Se penso a recensire 25 penso a quanto dev’essere stato difficile essere Bernardo Zannoni nell’ultimo anno. Sellerio ha pubblicato il tuo romanzo d’esordio, “I miei stupidi intenti”, nel 2021. Sei diventato idolo delle folle – di tutte le folle: ti adorano i critici, ti traducono gli altri Paesi, il bookstagram è pieno di recensioni. Hanno ragione, le folle, ad adorarti: non è un romanzo, è un’allegoria piena di esoterismo, c’è Dio, c’è l’uomo, c’è l’escatologia della fine, c’è il senso profondo della morte e la crudeltà della natura condensata in poche pagine piene di una prosa poetica molto cruda. Non è solo un ottimo esordio: è un’opera unica.
Ecco, sei Bernardo Zannoni e Sellerio ti chiede di fare ancora la magia. Penso alla tensione, alle aspettative, all’ansia da prestazione e al tempo che stringe mentre devi accingerti a scrivere un nuovo prodotto di qualità. Che venda è assicurato – tutti vorranno leggere il tuo secondo romanzo. Che ti riesca ancora una volta la magia – un po’ meno.
Infatti, la magia non riesce. 25 è un romanzo pieno di buone intenzioni (vogliamo chiamarle stupidi intenti?) che aspira a respirare come un romanzo di formazione in una provincia abbrutita (ma non brutale: si sente che siamo al Nord), ma la carne al fuoco è troppa, sono troppi i lutti, troppe le insicurezze con cui fare i conti – e per una volta il limite strutturale delle poche pagine è un limite narrativo, sta stretto a queste ambizioni. Quello che continua ad affascinare è il senso di ineffabilità, lo straniamento quasi metaforico dalle situazioni che riesce a trasmettere Zannoni - quando parla di un flipper o di un pappagallo, squarcia il velo sulla condizione umana. È un romanzo che ho letto in un giorno e che consiglierei, ma che soccombe al tentativo vistoso di essere grande come il suo predecessore.
Ma non preoccuparti Bernardo. Non siamo lettrici puntigliose, attenderemo con fiducia che ci riprovi, magari con i tempi un po’ meno stretti. Dopotutto, di anni ne hai solo… be’, non proprio 25, ma quasi.