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Dove la luce

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Roma, aprile 1987. Milo è un uomo che ha perso tutto per colpa di altri, devotissimo alla morte – che invoca ogni giorno, ma che non ha il coraggio di infliggersi – e costretto a vivere per strada. Federico Caffè è il Professore, figura ammantata di interrogativi destinati a non ricevere mai risposta. Il primo è un personaggio (forse) d’invenzione, il secondo un uomo realmente esistito, tra i protagonisti del dibattito politico ed economico degli anni ottanta e convinto sostenitore della necessità di assicurare alti livelli di occupazione e di protezione sociale ai ceti più deboli. La sua improvvisa scomparsa è un mistero rimasto tuttora irrisolto, il suo incontro con Milo è un nuovo enigma. Postiglione, febbraio 2023. Una voce narrante si fa carico della memoria della sua famiglia, ripercorre le fatiche e le gioie del debito d’amore che tutti abbiamo verso le nostre radici. Le vite di Milo e del Professore entrano così nella storia di una donna, di un paese, di un’intera generazione in lotta, divisa tra l’odio e la malinconia per un tempo che, forse, non tornerà più. Carmen Pellegrino firma un romanzo magico che è una discesa vertiginosa nella memoria dei luoghi e delle persone che li hanno popolati, alla riscoperta della vita nascosta e infinita che ancora li abita. Una voce libera che erra per giardini e anime, e non si perde mai.

191 pages, Kindle Edition

Published February 27, 2024

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About the author

Carmen Pellegrino

14 books13 followers
Carmen Pellegrino è una scrittrice e storica italiana. Studiosa eclettica, ha indagato alcuni dei nodi salienti della modernità, concentrando i suoi studi sui movimenti collettivi di dissidenza (come in '68 napoletano. Lotte studentesche e conflitti sociali tra conservatorismo e utopie, 2008), e focalizzando successivamente le sue ricerche sul razzismo, l’esclusione sociale e le condizioni di sfruttamento dei migranti (di questa produzione va citato almeno il saggio Le ore della mia giornata, pubblicato nell’antologia Qui si chiama fatica: storie, racconti e reportage dal mondo del lavoro, 2010, vincitore del premio reportage Napoli Monitor).

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Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for piperitapitta.
1,059 reviews472 followers
March 26, 2024
Intersezioni


Gessopalena dove Pellegrino immagina (immagina, non si tratta di una congettura) possa essersi nascosto Caffè

Devo ancora elaborare un giudizio definitivo, perché se è interessante la commistione di generi (per quanto in una lettura relativamente breve) che alterna auobiografismo a biografismo (la vicenda della scomparsa a Roma nel 1987 del professor Federico Caffè) a fiction, a poesia, e nonostante siano interessanti alcune delle riflessioni di carattere sociale di Carmen Pellegrino su società ed economia e città e paesi - ho letto su Wikipedia che "originaria di Postiglione degli Alburni, centro cilentano al confine tra Campania e Basilicata, è nota anche per il suo campo d'interesse più recente, ossia l'attenzione dedicata alla memoria dei borghi abbandonati e alla scienza dell'abbandono, intesa come forma di recupero alla coscienza del vissuto storico dei luoghi, attività per la quale l'Istituto Treccani ha appositamente registrato il neologismo "abbandonologo" - mi sembra che manchi qualcosa per elevarla, per esempio, all'altezza di autrici come Maria Grazia Calandrone, che un lavoro analogo (senza il biografismo relativo a un personaggio pubblico come fu Caffè) lo fa in Dove non mi hai portata: Mia madre, un caso di cronaca, e con una ricerca linguistica che, seppur lirica al punto da poter risultare sgradita a molti (mentre per me serve a trovare la giusta distanza, quella letteraria, dalla tragedia di cui è stata inconsapevole protagonista), a mio parere è superiore.


