Su quella collina non c’era nulla, solo una vigna non curata e un casolare abbandonato. Su quel pezzo di terra incolta Riccardo Mannoni ha costruito un mondo di salvezza e speranza. Rispettando le sue regole in Collina scoprirai la libertà del vivere in comune, una libertà diversa da quegli eccessi che diventano prigione. È questo che Riccardo promette a chiunque varchi quel cancello, la Collina può strapparti all’eroina e restituirti alla vita.Di quel regno Ivan è il figlio prediletto. Ha saputo guadagnarsi la fiducia di Riccardo, diventando il suo autista, la persona a cui affidare i compiti piu` delicati. In Collina Ivan ha conosciuto Barbara, inquieta e ribelle. Si sono innamorati e si sono sposati, dopo aver ottenuto il permesso di Riccardo. Perché è lui a decidere chi puoi amare e chi devi odiare. Valentina e` nata e cresciuta in comunità, un giardino incantato immerso nel verde dove tutti hanno da dormire e da mangiare. Tutti lavorano e sono uguali, il denaro non esiste.Ma non tutti sanno, e molti fanno finta di non sapere, che da quel paradiso e` impossibile scappare. Ci sono “gli angeli” per questo, chi ci prova viene ripreso e riportato indietro con qualunque mezzo, sempre. E la salvezza passa talvolta per l’umiliazione, le botte, le catene e le celle d’isolamento. Una cura che ha il sapore di una condanna. "La Collina" è un romanzo epico, la storia di una famiglia che si unisce a quella di tanti uomini e donne che hanno abitato quel mondo sperando di tornare alla luce. È il racconto incalzante e appassionato di una voce candida che cuce insieme i fili di tanti destini, i salvati e i sommersi che in nome della guerra alla droga hanno finito spesso per sacrificare se stessi.
Ho iniziato la lettura con due pregiudizi. Il primo positivo, a tutto vantaggio di Andrea Delogu. Il secondo negativo: ho sempre pensato male di San Patrignano, di Muccioli, dei suoi accoliti e degli amici (tra i quali, accanita come nessun altro, Letizia Moratti, la stessa che in veste di assessore alla sanità della Lombardia voleva distribuire i vaccini anti-covid in base al PIL, idea che credo nemmeno Goebbels avrebbe partorito). Alla fine della lettura confermo entrambi i pregiudizi, ormai trasformati in giudizi: viva Andrea Delogu, abbasso Sanpa. L’epigrafe è tratta dal romanzo di Leonardo Pica Cimarra che ha un titolo estremamente indicativo: Ad avere occhi per vedere. Infatti, ad avere occhi per vedere, è impossibile non vedere, e dunque non capire, cosa è successo su quella collina.
Necessita un po’ di tempo per abituarsi allo stile di scrittura, ai dialoghi in corsivo e a quelli invece in presentazione classica, all’uso martellante del tempo presente, quello delle sceneggiature (il co-autore, ma di fatto il vero scrittore, è Andrea Cedrola, che di mestiere fa appunto lo sceneggiatore per cinema e tv). Necessita un po’ di tempo per abituarsi al fatto che l’io-narrante è quello della stessa Andrea Delogu bambina – che alla Collina trascorse i suoi primi dieci anni di vita – ma è spesso così onnisciente che viene da farsi domande sull’attendibilità di quanto si legge. Presto si capisce che è frutto di racconti diretti, e/o di interviste propedeutiche alla scrittura. È un romanzo memoir un po’ squinternato e dove forse non tutto è indispensabile: ciò nonostante più sono andato avanti e più il flusso mi ha preso e avviluppato. Al punto che ho sentito il bisogno di andare a vedere la serie Netflix, che invece alla sua uscita avevo evitato come la peste.
