Già nella prima pagina è racchiusa l’intera trama del libro in questi versi dell’Opera dei gatti (una specie di teatro di strada, popolare).
“Sorge il sole rosso scarlatto,
s’infiamma di luce il cielo a oriente,
dalla baia di Jiaozhou ecco
i soldati tedeschi con i capelli rossi e gli occhi verdi.
Costruiscono la ferrovia tra i campi coltivati,
spazzando via le tombe dei nostri antenati.
Siamo tutti infuriati!
Mio padre guida la ribellione,
tra i boati dei cannoni.
I colpi di mortaio sono assordanti,
i nemici si affrontano con gli occhi carichi di odio,
si mozzano con le spade, si squartano con le scuri, si infilzano con i forconi.
Un giorno intero dura la sanguinosa schermaglia,
di morti senza numero si copre il campo di battaglia.
Che orrore spaventoso!
Catturano mio padre e lo gettano in prigione,
e mio suocero, col legno di sandalo compie l’esecuzione.
Ahi, povero padre mio!”
(“Il supplizio del legno di sandalo – Aria: Grande tragedia”, Opera dei gatti)
Il racconto non è lineare: la vicenda è narrata da cinque personaggi (cinque voci, cinque punti di vista, cinque caratteri) e si svolge su diversi livelli temporali, ma la costruzione è perfetta, ci si appassiona, si soffre, si spera, ci si indigna, si inorridisce, si partecipa alla tragedia e ci si commuove. Passo dopo passo scopriremo chi sono i protagonisti e perché fanno quello che fanno.
Mo Yan è uno scrittore straordinario, i suoi romanzi sono costruzioni perfette, le storie avvincenti e dal respiro epico, i personaggi vivi, veri. Io ne sono entusiasta.
Non posso tuttavia esimermi dal dire che questo è anche un romanzo molto crudo, cruento, spietato: interi capitoli sono dedicati alla descrizione minuziosa di supplizi e torture e questo potrebbe urtare la sensibilità di taluni. Insomma, "Il supplizio del legno di sandalo" è sì un libro per palati fini, ma anche per stomaci forti. Siete avvisati.
Miao!