Postiglione degli Alburni

Mi spinge, però, a volerne leggere altro, ma anche a leggere altro su Federico Caffè; magari L'ultima lezione. La solitudine di Federico Caffè scomparso e mai più ritrovato di Ermanno Rea o uno dei due libri che gli dedica il suo ex allievo (ed economista) Bruno Amoroso, o ancora, a guardare uno dei documentari che sono stati dedicati alla sua figura e alla sua scomparsa.
Tre stelle, ma forse sono più tre e mezza.

Il titolo, nota magari sconosciuta a chi non l'ha letta, riprende un verso di Giuseppe Ungaretti

Dove la luce

Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.

Ci scorderemo di quaggiù,
E del male e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d'ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov'è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d'oro.

L'ora costante, liberi d'età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo..

(Sentimento del Tempo - Firenze, Vallecchi 1933)
Profile Image for Giovanna Tomai.
408 reviews5 followers
March 7, 2024
4,5 ⭐

Brava Carmen Pellegrino!
Questo è un libro particolare, sì allontana dai suoi consueti, è una biografia ma anche autobiografia, è un po' un saggio, è poesia.

Un po' tutto insieme, in maniera discontinua, eppure mi ha affascinata, uno stile maturo, limpido, coinvolgente.


“L’inizio e la fine si stringono la mano sorridendo. Apparire e scomparire sono una cosa sola,” mi ripeto a cantilena l’aforisma di Robert Walser.

[Sto per diventare uno scarto, reietto tra i reietti. Invisibile allo stesso modo di quelli che ricoprono i marciapiedi come un muschio olivastro, pongo qui la mia dimora, tra resti di case che non servono più a niente, mangiate dal vento. Pioverà su questo nostro tempo senza avvenire. Ma io ora so che è proprio tra le persone e le cose che suscitano solo un’alzata di spalle che si nasconde la presenza segreta di Dio. E anche nei letti di pietra, tra massi grevi e pericolanti, troverò il rivoletto di un’acqua viva. Qui ti aspetto, mia amata, qui dove è ancora tutto possibile. In quest’ora costante, in qualunque momento vorrai raggiungermi, qui mi troverai, un calco nel gesso, polvere di un tempo che poteva essere e non è stato.
Sempre tuo]
Profile Image for Emanuela Gioia  Dilibriealtro .
26 reviews
April 4, 2024
Non aspettatevi mai cose comuni da Carmen Pellegrino.
La sua voce, unica e personale, risuona sempre come un’ eco di cose lontane, di cose antiche che tornano per ricordarci l’essenza di ciò che siamo e che, per molti versi, risiede anche in ciò che siamo stati.

La storia di Federico Caffè tiene insieme questo racconto che ha tanti strati, in cui si sovrappongono voci e storie e riflessioni che di certe storie sono la conseguenza, ma anche l’origine.

Un racconto che è uno scrigno di cose brutte e belle, tenute insieme da una narrazione che, come sempre, si discosta da tutte le voci contemporanee per la sua originalità.

Dove la luce è il racconto di Federico Caffè e della sua scomparsa, ma anche del suo doppio, il professore che scrive lettere ad Adolphine e che alla figura di Federico Caffè si lega nei pensieri e nei sentimenti, e poi di
Milo, della scrittrice stessa e di suo padre e del legame con la terra che diventa radice salda e sicura.

Ed è la storia di un’Italia che è stata la base di molte cose belle - e troppe cose brutte - che oggi rimangono appese nella memoria, non senza lasciare un solco e molte ferite aperte.

Una sorta di contenitore in cui sono presenti tanti spazi, nascosti e incapsulati in un intrico di storie, dove più apri e più ci sono intrecci che si sciolgono e vengono fuori come una matrioska che contiene voci e segreti, immagini e misteri.

Voci di uomini comuni e racconti di chi del fare storie ha fatto il proprio vivere, che si intrecciano in un ordito che impone una lettura lenta, perché carica di riflessioni e di significati che si aprono come finestre sulle quali spalancare altre riflessioni e altri significati.

