A Zagabria c’è un museo che accoglie i ricordi di chi ha un amore fallito di cui disfarsi. È il Museum of Broken Relationship, e conserva anelli, buste chiuse, bambole gonfiabili, lampade a forma di fragola, creme per il viso, flaconi di veleno… Hanno tutti una storia da raccontare. Anche Giacomo e Veronica hanno una storia da raccontare. Iniziano a farlo nel momento in cui Giacomo torna a casa e trova Veronica seduta sul divano, ad aspettarlo in compagnia di un altro uomo con cui ha intenzione di costruirsi una vita nuova. Un capitolo alla volta, le due «parti del problema» analizzano la loro storia d’ è una versione doppia, ambivalente, falsata come solo i ricordi sanno essere; ripercorre cecità e incomprensioni, la noia e l’insoddisfazione delle relazioni stantie, ma anche le dolcezze e i momenti felici. Giacomo e Veronica sono impacciati, crudeli, feriti, orgogliosi, egoisti. Sono anch’essi esposti, come le reliquie amorose del Museo che inframmezzano la narrazione, e aspettano il lettore sul confine invisibile tra prima e dopo, un confine che tutti abbiamo conosciuto, da cui abbiamo osservato con sgomento ciò che ci era parso eterno ed è ora pronto a restringersi fino a diventare un misero spazio vuoto (una porta di casa, l’ultima pagina di un libro) da scavalcare.
A Zagabria c’è un museo che accoglie i ricordi di chi ha un amore fallito di cui disfarsi. Si tratta del Museum of Broken Relationship. Hanno tutti una storia da raccontare. Anche Giacomo e Veronica. Iniziano a farlo nel momento in cui Giacomo torna a casa e trova Veronica seduta sul divano, ad aspettarlo in compagnia di un altro uomo, il suo amante con cui ha intenzione di costruirsi una vita nuova. Veronica guarda Giacomo e gli dice semplicemente: “dobbiamo parlare”. Due parole che cambieranno per sempre la vita dei personaggi.
Le relazioni, si sa, non sono mai semplici ed è per questo motivo che spesso finiscono. Ho trovato il libro estremamente potente nel raccontare cosa vuol dire stare con qualcuno e soprattutto cosa vuol dire separarsi dalla persona con la quale si pensava di passare tutta la vita insieme. Con uno stile fluido, crudo nella sua verità, l'autore è riuscito perfettamente, e in poche pagine, a delineare quella che è una relazione ormai agli sgoccioli e, grazie al punto di vista di entrambi i protagonisti, riusciamo a conoscere questa relazione e a capire il perché della scelta di Veronica. Difficilmente la colpa va attribuita a solo una delle parti della coppia e questo emerge perfettamente nel romanzo.
Una lettura breve ma intensa, secondo me molto utile per comprendere al meglio le dinamiche relazionali. Molto consigliato.
La breve storia di un amore durato anni che finisce. E qui direte: la storia delle storie, un banale lui-lei-lui? E invece no: con irriverenza e sagacia l’autore ci descrive un matrimonio che finisce nel momento in cui lei e l’amante si presentano a lui per parlargli. E già da qui, teatro dell’assurdo. Tutto rasenta una comicità amara con l’evolversi delle situazioni in quella stanza, diventando racconto degli istanti che fanno un’intera storia d’amore, dal suo inizio alla fine, focalizzandosi sul termine di ogni rapporto amoroso che ha ispirato il museo omonimo a Zagabria. C’è genialità nel partire dal presupposto del museo - fino al disvelamento finale - e c’è una penna ironica ma diretta nel raccontare davvero - con un velo di cinismo - come i rapporti umani siano complicati e spesso semplici. Bravo Fabrizio!
Mi piacciono i libri che raccontano il sentimento dell'amore sviscerandolo, soprattutto quando finisce. Questo lo fa molto bene, con una bella scrittura e anche con un velo di ironia.