Quale dei due è più onesta e più vicino al vero, il libro o la docuserie? A me pare che entrambi mostrino più ombre che luci. E se non mi è difficile credere che Andrea Delogu, nata e cresciuta a San Patrignano (La Collina), abbia vissuto in quel luogo un’infanzia speciale, unica e felice (anche se io tendo a pensarla come Tove Ditlevsen: Quasi tutti gli adulti sostengono di avere avuto un’infanzia felice, e magari ne sono davvero convinti, ma io non credo. Secondo me, sono semplicemente riusciti a dimenticarla) – considerato anche il fatto che il padre di Andrea era un prediletto del boss santone sciamano dio, suo autista personale nonché guardia del corpo (nonostante il suo passato, che non era quello di un tossico qualsiasi, ma anche di spacciatore e delinquente autore di vari reati, nonostante questi precedenti, per proteggere il suo boss Walter Delogu girava spesso armato di ben due pistole), e non mi è difficile credere che le “redenzioni” ci sono state, molti sono i guariti (spero bene, restavano intrappolati in quel luogo per anni, anche 10, come i Delogu, perfino 16), le ombre – e con ombre intendo “sorvegliare e punire”, la coercizione fisica basata sulla violenza, e quindi le botte e le percosse, le overdosi non di ero ma di cazzotti, le catene le manette i lucchetti, le segregazioni, le reclusioni al freddo e al gelo senza acqua e cibo, le regole asfissianti, gli schiaffi, il disprezzo dei diritti umani e dell’altrui libertà, i suicidi i suicidati e gli ammazzati – le ombre vincono di gran lunga, spargono un buio che cancella qualsiasi luce.
Alcuni dei ragazzi trovati incatenati a San Patrignano durante l'irruzione dei Carabinieri.
Ma per fare del bene si può usare qualunque metodo? Non c’è un limite da non superare? O vogliamo usare anche per Muccioli l’espressione diventata celebre per giustificare il dittatore nato a Predappio: ha fatto anche cose buone?! 1500 mq di villa personale circondata da un grande parco recintato con fagiani, galli cedroni, fenicotteri rosa, daini, sauna e jacuzzi, acquario di pesci tropicali, cantina di vini pregiati del figlio, caveau blindato, maggiordomo in livrea, giardiniere più cinque tra cameriere e stiratrici. Per non parlare del parco macchine: suo figlio Andrea la Mercedes 300 e lo scooterone Honda, suo figlio Giacomo la Porsche Carrera cabrio e la Bmw K100 oltre ad una Range Rover per le gare di autocross, lui, Vincenzo, girava con la Mercedes 600, la moglie con una Bmw 318 familiare. Sanpa era corredata anche di zoo, con tanto di tigre, pantere, orso e quant’altro. Come non pensare alla Hacienda Napoles di Pablo Escobar? Direi di sorvolare sull’abitudine del guru fondatore di intrattenersi in privato a letto con i ragazzi più giovani, anche se sul consenso di quest’ultimi è difficile scommettere.
Alcuni dei ragazzi trovati incatenati a San Patrignano durante l'irruzione dei Carabinieri.
Un provvidenziale decreto approvato dal primo governo Berlusconi (quello con Letizia Moratti presidente della RAI, lei che insieme a suo marito è eterna grande sponsor di Sanpa) conferisce agli edifici adibiti a comunità terapeutiche e a quelli per l'inserimento sociosanitario nelle stesse, la qualifica di opere pubbliche indifferibili e urgenti che pertanto sono esonerate dal pagamento degli oneri di concessione oltre alla possibilità di una loro realizzazione in deroga agli strumenti urbanistici. In altre parole da quel momento Muccioli poteva costruire tutto quanto voleva senza alcun permesso, risparmiare i circa quattro miliardi dovuti per il condono degli abusi già fatti e, di fatto, dunque, condonare l'intera S. Patrignano, compresa la sua villa. La Collina diventa un serbatoio di voti per i politici amici: se ne potevano calcolare circa ventimila, tra interni reclusi e familiari. Per la cronaca, alla morte di Muccioli (1995) San Patrignano è valutato oltre 30 miliardi di lire e ne incassa 22 l’anno con le sue varie attività.
Alfio Russo, condannato per l'omicidio di Roberto Maranzano, ma niente carcere.
E come dimenticare che all’inizio della sua ascesa Muccioli si autoinfliggeva finte stigmate alle mani col trincetto per convincere creduloni e allocchi. Era l’epoca delle sedute spiritiche, dell’imposizione delle mani, del medium. E qual era la cura per i suoi cosiddetti “figli” (capienza massima quota tremila): sai quando entri mai quando esci – qui fai e farai solo quello che io ti ordino – devi ubbidire – devi chiedere il permesso per tutto – ti controllo telefono, posta e quant’altro – le botte fanno parte della cura – medicine non avrai, ma sano lavoro fisico non retribuito – la tua privacy è rimasta fuori di qui – scopi solo se lo dico io - appartieni a me che sono tuo padre tuo signore tuo dio tuo padrone.