Un tentativo ben riuscito di decostruzione di un io che lascia spazio ad un racconto che trasuda poesia da ogni singolo segno sulla carta e che, attraverso parole e segni e nomi e voci e sussurri di un tempo passato, diventa un invito a cercare l’umanità dove ancora si annida e a restituire il giusto riconoscimento a Federico Caffè e a tutti quelli che, come lui, hanno smesso di sperare.
Profile Image for Lena La lettrice selvatica.
95 reviews14 followers
April 7, 2024
"DOVE LA LUCE" di Carmen Pellegrino
(2024 - La nave di Teseo)

La vita è avvolta nelle storie, che siano esse opera di finzione o eventi della vita reale, l'essere umano vive delle storie che attraversa, tra le pagine di un libro e tra quelle del tempo.

In “Dove la luce” di Carmen Pellegrino due vite si toccano: quella di Milo, personaggio immaginario, un uomo che ha perso tutto, anche il desiderio di vivere, per essersi fidato di una banca che poi è andata in fallimento, e la vita del professore di Economia Federico Caffè, realmente esistito, figura tra i protagonisti del dibattito politico-economico degli anni ’80 e convinto sostenitore della necessità di assicurare alti livelli di occupazione e di protezione sociale ai ceti più deboli.

Fulcro del romanzo è proprio la scomparsa del Professore, che avviene nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1987, dalla sua casa di Monte Mario, a Roma.
Sul comodino vennero ritrovati l’orologio, le chiavi e gli occhiali. Come riportato in “Dove la luce” proprio gli occhiali destarono attenzione: “Fu quello il segno, inequivocabile, del suo congedo definitivo. Non leggere, per lui, equivaleva a non esistere.”

Ancora oggi questo evento rimane un mistero irrisolto, ed è proprio qui, in questo solco segreto, che mette radice la maestria dell’autrice tessendo sapientemente la cronaca e la Storia, attraverso un lavoro di accurata ricerca e documentazione, con l’arte della finzione letteraria.
Pellegrino mette in scena i momenti che hanno portato alla scomparsa di Federico Caffè, immagina come sia avvenuto il volontario congedo del Professore dalle cose del mondo, immagina anche uno scambio epistolare con l’amata Adolphine (Simone Weil). Lui che nella vita reale non aveva una relazione amorosa e che considerava i suoi studenti come i figli che non aveva avuto, dedicando tutto se stesso all’insegnamento, nella vita letteraria si abbandona con fiducia all’amore, attratto dalla stessa corrispondenza di ideali della scrittrice e filosofa francese.

La scomparsa, filo rosso che congiunge tutti gli eventi nel libro, è intesa come desiderio di allontanarsi dal noto, dal conosciuto, dal già visto per accedere a un altrove, per riappropriarsi di un’essenza dimenticata, e forse più autentica. Non si può non pensare ad altre scomparse letterarie come il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello e a una scomparsa più reale quella di Ettore Majorana, che Sciascia aveva trasfuso nelle sue pagine (pure citata nel libro). Con le dovute differenze e precisazioni, il fu Mattia Pascal, Majorana e Caffè hanno organizzato la propria scomparsa per liberarsi dalla trappola in cui vivevano. Si assiste a un male comune, di cui si parla poco, per pudore e per poca consapevolezza, quello della perdita dell’identità causata dall’angoscia, che diviene prigione familiare nel romanzo pirandelliano, prigione accademica e quindi la trappola della scienza per Majorana, fino alla prigione del nulla esistenziale in cui forse, per ipotesi, si era specchiato il Professore Caffè, costretto a fuggire da quell’involucro sociale che non aveva, né forse avuto mai, le sue stesse ispirazioni e virando, invece, nel corso degli anni verso un declino nel sistema di valori.