L’opera prima di Fabrizio Bonetto intitolata “Museo di un amore infranto” esce per Accento Edizioni, la casa editrice di Alessandro Cattelan che ha come direttore editoriale Matteo B. Bianchi. Questo binomio ha portato, fin da subito, nella scelta dei libri da pubblicare, una ventata di aria fresca e se vogliamo un tocco di cultura pop all’interno del mondo editoriale. Sia che si tratti di romanzi che di raccolte di racconti, sia che si tratti di autori e autrici italiane o di stranieri, sia che si tratti di inediti o di ripescaggi, Accento ha messo al centro di tutto un linguaggio schietto e mi verrebbe da dire giovane.
“Museo di un amore infranto” non fa accezione a questa linea editoriale. Il romanzo di Fabrizio Bonetto è un’opera a due voci che racconta la fine di un matrimonio. Si badi bene, non la fine di una storia d’amore perché è evidente fin da subito che l’amore con il tempo si è perso ai lati della strada e il percorso comune dei due protagonisti di questa storia è stato vissuto con il pilota automatico.
La forma utilizzata, quella dei capitoli alternati che ci permettono di seguire l’andamento della storia un po’ dal punto di vista di Veronica e un po’ da quello di Giacomo, ricorda il romanzo epistolare. I capitoli, dunque, sono paragonabili a lettere non spedite e fanno da contrasto a quella che potrebbe essere una corrispondenza amorosa tra due innamorati alle prime fasi della loro storia d’amore. Ciò porta in primo piano quella che pare essere la lenta causa di logorio del rapporto tra Veronica e Giacomo: mancanza di comunicazione.
Ma non solo, la mancanza di comunicazione è solo uno degli elementi, forse il più importante, ma di certo non l’unico. Quello che porta i due ad allontanarsi è il non riuscire più a leggere i desideri dell’altro, cosa che porta a un costante fraintendimento.
Qual è quindi il messaggio che reca con sé “Museo di un amore infranto”? A mio parere Fabrizio Bonetto descrivere con delicatezza la deriva presa da certi rapporti amorosi e, soprattutto, il fatto che molto spesso si cerchi di trovare un colpevole anche quando in realtà non esiste una colpa ma solo un destino ineluttabile. Bonetto inframmezza i capitoli dedicati a Veronica e Giacomo con delle schede che raccontano gli oggetti che sono stati spediti al Museo di un amore infranto di Zagabria. In quelle lettere che accompagnano gli oggetti c’è forte il senso della fine delle emozioni, ma c’è anche la consapevolezza che nella nostra vita ci sono oggetti che possono testimoniare il passaggio di quelle che sono state persone importanti per un periodo della nostra vita. Quando tutto viene distrutto ciò che rimane sono pochi resti apparentemente senza valore che però hanno un significato enorme in quanto testimoni silenziosi dell’amore che c’è stato e non c’è più.
La cosa che ho apprezzato di più del romanzo di Fabrizio Bonetto è stata la discrezione con la quale ha scavato nella vita e nei sentimenti dei personaggi. Non c’è assolutamente l’intenzione di calcare la mano sulla pornografia del dolore, ma la volontà di studiare, quasi con piglio scientifico, la dissoluzione di un rapporto amoroso. Inoltre l’autore non ha voluto raccontare un amore perfetto andato in rovina, ma ha voluto mostrare quanto siano fragili i rapporti tra le persone e lo ha fatto entrando in punta di piedi, raccontando la storia con un lento accumulo di particolari.
In questo senso è interessante anche come è stato trattato Giovanni, quello che potremmo definire il terzo incomodo. Un uomo simile al protagonista dal punto di vista dell’aspetto fisico, inferiore dal punto di vista della posizione lavorativa, ma che ha in comune con Veronica un vuoto da riempire. Giovanni e Veronica cercano di riempire a vicenda questo vuoto che si portano dentro e lo fanno provando ad ascoltarsi, provando a frantumare le rispettive routines. Bonetto non mette Giovanni su un piedistallo, non lo presenta come un’alternativa più giovane, più prestante, non mette sul piatto l’estasi che riesce a darti la novità, che riesce a darti l’essere corteggiato da una persona più giovane che ci ricorda com’era avere qualche anno in meno, Bonetto mette in gioco un essere umano tale e quale a Veronica e Giacomo, con un matrimonio altrettanto imperfetto.
