Se hai un segreto, prendilo, portalo sull’Hindu Kush e nascondilo sotto una pietra.
Non c’è un giorno in quei nove mesi e poi nelle lunghe ore del travaglio che Daria non abbia pregato perché nascesse un maschio. Che non abbia tremato per le conseguenze in caso contrario. Suo marito, il giovane e valoroso comandante, non avrebbe potuto sopportare l’affronto di una femmina. Solo al primogenito maschio il comandante può trasmettere tutto ciò che ha imparato dal padre e dai suoi avi. Solo un primogenito maschio può garantire al giovane comandante il rispetto dei suoi combattenti e della sua tribù, sui monti dell’Hindu Kush, in Afghanistan. Daria sa bene cosa può fare il villaggio se mette al mondo una bambina.
Una femmina vale meno di una pecora, meno di niente. Potrebbe anche non esistere. Così Samira, che nasce nonostante tutte le preghiere, non vivrà un solo giorno da bambina.
In segreto il comandante decide che la crescerà come un maschio e che il suo nome è Samir. E che, quando sarà il momento, prenderà il suo posto. Samir impara a cacciare, ad andare a cavallo, a sparare e a combattere e gode di una libertà che alle donne è sconosciuta. Molte domande e turbamenti si agitano in lei, ma si allena a soffocarle. Per tutti è un ragazzo forte e saggio e i suoi soldati non hanno se mai il comandante morisse in battaglia, dovrà essere lui la nuova guida.
Un caso editoriale che ha emozionato il mondo, una storia vera, avvincente e indimenticabile. Un turbine di sentimenti, conflitti interiori e sociali sullo sfondo di un Paese senza pace. La storia di una bambina coraggiosa in lotta per riappropriarsi della propria vita e del proprio destino.
Writer and maker of documentaries and films, Siba Shakib was born in Iran. She grew up in Teheran and recalls learning early in life that ‘girls have lesser value than boys’. She attended a German school in Teheran. where she received lessons in five religions and where she learnt different languages. Her higher education took place mainly in Germany where she completed her studies at the University of Heidelberg. Her work has taken her to many countries, but her attention became more and more concentrated on the war-torn Afghanistan where she worked before and during the command and terror of the Taliban. Several of her documentaries have won awards, including the moving testimonials she has made of the horrors of life in Afghanistan and the plight of Afghan women in particular.
Sino a poco prima della sua nascita, sua madre pregava, sperava e si convinceva che alla luce sarebbe venuto un bambino. Amara e spiacevole sorpresa scoprire invece della nascita di una bambina che come primogenita avrebbe messo vergogna alla sua famiglia. Per questo motivo Samira viene nascosta e diviene una “bacha posh”, ovvero una delle bambine costrette a rinnegare la loro sessualità e a diventare "maschi". Per questo taglia i capelli, indossa abiti maschili e prende il nome di Samir. L'unica consolazione è godere di una libertà che alle donne non è concessa.
" Non c’è un giorno nei nove mesi della gravidanza che sua madre Daria non abbia pregato perché nascesse un maschio. "
Narrativamente parlando questo libro potrebbe essere paragonabile alle storie di Mulan e Lady Oscar, ma il fatto che sia una storia vera è ancora più potente e scioccante. La storia di Samira ti commuove, anche perché pensi a tante altre come lei, ti entra dentro potente come un pugno e ti distrugge emotivamente ma al tempo stesso ti porta alla conoscenza di un altro mondo così diverso e così ricolmo di maschilismo e pregiudizi che portano una donna a sentirsi sbagliata anche solo per essere nata prima di un maschio, che vorresti urlare. Un romanzo che certamente non è facile da reggere per i più sensibili ma che secondo me è essenziale affrontare e scoprire.
