Anche questo libro come altri precedenti di Gianpaolo Pansa riesce a catturare attenzione e coinvolgimento emotivo narrando gli orrori pubblici e privati che costellarono la guerra civile successiva all'armistizio del settembre 1943: ogni volta che è uscito un libro di questo scrittore successivo a "Il sangue dei vinti" ho pensato che egli avesse ormai raschiato il fondo dei "fatti e misfatti" accaduti durante Resistenza e nell'immediato dopoguerra in Italia e invece bisogna ammettere che al peggio non c'è mai fine. Impossibile anche stavolta, durante e dopo la lettura delle oltre 400 pagine, non provare sentimenti di pietà ed empatia per tutti coloro che rimasero coinvolti per scelta o loro malgrado nei fatti narrati, vincitori e sconfitti, morti e sopravvissuti, comunisti e fascisti, ma nello stesso tempo altrettanto biasimo e condanna per quanti hanno tenuto e continuano a tenere nascosta la verità su quegli anni terribili.