Questa vicinanza con la quotidianità rende la storia raccontata da “Museo di un amore infranto” un romanzo che sa dipingere con un velo di malinconia quanto a volte sia semplice non accorgersi del momento in cui ha inizio la fine di un amore.
Recensione a cura della pagina instagram Pagine_e_inchiostro: Museo di un amore infranto racconta la fine di un matrimonio: una sola storia, narrata da due differenti ottiche. Da una parte Giacomo: programmatore, fiero della sua vita sicura, barcamenata tra progetti e famiglia. Dall’altra Veronica: un passato traumatico che spesso la fa sentire inetta, finisce per trovare la compagnia di un altro uomo con cui costruirsi una vita nuova.
Capitolo dopo capitolo, le due parti della coppia sezionano la loro storia d’amore; quella che ne esce é una versione duplice, come una doppia visione di uno stesso ricordo falsato. Il lettore si trova così a far pendere la giustizia da una parte e poi dall’altra, fino a ricomporre un mosaico in cui tutti hanno torto e ragione. A questi capitoli, si alternano spezzoni che narrano una bizzarra dimensione: quella del Museum of Broken Relationship, Museo realmente esistente a Zagabria, che accoglie reliquie di chi ha un amore fallito di cui disfarsi. Tra anelli, bambole, lampade a forma di fragola, acqua di fiume, ogni oggetto ha una storia da raccontare.
Ho amato questa breve narrazione, che ripercorre trascuratezze e incomprensioni, noia e momenti felici di una famiglia comune. Se avete amato Lacci di Starnone e I giorni dell’abbandono della Ferrante, non potrete che amare anche Museo di un amore infranto. Nella sua semplicità, é una storia che colpisce per la sua universalità.
Nonostante la fine di un amore non sia per nulla un argomento originale, in questo libro diventa una narrazione fresca, c’è un punto di vista nuovo e per niente banale. Bello anche aver mischiato romanzo e racconto, voci narranti. Davvero interessante
La scrittura è semplice e diretta. La rottura dei due protagonisti viene vista nel dettaglio, analizzando bene il trascorso della vita amorosa sia dal punto di vista di lei che da quello di lui. Il finale regala in momento di chiusura molto piacevole.
"Ricordatevi però che, se è vero che chi trascura ha sempre torto, chi si lascia trascurare non si è reso conto di quanto abbia contribuito a lasciarsi trascurare, con gli atteggiamenti quotidiani, l’entusiasmo che scema a ogni iniziativa altrui, quel placcaggio continuo e implacabile delle scelte del partner, una lima scientifica che appiattisce tutto."
Bhuuuuuuuu poveri piccolo uomini, piccoli ancieli vittime di noi brutte e cattive donne!!!1! >:-[
No davvero, dimmi che sei un uomo a scrivere senza dirmi che sei un uomo a scrivere. (Che poi alla fine l'unica che mi ha fatto davvero pena di tutta la storia è la moglie di lui, e forse anche la moglie del Coso, ma di sicuro non lui nè l'altro tipo).
Mi sono imbattuta in questo libro per caso. Mi ispirava la trama e ho deciso di leggerlo.
Riponevo grandi aspettative nel romanzo, la trama diversa dal solito mi incuriosiva parecchio; tuttavia, sono rimasta un po’ delusa: libro lento e a tratti noioso. Fortuna che erano solo 132 pagine, altimetri sarebbe stata dura portarlo a termine.
Aspetti positivi: alcuni citazioni che, seppur scontate, inducono il lettore a riflettere; le poche pagine.
