loro scelte.
In effetti, i coniugi Franco e tutti i loro complici sembrano non aver scelta libera delle loro azioni, ritengono che il loro comportamento sia necessario e obbligato, che tornare indietro non sia possibile, che tutto ciò che conta è il Profitto, nel solco dei loro predecessori, seguendo l'esempio degli avi della dinastia Franco, mentre le loro azioni criminali sono libere. In nome dell'arricchimento tutto può essere giustificato, anche l'omicidio più efferato, e Durrenmatt è un maestro nel creare delle situazioni in cui l'essere umano trova delle scusanti alle proprie azioni disdicevoli, minimizzandole e giustificandole. Dunque, ancora una volta l'autore svizzero indaga i rapporti tra giustizia, morale e libertà nell'essere umano.
Sembra che la critica nei confronti del mondo della finanza, operata da Durrenmatt, sia un pretesto per scagliarsi a più ampio raggio: sul suo paese, la Svizzera, fondata sul culto del denaro; ma anche sulla natura umana in toto, una natura priva di etica, che viola ogni norma legale e morale, la cui indole porta spontaneamente all'inganno e alla sopraffazione, un atteggiamento riassumibile nel motto latino “homo homini lupus”. Una denuncia necessaria di una realtà terribile e disumana, una farsa tragicomica amarissima e cupa, in pieno stile Durrenmatt.