Ambientato tra le aspre montagne dell’Hindu Kush in Afghanistan, il libro racconta la storia di Daria, una madre che prega affinché il figlio che porta in grembo sia maschio. Purtroppo così non è: nasce Samira, una bambina costretta a vivere come un ragazzo per sfuggire ad un destino già segnato dalla società in cui è nata. 😞
L’autrice ci immerge in una realtà fatta di rigidi codici tribali, dove nascere femmina è considerato una disgrazia, un peso per la famiglia e la comunità. È in questo contesto che Samira diventa Samir, cresciuta come un uomo, addestrata a cacciare, combattere e a essere la guida che tutti si aspettano. La protagonista vive una vita che non le appartiene davvero, costretta a reprimere il proprio vero io e a combattere per trovare un equilibrio tra il suo ruolo sociale e la sua libertà 🕊️
Le riflessioni sono profonde e complesse. Shakib ci porta ad esplorare tematiche cruciali come la condizione femminile, l’identità di genere, il peso delle aspettative familiari e sociali, ma anche la libertà, la forza interiore e la ricerca della propria voce. È un libro che non si leggere con leggerezza: ogni pagina è intrisa di dolore. Il percorso di Samira è una lotta continua tra ciò che le è stato imposto e ciò che il suo cuore le suggerisce, in un mondo dove essere donna può significare non esistere affatto✨
Un inno alla resistenza, alla lotta per l’autodeterminazione, un libro che ci invita a riflettere su quanto sia fondamentale essere fedeli a se stessi, anche quando tutto intorno ci spinge a nasconderci🥲
annanenci_booklover Una storia vera, toccante, profonda...si parla di "basha posh" bambine cresciute come maschi in Afghanistan.
L' importante di avere un primogenito maschio, a cui tramandare tutto il sapere degli avi. La vergogna se il primogenito sia una femmina, inconcepibile. Questo è quello che succede alla piccola Samira, agli occhi di tutti è il piccolo Samir, cresciuto e addestrato come un maschio, al punto tale di maturare con la convinzione di essere realmente un maschio. Un viaggio introspettivo, emozionante. Un grido alla libertà della donna, al diritto di imparare a leggere e
scrivere per avere una porta che affacci sul mondo.
Un romanzo struggente, una celebrazione alla vita e alla libertà. Uno sguardo ravvicinato ad una realtà cruda, fatta di ingiustizie e di violenza travestita da cultura e tradizione. La storia di Samir(a) e della sua rivalsa sulla vita, dovrà affrontare non poche prove e avversità prima di potersi dire un vero uomo. Credo che sia un libro da leggere almeno una volta nella vita, per capire quanto piccoli sono i problemi del nostro quotidiano.
⭐⭐1/2 Mi aspettavo una storia reale, una testimonianza, magari verosimile se non proprio vera o che, se pure non appartenente ad una persona in particolare, racchiudesse un insieme di esperienze simili. L'autrice ha scelto di raccontarla invece sotto forma di favola, una favola triste ma con un finale diverso da quello che poteva sembrare romantico, con la realizzazione del sogno d'amore cui sembrava tendere tutto il racconto. Ma non era il finale giusto: avrebbe soffocato l'ideale di affermazione della libertà personale che invece domina tutto il libro ed è l'obiettivo ricercato dalla protagonista. Con la nota finale l'autrice ci riporta, con poche parole secche e dirette alla realtà dell'Afghanistan, oggi più dura che mai per le donne, private della libertà di essere persone, di vivere, semplicemente di essere. E queste racchiudono il significato di tutto il libro. Se il contesto ed il messaggio mi hanno colpito e rattristato il cuore, al pensiero di tanta mancanza di libertà e dignità, il libro non ha mi ha però conquistato per lo stile con cui li ha resi: la prima parte molto lenta, poi acquista ritmo e diventa più coinvolgente ma i passaggi riflessivi a volte estremamente lunghi e ripetitivi, seguiti da cambi di scena talvolta subitanei e bruschi mi hanno spezzato il passo e lasciata insoddisfatta. La narrazione dei sentimenti non mi ha coinvolto come avrei voluto. Belle invece certe figure retoriche utilizzate dalla scrittrice e davvero originali: "I giorni diventano uccelli, formano uno stormo, si librano in aria e volano via." "Il cuore di madre si tramuta in carta e si strappa."