Trama: A Zagabria c’è un museo che raccoglie gli oggetti degli amori finiti.
Giacomo è sposato da 20 anni con Veronica. Hanno due figli. Come ogni sera Giacomo torna a casa e si aspetta di trovare sua moglie sul divano. La troverà, ma in compagnia di un altro uomo: Giovanni. Appena varcata la soglia della porta, Veronica dice a Giacomo “ dobbiamo parlare”. Veronica ha un’amante, appunto Giovanni. Giovanni è anche lui sposato con Mirca e come Veronica ha due figli. Si frequentano da un po’, ma c’è un particolare: il loro amore non è mai stato consumato. Motivo per cui Veronica ha deciso di farsi trovare in compagnia di Giovanni sul divano di casa, invece che farsi scoprire a letto con l’amante. Da questo momento viene riesumato quello che è stato il matrimonio di Giacomo e di Veronica. Tutti i matrimoni partono con il botto, e così è stato anche per Giacomo e Veronica. Veronica è stata salvata da Giacomo che è riuscito a salvarla da una situazione famigliare dipinta di malinconia. Il fratello di Veronica è morto in un incidente stradale poco dopo aver ammazzato, sempre a causa di un incidente stradale, il suo migliore amico. Da lì la convivenza, poi l’aborto di Veronica, poi il matrimonio, poi la nascita della prima figlia e poi del secondo figlio. Nei capitoli viene descritto come l’abitudine, la noia e la routine tendano a prendere il sopravvento dopo tanti anni di matrimonio. In una relazione c’è chi si insegue e chi si fa inseguire. Questo è quello che dice Giacomo. Tendi ad accontentarti, tendi a far finta che vada tutto bene anche quando le cose non vanno bene. Rimani lì perché alla fine questa è la vita matrimoniale. C’è chi si aspetta carezze dall’altro che non arrivano mai; c’è chi si aspetta notti di fuoco ma che per stanchezza si tendono sempre a rimandare; c’è chi pensa di risolvere i miliardi di problemi matrimoniali facendo trovare la cena pronta, magari dopo aver passato ore a cucinare il piatto preferito del proprio partner. Ma non tutti ragionano così; infatti, Veronica è voluta uscire da questa routine per lei diventata opprimente. Durante il racconto del matrimonio fallito di Veronica e Giacomo emerge anche una quarta figura: Mirca, la moglie di Giovanni, ancora ignara di tutto. Giovanni aveva promesso a Veronica di raccontare a Mirca tutta la verità, la sera stessa. La stessa sera di quando Giacomo è rientrato a casa e si è trovato i due amanti sul divano. Ma così non è stato o meglio, non quella sera. Mirca in seguito scoprirà tutto. Giacomo e Veronica si separeranno. Veronica rimmarà sola, Giacomo no. Alla fine chi ci ha rimesso è stata proprio Veronica. Veronica, colei che aveva individuato in Giovanni la sua ancora di salvezza; Giovanni, colui che le stava facendo provare un nuovo amore; Giovanni che, semplicemente, non era il noioso Giacomo. Non viene spiegato come mai Giovanni ad un certo punto sparisca dalla circolazione. L’ipotesi più plausibile è che Mirca abbia perdonato Giovanni.
Alla fine del racconto anche Giacomo spedirà degli oggetti al museo degli amori infranti di Zagabria. Piccolezze e ricordi, tutto ciò che ha costituito il matrimonio con Veronica per vent’anni.
Giacomo incontrerà un’altra donna. Ma è sicuro che la storia non durerà più di due anni. Nel libro viene spesso citato il numero due come un numero maledetto per le relazioni amorose. Quindi, sperate di non esservi fidanzati in una data che possa essere divisa per due.
“ Nulla mamma, l’ho amata da solo. Si può amare da soli una persona? Si, se hai la forza di amare anche per l’altro”.