In una sorta di cubismo letterario, Pellegrino rompe lo stile canonico del romanzo: in ogni capitolo muta il narratore e s’inserisce la stessa autrice con racconti della sua infanzia e della sua adolescenza. Il narratore autodiegetico fa sentire la sua presenza senza mai rompere il flusso narrativo né invadere lo spazio riservato all’io narrante. L’io della scrittrice si fonde così con un io universale, che si può chiamare “noi” a testimonianza del destino comune a cui tutti siamo sottomessi.

La scrittrice destruttura i canoni del romanzo, azzarda e vince, crea un’opera originale nel panorama italiano della letteratura contemporanea, riportando nel grembo della narrazione pensieri, riflessioni e citazioni da Federico Caffè a Simone Weil, intrecciando i fili della Storia del Belpaese, e altri eventi storici, con quelli della pura narrazione. La scomparsa del Professore Federico Caffè, la strage di Ustica e poi quella di Bologna, l’omicidio di Giorgio Ambrosoli e lo scandalo Sindona, lo sbarco degli albanesi sulle coste pugliesi, Saddam Hussein e la Guerra del Golfo fino alla pandemia, la guerra in Ucraina, Pellegrino tesse un racconto che richiama diversi piani temporali, il finire degli anni ’70, e poi gli anni ’80 e ‘90 fino ad arrivare ai giorni nostri, e in tale contesto soggettivo e multidimensionale, rompe la prospettiva lineare della trama e del tempo, riannoda i fili fra passato e presente, senza mai rendere l'opera frammentaria. Sia lo stile che il tempo narrativo, che non è cronologico, portano una ventata di sperimentazione che ho apprezzato tantissimo.
Ecco che, in quest’opera di travaso, vengono alla luce le riflessioni di Caffè sull'eguaglianza, sul lavoro e sulla dignità, sulla protezione e il benessere sociale. Ma c’è spazio anche per la filosofia di Aristotele e per i passi biblici, per l’abbandonologia e il genius loci, per la letteratura e la poesia.
La discesa che Pellegrino compie, perché è un viaggio nella profondità delle cose e delle emozioni, è una discesa nei ricordi, nella memoria, nei luoghi, nelle vicende di cronaca che ci hanno riguardato anche se non ci hanno toccato direttamente, negli oggetti che un tempo abbiamo usato, come le scatole di latta dei biscotti danesi, ritrovo di fotografie ingiallite o bottoni o rocchetti colorati. E’ anche una ricerca di stile e di linguaggio, definire “Dove la luce” un romanzo ci condurrebbe in errore, piuttosto è una mescolanza di generi letterari, che vanno dal memoir alla biografia romanzata, dal romanzo epistolare al saggio, è finzione e realtà, è ombra e luce insieme.

Pellegrino fa accadere ancora il passato, lo mescola al presente e crea una cosa futura e nel farlo si affida al concetto di decreazione di Anne Carson per la quale "raccontare è una funzione dell'io”. E’ attraverso la decreazione dell'infinitamente grande che Pellegrino arriva all'essenza dell'infinitamente piccolo che la stessa Simone Weil, controcanto in queste pagine, definiva "questo ordine del mondo è interamente umano, salvo quel qualcosa senza nome su cui inciampa e ci circonda di nomi".
In questo caleidoscopio di eventi apparentemente divisi, permeati dal sentimento dell'assenza, della nostalgia e dell’abbandono, concetto carissimo all’autrice, si rivela il tutto permanente. Tutto ancora accade pur essendo accaduto, e tutto quel che accadrà ha radici lontane.
Come per Weil, secondo la quale l’unico ostacolo per raggiungere Dio è l’io, e poi per Carson, anche per Pellegrino la logica della creazione attraverso la scrittura, e dunque l’arte, è necessità, ma per attuarla occorre privarsi dell’io, metterlo a servizio degli altri, in questo caso attraverso le parole, così come Dio si è messo da parte per permettere all’uomo e alla donna di esistere. In questa assenza-presenza richiamata sin dal titolo, bisogna comprendere il significato taumaturgico della scrittura, l’attesa della luce con la quale Carmen Pellegrino ci ha inondato.

