"Aver deciso di abbandonare la Russia le pesa in modo insopportabile. È un dolore quasi fisico..." 1917: la Russia è sconvolta dalla rivoluzione d’ottobre, che cambierà con violenza l’assetto del mondo. Dopo la terribile sorte dello zar e della famiglia imperiale, gli Olsufiev fuggono da Mosca per cercare riparo in Italia, a Firenze, dove hanno la fortuna di possedere una casa… Basato su documenti storici, diari, lettere e foto in possesso dell’autrice, discendente di quella nobile famiglia, L’apolide è l’appassionante storia di una fuga e di un approdo. E della vita che i protagonisti, sostenuti dalla forza d’animo della matriarca Olga, devono affrontare nella nuova patria, dove il destino riserverà loro molte sorprese.
Una bella vicenda familiare, anche se romanzata che serve oltre che a ricordare, a capire che si può sempre ricominciare. Una famiglia russa aristocratica, di intellettuali e mecenati, in fuga dalla rivoluzione trova rifugio in Italia. Negli ultimi 150 anni sono poche le famiglie che non sono state colpite dalle guerre, dalle rivoluzioni, dal mondo quotidiano che improvvisamente va i frantumi e non tutte hanno attraversato indenni la tempesta. Durante un interessante incontro con l'autrice mi ha colpito la considerazione su quanto sia importante l'accoglienza, se i contadini incontrati lungo la fuga non li avessero nascosti, se l'Italia non avesse accolto 100 anni fa i suoi bisnonni profughi scacciati dai bolscevichi, nulla sarebbe stato possibile.