Come ogni storia d’amore prima e rottura poi, quella tra Giacomo e Veronica ha una geografia e una cronologia precise, un elenco di luoghi, date e oggetti simbolo, una serie di momenti in cui una scelta diversa avrebbe potuto cambiare l’epilogo della storia, momenti che accumulandosi hanno portato i due all’istante in cui comincia il romanzo: Giacomo rientra a casa e trova Veronica sul divano, insieme al suo amante, in attesa di comunicargli che il loro matrimonio è finito. Da qui in poi, la rottura tra i due e sapientemente messa in scena come su un palcoscenico. Ci viene raccontata attraverso due punti di vista paralleli che non si intersecano mai, quello di lui e quello di lei, e quando ne mettiamo insieme i pezzi la storia che ne viene fuori è semplice e triste e assomiglia alla fine di ogni amore, che diventa una situazione eccezionale solo per chi la vive sulla propria pelle. Da fuori, è solo un aneddoto, come dimostrano i bizzarri reperti del Museo delle Relazioni Interrotte, che raccoglie gli oggetti simbolo di tanti amori finiti, oggetti che hanno significato tutto per qualcunə, ma solo una storia curiosa per chi li osserva. Mi è piaciuto molto il punto di vista di Giacomo, a cui mi è sembrato l’autore riuscisse a dare più profondità, meno quello di Veronica. Resta comunque un romanzo in grado di rendere con efficacia la complessità di un amore infranto, senza appiattirne la profondità.
Torni a casa e trovi tua moglie con l’amante. Ma non li cogli sul fatto, no, troppo facile così; sono seduti sul tuo divano del tuo salotto e aspettano te. Ti dicono: dobbiamo parlare.
È da questa conversazione di una manciata di ore che viene fuori il ritratto di un amore durato vent’anni e ormai rotto. Viene fuori come un quadro, una pennellata dopo l’altra, prima un segno più e poi uno meno, prima una carezza tenera e poi una coltellata, prima parla lui e poi parla lei. E alla fine la colpa di chi è? Di tutti, e di nessuno.
Vivisezioniamo una relazione. Scopriamo i fili di una coppia e le loro scintille, i cortocircuiti fatali nascosti dietro a uno e all’altra. Si poteva fare meglio? C’è qualcosa da recuperare, o restano solo frattaglie e detriti di cui disfarsi?
Se penso che in 150 pagine sono stata in grado di trovare tutto quello che chiedo a un libro (scrittura precisa, personaggi vivi, finale sorprendente) ho voglia di cancellarmi questo romanzo dalla memoria, ma solo per rileggerlo da capo. E piangere e ridere di nuovo, ancora e ancora. E forse non è proprio questo il senso di ogni relazione? Trovarsi e poi perdersi, ancora e ancora, piangere e ridere?
Bellissimo, se non si fosse capito. (E poi, farlo uscire il giorno di San Valentino è un colpo da maestri.)
Breve lettura molto scorrevole. Comprato nella speranza di riuscire forse un po’ a capire il punto di vista di Veronica -essendo io sempre stata convinta che chi tradisce un po’ di colpe in più le ha- alla fine ho empatizzato e compreso molto di più Giacomo. Come volevasi dimostrare.
Tanto difficile per me mandare giu questo libro, mi sono fermata varie volte perche non ero in grado di andare avanti. Duro e sofferente, mi ha creato angoscia e dolore. Penso che nel farmi provare qualcosa ci sia riuscito benissimo.