Se poi alle ombre evocate dal sottotitolo della docuserie, che sono uscite alla luce del sole, finite nei processi, si aggiunge che Sanpa col tempo, molto presto, diventa una cittadella, un fortino fuori da qualsiasi giurisdizione e legge, con la sindrome dell’assedio, che il suo sovrano accumula potere (c’è stato un periodo in cui lo si voleva ministro della salute, un uomo che di igiene e salute ha sempre saputo molto poco) possesso e denaro (cavalli da corsa, comprati per miliardi di lire, mazzette, scommesse illegali, traffici, cani da concorso…), si fa notte piena.
Il cadavere di Roberto Maranzano abbandonato in una discarica abusiva a Terzigno, in provincia di Napoli , su ordine di Vincenzo Muccioli.
PS La Collina Del Disonore (in originale semplicemente “The Hill”, del 1965) è un film bello e potente diretto da Sidney Lumet con un magnifico Sean Connery. https://www.imdb.com/title/tt0059274/...
Walter Delogu, papà di Andrea, guardia del corpo di Vincenzo Muccioli, poi divenuto superteste nel processo per l'omicidio di Roberto Maranzano.
Polemiche su polemiche in queste settimane, dopo l’uscita su Netflix del film documentario Sampa. Per me che San Patrignano, apre un ventaglio di ricordi, c’è stata la necessità di leggere qualcosa ed ho scelto questa testimonianza romanzata che è stata pubblicata nel 2014.
A scrivere è Andrea Delogu, la conduttrice televisiva nata nella comunità di San Patrignano. Il suo racconto è guidato dalla penna dello sceneggiatore di Andrea Cedrola che lascia impressa una forte impronta cinematografica.
Cambiano i nomi ma tutto molto riconoscibile. In primo piano suo padre Walter (Ivan le libro) che diventa autista e braccio destro del tanto discusso patriarca Vincenzo Muccioli.
Luci ed ombre, sottotitola la produzione di Netflix.
Le luci sono quelle dell’infanzia serena di chi ci racconta di una vita di comunità dove sì c’erano ferree regole ma a stretto contatto con la natura e in un clima di condivisione.
Le ombre alla Delogu sono state raccontate dopo, dai genitori e da altri testimoni. Sono ombre pesanti su cui ancora oggi forse non sappiamo tutta la verità.
Un buio che ha una certezza: quest’uomo ha costruito qualcosa di mai pensato ma lo ha fatto come un educatore che tradisce prima la regola del rispetto e poi tradisce i suoi stessi intenti lasciandosi andare sempre di più in una trama che ha tutto il sapore del peggiore dei thriller.
Dopo aver guardato su Netflix la docuserie “SanPa: Luci e tenebre di San Patrignano”, che mi ha colpita tantissimo, sia nel bene che nel male, non ho potuto fare a meno di leggere anche questo libro, dove tra gli autori compare la figlia di Walter Delogu, ex ospite della comunità, nonché braccio destro ed autista di Vincenzo Muccioli.
Non so se quanto ho letto sia una versione romanzata di fatti veri, alterati per fini narrativi, oppure se sia tutto vero. Non mi interessa. Non toglie niente al libro, che ho trovato bello ed avvincente.
Mi è piaciuto il ritmo, la storia. Ho faticato un po’ nei cambi di registro di alcuni dialoghi, perché non riuscivo con facilità ad intendere chi dicesse cosa, e non volevo perdermi neanche una parola. Molto particolare l’espediente dello schema da Carta di Identità per introdurre i vari personaggi, nel corso della trama.
Insomma un libro che ti tiene incollata alla sue pagine, e ti porta a volerne sapere di più, a ricercare informazioni, dettagli, ecc.... ecco, per me è questo l’effetto di un buon libro!
La cosa che sicuramente mi è arrivata fortissima, è la concezione dei tossicodipendenti, visti come dei beni da accumulare in numero sempre maggiore. Ho avvertito la riduzione di “essere umano” a “mattone” per costruire una città indipendente, un impero potentissimo. Un impero concepito proprio con quelle componenti che la società dell’epoca scartava e relegava ai margini, senza occuparsene veramente, i tossicodipendenti.