Recensione a cura di Lena Ceglia

https://www.facebook.com/LenaLalettri...
Profile Image for Adriana Moretti.
734 reviews7 followers
October 5, 2024
Un libro saggio-romanzo Tre storie si intersecano tra loro: quella del Professore, Federico Caffè, del quale si perderanno le tracce a partire dal 15 aprile 1987. Quella, inventata, di Milo Marsico, un uomo che ha perso tutto e si è ridotto a vivere per strada aspettando una morte che tarda ad arrivare. Sullo sfondo, a fare da collante e da fil rouge per meglio contestualizzare questo romanzo-saggio di una generazione, c’è la grande Storia, specie i fatti che hanno segnato in maniera indelebile il decennio degli ottanta.
Un componimento atipico che ci rimanda a un episodio e poi all’altro senza di fatto seguire quello che è un ordine cronologico ben definito. La storia è dunque composta da salti temporali che si susseguono, ancora è composta da un flusso di coscienza che non si imbriglia e che segue le sue logiche senza che le sue logiche siano coerenti. Moltissime le citazioni ad altri libri e autori.
Profile Image for Cristiana Facchini.
229 reviews3 followers
August 2, 2024
Adoro libri così, fatti di trame impalpabili fra storie vere e personaggi di fantasia.
Scritto divinamente, alterna sapientemente fatti di cronaca
e invenzioni, senza perdere mai la poeticità.
L'intrusione della cronaca, con fatti spiccioli riassunti talmente
bene che sono un ottimo riassunto di vicende intricate come P2
e affini, serve solo a dare dimensione temporale.
La vicenda della scomparsa di Federico Caffè
fa da specchio ad altre vicende, comprese quelle dell'autrice stessa,
ed è una danza in cui si giunge al finale con un inchino e un bacio al cielo.

Se volete leggere un libro splendido, eccovelo!
Profile Image for Marina D'Agnese.
129 reviews
August 31, 2025
Carmen Pellegrino sussurra... Con sensibilità narra le storie dei personaggi che si muovono nel romanzo, suggerisce riflessioni, propone le proprie acquisizioni! Evoca paesaggi, persone, sentimenti. Mi è piaciuta la sua scrittura, il suo "gentile" andare al fondo delle cose.

"Esiste un obbligo verso ogni essere umano [...] nessuno penserà sia innocente chi, avendo cibo in abbondanza e trovando sulla soglia della propria casa un essere umano mezzo morto di fame, se ne vada senza dargli aiuto"
"C'è vero desiderio quando c'è sforzo d'attenzione. [...] sono con te nel ritenere l'attenzione la forma più rara e più pura della generosità"
"Per le modalità culturali in cui nasciamo, tra religione e patriarcato, in quell' amore che ci viene dato c'è una piccola clausola, da restituire con gli interessi "

Nel romanzo sullo sfondo tante vicende storiche che hanno scosso gli animi degli italiano nel corso del '900: guerre, terremoti, scandali... Si ritrovano inoltre tante citazioni dalle tante letture di Pellegrino
Profile Image for Andrea Picariello.
69 reviews1 follower
September 17, 2024
Le radici. Così impregnate del sangue delle origini, del tetto che s’è preso la responsabilità di assistere alla nostra nascita, del constatarci come esistenti, prima di diventare figli del mondo, dell’esterno. “Dove la luce” di Carmen Pellegrino è stato il primo romanzo con cui mi sono approcciato a questa autrice, di cui non vedo l’ora di leggere altro. Complesso, forse, ma senza mai perdere di chiarezza, concedendo nelle pagine in cui è essa stessa la voce narrante, da Postiglione, le emozioni più vivide e travolgenti.
“Creazione contro decreazione”, citazione tratta da un capitolo di quest’opera che mi ha tolto il fiato e di cui non aggiungo altro perché meritevole d’essere vissuto senza anticipazioni dal lettore. Bellezza nel dolore. Meraviglia allo stato puro.
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