struttura narrativa molto interessante, credo sia la cosa che ho apprezzato di più e che rende il racconto più particolare e anche più scorrevole, tuttavia i racconti non mi hanno coinvolto come mi aspettavo, in generale non mi ha lasciato chissà quali enormi emozioni
In Museo di un amore infranto di Fabrizio Bonetto viviamo, con due prospettive diverse, la fine di una storia d’amore di una coppia. Emozioni, rimpianti, incomprensioni e altre piccole crepe che minano la stabilità di un rapporto vengono sviscerate dettagliatamente dall’autore al lettore imponendogli di schierarsi prima da una parte e poi dall’altra. Arricchisce la lettura la presenza di oggetti comuni mostrati e descritti come oggetti di valore poiché richiamano alla mente dei vecchi proprietari i ricordi dell’amore che fu. Proprio come succede realmente a Zagabria al Museum of Broken Relationship. Una storia semplice, asciutta ma curata, che proprio per la sua trasversalità colpisce chi legge e che ci spinge a scavare più in profondità, non fermandoci davanti all’apparenza. Museo di un amore infranto è un romanzo breve che nelle sue poche pagine racchiude dei messaggi intensi e schietti, utili per comprendere alcune delle dinamiche di una relazione matura. E poi mi sono chiesto: quale oggetto potrei dare al museo? Ma soprattutto: cosa dareste voi?
Libro che definirei abbastanza incostante. Al netto mi è piaciuto, ci sono state parti che mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi, penso soprattutto ai flashback della vita di Veronica raccontati da Giacomo o ai momenti in sala parto. Altre le ho trovate di una banalità quasi fastidiosa, in totale opposizione con le emozioni provate poche pagine prima, ad esempio il racconto degli amanti del ponte sul Piave. Condivido, come scritto da altri, l'entusiasmo nei confronti della struttura davvero intrigante, rende il libro leggero, scorrevole e di ottima compagnia. È stata una lettura che ho frapposto tra altre due decisamente molto più dense e pesanti, mi ha aiutato a superare il blocco del lettore! È un libro che consiglierei, presterei, e probabilmente rileggerei anche, magari tra una decina d'anni. Btw: ho comprato questo libro dopo la fine di una lunga relazione, non male come cerotto. Grazie Fabrizio!
«Ecco che cos’ha la fine del mio amore di così speciale: è la storia della più brutta battaglia ad armi impari che si sia combattuta. Chi ha vinto?»
Parlare di relazioni che finiscono, raccoglierne i cocci, non è innovativo. Esporli, però, è organizzare un museo con al centro proprio i frammenti di quegli amori che hanno subito una battuta d’arresto è quantomeno interessante. Per non parlare dell’utilizzare questa idea reale (perché davvero a Zagabria esiste questo museo) e costruirci attorno una storia qualunque, e per questo profondamente vera.
“𝐌𝐮𝐬𝐞𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨” di Fabrizio Bonetto, in uscita oggi, 14 febbraio, per @accentoedizioni è il racconto di un amore come tantissimi. Ma soprattutto della fine di una relazione più che decennale, di quelle che sembrano solide e indistruttibili da fuori, ma dentro rose dal tarlo dell’incomunicabilità.
Giacomo e Veronica sono una coppia solida, con due figli, entrambi con un buon lavoro e una casa accogliente. Peccato che una sera, con la moglie, trovi seduto Coso (Giovanni), un altro uomo. Ma soprattutto, assieme a loro, c’è il bisogno di mettere fine a qualcosa per dare modo a qualcos’altro di vivere. Da qui la narrazione procede per flashback, alternando la versione di lui a quella di lei, il loro passato assieme, i problemi covati dentro e mai esplicitati. Il tutto intervallato di tanto in tanto dalle schede di presentazione di oggetti del Museum of Broken Relationships di Zagabria, segno dell’inizio e della fine di amori comuni e differenti.
Una storia reale, vera e difficile. Piena di increspature e contraddizioni. La storia di Veronica e Giacomo assomiglia a tante altre, a quelle del Museo, perché alla fine spesso gli amori si somigliano. E lo stesso si può dire dei frammenti di cui si compone.
Ho appena terminato il mio primo libro a cinque stelle del 2026. Museo di un amore infranto di Fabrizio Bonetto.
È una storia che prende ispirazione dal Museum of Broken Relationships di Zagabria: un luogo che raccoglie oggetti legati a un amore finito. Piccole cose, semplici, che custodiscono ricordi di un passato felice che non può tornare. Ogni oggetto una storia. Ogni storia una fine.