Questo romanzo, come la docuserie, non ha modificato, l’idea che ho di Muccioli, un uomo che a mio avviso ha avuto una grande intuizione, era partito bene, e poi ha deviato... ci sarebbero tante cose da dire, ma nessuna aggiungerebbe o toglierebbe meriti a questo bel libro. Imperdibile.
Non avrei capito nulla se non avessi visto il documentario su San Patrignano di Netflix. È anche vero che forse non avrei nemmeno letto questo libro, ma è davvero poco comprensibile.
Partendo dalla concezione della "droga come male del nostro periodo storico" e desumendo che gran parte della responsabilità ricada sulla poca severità dei genitori, un uomo, Riccardo Mannoni, decide di sfruttare la sua intuizione e fondando un centro di cura autoritario, applica "l'astinenza forzata" ai suoi pazienti, convinto che "un drogato è capace di intendere, ma non di volere". A questo proposito egli instaura una sorta di Reparto d'azione (i cosiddetti "Angeli della Collina"), che tramite l'uso della violenza, hanno il compito di riportare indietro chi scappa. Il libro, però, svia da quello che dovrebbe essere il suo perno portante, la droga, e diventa la narrazione dell'accumulo, altrettanto inebriante e persuasivo, dei soldi. Verso la fine, infatti, la narrazione tende a tingersi di poliziesco, con scontri armati, processi, pene e ricatti, che non centrano molto con l'essenza del libro, a mio avviso. Mi è piaciuto che la storia fosse raccontata dagli occhi di una bambina, Valentina, che vive insieme al padre, Ivan e alla madre, Barbara, in Collina, in quanto le vicende risultano filtrate e smorzate dagli occhi ingenui dell'infanzia, ma trovo, comunque, antitetico che una bambina a quell'età possa formulare tali argomentazioni e raziocini. Ho inoltre apprezzato la descrizione in formato "carta d'identità" dei nuovi personaggi che via via entravano nella scena.
Bah… Questa paraculaggine del “romanzo” è veramente una pantomima ridicola, quando manca in partenza il coraggio di fare il proprio lavoro, ecco una falsa partenza. La scrittura non merita, i personaggi risultano macchiette indelebili, altro che basati nella realtà. Certo, avendo visto “Sanpa” sò con certezza che il padre della Delogu è uno squallido e borioso pallone gonfiato ma tutti gli altri? 2 stelle perché un letteronza con velleità letterarie è sempre meglio di Giorgia Meloni, ma il livello resta preoccupantemente basso.
La Delogu è figlia di Walter, che da giovane venne accolto nella comunità di San Patrignano per disintossicarsi, e che poi diventò addirittura l'autista e il braccio destro di Vincenzo Muccioli. Andrea, dunque, in quanto figlia di Walter e di un’altra ospite della comunità, ha vissuto a San Patrignano durante i suoi primi dieci anni di vita e nel romanzo “La collina” ricostruisce questa parte della propria esistenza, ovviamente secondo il suo soggettivo punto di vista e avvalendosi dell’aiuto di Andrea Cedrola, coautore. Non si tratta però di un memoir nel senso stretto: la Delogu nel suo racconto cambia i nomi di tutti i protagonisti (Muccioli ad esempio diventa Riccardo Mannoni, suo padre Walter diventa Ivan) e destruttura tempi e focalizzazione della narrazione, alternando diverse voci e creando un intreccio spesso complicato da seguire. Quello che appare indubbiamente chiaro è la volontà di dipingere San Patrignano come un mondo chiuso, regolato da norme rigidissime e sottoposto allo strapotere di un capo, Muccioli, che dà e che toglie, che premia e che punisce, che accentra su di sé sentimenti contrastanti, che vanno dall’adorazione all’odio. Nel romanzo trovano posto alcuni fatti tragici realmente accaduti nella comunità, che di fatto segnarono l’inizio del tramonto del regno di Muccioli. E’ un romanzo che invoglia a saperne di più, che sprona a cercare informazioni e che ci mette davanti a interrogativi complessi. E questo è il lato positivo de “La collina”. Poi c’è lo stile narrativo, su cui davvero ho una posizione molto critica: dalla scelta dei tempi verbali, all’uso della punteggiatura, all’alternanza delle voci narranti, che va modulata e architettata bene per non disorientare il lettore. Ecco, su questo fronte proprio posso dire che non l’ho apprezzato. Prossimo obiettivo: la visione di Sanpa.