Bonetto ci racconta quella di Giacomo e Veronica. Un lui e una lei qualunque, che si amano e poi, a un certo punto, non si amano più. Perché nella vita di lei entra un altro lui, Giovanni. È il racconto di una fine, narrata alternando il punto di vista di entrambi. Un romanzo che all’apparenza sembra semplice, ma è proprio il modo in cui questa fine viene raccontata a fare la differenza.
Si percepisce chiaramente il castello che si sgretola, pezzo dopo pezzo, senza mai cedere alla disperazione. Tutto è misurato, ma tagliente. Tutto è inevitabile. E soprattutto, i pensieri di Giacomo sono di una verità disarmante. Il suo punto di vista è profondamente condivisibile. La grandezza di Bonetto sta nel renderti parte del dolore di quest’uomo che sta perdendo l’unico amore della sua vita, senza che tu quasi te ne accorga. Lo fa con una delicatezza rara.
Questo libro è come il gusto amaro del caffè: è amaro, sì, ma che gusto meraviglioso ha il caffè. E a volte, quanto sa essere confortante, soprattutto quando sei stanco.
Ho amato tutto. La voce dell’autore è fresca, originale, mai stereotipata. E quanto amo leggere di una fine d’amore raccontata in modo non scontato.
“Museo di un amore infranto” racconta la fine di una relazione attraverso un’idea semplice e potentissima: trasformare ciò che resta di un amore in un museo. Giacomo Zardi, protagonista e voce narrante, ripercorre spazi, oggetti e ricordi condivisi con la moglie Veronica come se fossero sale espositive, mentre trascorre un improbabile pomeriggio in salotto ad ascoltare le confessioni e i progetti di vita di lei e dell’amante. Ogni frammento diventa testimonianza di ciò che è stato e di ciò che non potrà più essere. Ho sentito una malinconia quasi rassegnata, che rende il racconto estremamente umano. Si percepiscono un bisogno estremo di razionalizzare la fine dell’amore e di conservare, di salvare qualcosa dal baratro che lo attende oltre il confine demarcato da quel pomeriggio. È una storia che descrive brevemente ma efficacemente come i comportamenti, i silenzi e gli incontri possano condurre all’irreparabile deterioramento di una relazione, si parla di perdita, ma anche della difficoltà di lasciare andare. Argomenti estremamente universali e spesso difficili trattati in modo molto delicato.
"Ti confesso, Veronica, che avevo immaginato per noi questo momento, che ci potessimo lasciare, un giorno, ma pensavo che l'ineluttabile arrivasse dopo un periodo in cui ci saremmo detestati in tutti i modi possibili, in cui saremmo arrivati a darci fastidio: la sola presenza, l'alito,l'odore del corpo appena svegli, il modo di ridere, di sorridere, di tossire, pensavo che avremmo attraversato tutti i sentieri del fastidio, che fosse come abituarsi all'acqua gelida, prima la senti con un dito, poi con tutta la mano,immergi il piede più audace, poi le gambe, poi ti misuri con il livello-pube e, infine, dentro anche con le spalle e la testa, la testa per ultima, prima si deve congelare ilcuore per bene, sentire la fatica di dover di nuovo pompare il sangue a tutti gli arti periferici anche quando fuori tutto gela, piano. Pensavo che lasciarsi fosse così: un lento regalarsi lo schifo reciproco per fare in modo che, arrivato il momento, si debba provare quasi un sollievo. "
Entriamo nella casa di Giacomo e Veronica ma non siamo soli: c'è un uomo, due occhi nuovi che hanno iniziato a guardare il un modo nuovo Veronica che si è sentita una donna nuova, diversa da quella che Giacomo aveva avuto accanto per vent'anni, una donna che ancora poteva sognare. È la fine di un amore raccontando in modo alternato da lei e lui. Simboli di questa relazione naufragata vengono inviati al Museo degli amori infranti, a Zagabria, dove appunto finiscono le cose che ricordano relazioni finite. È una storia che ticca il cuore perché quando si è innamorati si crede che la relazione non finirà mai. Lo pensiamo tutti, poi c'è chi nel corso del rapporto si allontana e smette di amare, c'è chi ama per due, c'è chi si fa incantare da un volto nuovo che diventerà vecchio anch'esso esattamente come il primo, forse Ancor prima. È la storia della delusione nel vedere l'amore naufragare, quel sentimento che non immaginavi fosse arrivato ormai al capolinea.