Questo libro così come il documentario Sanpa mi ha suscitato sentimenti molto contrastanti ma è stata la conferma che quel luogo non sia stato solo un posto di tentata 'redenzione' ,da parte di qualcuno che in qualche modo ha fatto credere di essere un dio, ma anche qualcosa di molto più triste e crudele.
Il racconto è avvincente, qualche difficoltà a seguire a volte i 'dialoghi' ma l'ho letto con molto interesse e curiosità, a volte anche con disgusto.
In passato ho sempre pensato che la comunità fosse stata una soluzione ad un problema che purtroppo lo Stato e le famiglie non erano state in grado di gestire ma ad oggi non sono più sicura che sia stata una 'buona' soluzione.
Se legalmente cambiare nomi e luoghi é sufficiente per fare di questa una storia inventata, é evidentela volontà di raccontare l'esperienza dell'autrice a San Patrignano, comunità dove ha passato l'infanzia. La denuncia delle violenze giornaliere, delle carcerazioni, delle umiliazioni esplode nel testo contrastata dai ricordi di una bambina cresciuta in una comune idealizzata. (Volontariamente) Impossibile distinguere il romanzo e la realtà, i fatti realmente accaduti e quelli solo ipotizzati, se non completamente inventati, ma é quello che SanPa é sempre stato: una divisiva contraddizione
La storia e' interessante, soprattutto se si considera che e' basata sulla storia di San Patrignano, ma e' scritta male. I soggetti cambiano periodicamente e a volte non te ne rendi conto immediatamente. Se te ne rendi conto ma lasci il libro per un paio di giorni quando lo riprendi potresti non ricordarti chi stava "parlando". Questo senza menzionare che la punteggiatura viene usata senza alcun criterio. Una occasione sprecata.
Difficile fare una recensione... a tratti noioso a tratti interessante a tratti incomprensibile a tratti ben scritti... Tuttavia non essendomi mai interessato alla vicenda San Patrignano ho aperto una finestra e ora vedrò di recuperare anche la serie TV. Essendo una storia vera romanzata su San Patrignano consiglio comunque la lettura.
Scrittura particolare, a tratti poco scorrevole. La storia è molto interessante, non so fino a che punto sia veritiera o romanzata ma mi ha molto incuriosita su una vicenda della nostra storia di cui sapevo molto poco. Consigliato
La scrittura non mi ha colpita particolarmente, e nemmeno la struttura del “romanzo”. L’ho letto essenzialmente perché avevo appena finito di vedere il documentario di Sanpa e volevo approfondire la tematica.
Sicuramente un libro che può far riflettere ma esclusivamente per la tematica in sè.
"Così come una volta dentro bisogna essere pronti per andarsene, è altrettanto importante essere pronti per entrare. Voi dovete essere sicuri di volerlo e io devo essere sicuro che lo vogliate"cit
Storia interessante ma sviluppata abbastanza male. I continui salti temporali e lo stile semi-flusso di coscienza rendono difficile la lettura. Peccato data la storia interessante!
La comunità di San Patrignano descritta e raccontata dagli occhi di una bambina che è nata e vissuta lì. Una bambina che molte volte non capiva cosa stesse realmente accadendo all'interno di quel luogo, mentre i suoi genitori pur consapevoli hanno assunto due atteggiamenti diversi: la madre ha provato a ribellarsi a quel sistema, mentre il padre lo ha protetto fino a quando il prezzo da pagare diventa davvero troppo alto. Lo consiglio!
La storia raccontata in questo libro è molto appassionante e sicuramente è una di quelle che non vengono affrontate spesso, una verità scomoda per molti. Non mi ha particolarmente appassionato la scrittura che spesso ho trovato lapidaria con frasi brevissime che mi facevano pensare a un telegramma. Le ultime pagine non mi hanno convinto del tutto, vengono aggiunti particolari alle storie dei personaggi che, secondo me, potevano anche essere omessi e che non rendono i personaggi più verosimili, anzi nel mio caso hanno avuto l’effetto contrario. Nel complesso lo consiglio, è molto interessante.