Il racconto di un amore che ormai si è rotto. La caratteristica del libro è proprio nella narrazione capitolo per capitolo dal punto di vista dei due protagonisti Giacomo e Veronica. Lo scrittore ci accompagna alla scoperta della loro storia partendo dal momento di rottura ed accompagnandoci in ogni tappa del loro amore. Ho trovato molto interessante il “ruolo“ del Museo Degli Amori Infranti, un luogo in cui poter raccontare tramite alcuni oggetti simbolici amori rotti e infranti il silenzio, la delusione ed il dolore di molteplici storie d’amore che improvvisamente sono andate a sgretolarsi, ogni capitolo si apre con un breve racconto che ci permette di capire quale oggetto Veronica o Giacomo hanno deciso di spedire al museo degli amori infranti per parlare e raccontare della loro storia d’amore ormai infranto.
Un pomeriggio Giacomo rientra a casa dal lavoro e trova ad attenderlo Veronica, sua moglie, e Giovanni, il suo amante. Giacomo non sa che la sua vita sta per cambiare per sempre: Veronica e Giovanni sono lì per comunicargli che presto andranno a vivere insieme e che la colpa di ciò è delle mancanze di Giacomo nel corso della loro relazione.
A questo punto, Bonetto ci offre uno spunto di riflessione molto interessante sulla particolarità del linguaggio d’amore: ognuno ha il proprio, che non è sempre detto che venga compreso da chi ci sta accanto.
La narrazione è intervallata da descrizioni di presunti oggetti conservati all’interno del Museum of Broken Relationships di Zagabria e che tracciano una mappa di altre storie, intense, toccanti e variegate le cui strade portano al punto d’inizio: Giacomo rientra a casa dal lavoro, senza sapere che la sua vita sta per cambiare per sempre.
Se i piccoli oggetti potessero parlare e descrivere ciò che le persone hanno vissuto, si sono dette, si sono promesse, sarebbe una cosa davvero particolare. Veronica e Giacomo sono una coppia che ormai non ha più nulla da dirsi e darsi, almeno secondo lei...lui resta basito quando la moglie gli confessa finalmente che vuole andare a vivere con un altro. Lui cosi perfettino che fa fogli excel per qualsiasi cosa, che prevede e programma tutto non ha previsto che la compagna che è al suo fianco da ben vent'anni non fosse più felice. Non le basta più accontentarsi, vuole vivere. Un libro che ti lascia l'amaro in bocca, ma che a me è piaciuto. Bello lo stile, i capitoli brevi e l'aver scoperto che a Zagabria esiste un museo dove la gente manda "feticci" del loro amore infranto.
06/2025 Veronica e Giacomo sono una coppia sposata con due figli. Un giorno Giacomo, rientrato a casa, trova sul divano ad aspettarlo Veronica con il suo amante Giovanni. Comunicano il tradimento e di qui parte un riepilogo della storia d'amore, degli errori, delle mancanze e tutto ciò che ha portato Veronica ad avvicinarsi a Giovanni. La struttura del romanzo è molto interessante, un capitolo dal punto di vista di Giacomo ed uno dal punto di vista di Veronica, inframezzato da un oggetto presente nel Museo degli amori infranti di Zagabria con la sua relativa stoia. Originale, ben scritto e ben pensato. Molto bello!