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Democrazia afascista

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La democrazia afascista – una forma di autocrazia elettiva – è un fenomeno recente e in qualche modo inedito. Anche se nei paesi occidentali i primi segnali di una trasformazione delle regole del gioco democratico risalgono agli anni settanta del secolo scorso, oggi la sua avanzata è particolarmente evidente in Italia, dove il fascismo è nato e dove, soprattutto, nel 2022 gli elettori hanno per la prima volta consegnato il governo del paese a un partito ideologicamente legato al ventennio dittatoriale.
La crisi dei principi ispiratori delle carte costituzionali introdotte all’indomani del secondo conflitto mondiale non riguarda però soltanto l’Italia, tanto da indurre studiosi e opinionisti a parlare di un generale arretramento delle democrazie verso forme autoritarie. È indispensabile quindi mettere a fuoco i tratti fondamentali di questa variante oltremodo insidiosa, che mette a repentaglio le conquiste politiche e sociali del secondo per l’appunto la democrazia afascista.

Di fronte alla sfida lanciata dalla destra radicale alla democrazia costituzionale, fondata sui diritti e sulla limitazione del potere politico, è necessario, tuttavia, non cedere a facili nostalgie. Si tratta, piuttosto, di volgere lo sguardo al futuro, rivendicando, specialmente per i più giovani, la straordinaria attualità delle promesse di quella che fu – e in parte è ancora – la democrazia antifascista. Ma per fare ciò occorre prima comprendere da dove viene, e cosa promette di essere, il nuovo assetto che da qualche anno minaccia di prendere piede a tutte le latitudini del globo, nel nome della funzionalità del sistema e della governabilità. Anche se in Italia è probabilmente più facile afferrarne i tratti, “democrazia afascista” è uno dei nomi possibili di un fenomeno che trascende la nostra storia nazionale e che, pure per questa ragione, merita di essere analizzato a fondo.

Nell’anno III del governo Meloni prende forma, con sempre più chiarezza, il disegno di superare la democrazia costituzionale nata dalla Resistenza per approdare a una democrazia afascista.

Conoscerne i caratteri, le radici storiche e i rischi è il primo passo per provare a ostacolarne l’avanzata.

149 pages, Kindle Edition

Published March 5, 2024

32 people want to read

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Nadia Urbinati

61 books18 followers
Nadia Urbinati is an Italian political theorist, the Kyriakos Tsakopoulos Professor of Political Theory at Columbia University.

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Profile Image for Stefano.
243 reviews18 followers
June 4, 2024
Un libro bellissimo e tragico. Se infatti è lucidissimo nel descrivere in che direzione andare per garantire di poter vivere in Italia ancora in una democrazia (che non può che essere antifascista), dall’altra è altrettanto lucido nel mostrare in che direzione andremo realmente. Se i primi capitoli della nostra Costituzione diventeranno solo un abbellimento, una sdolcinata e superata “premessa storica” (svuotata quindi di qualunque potere legale), mi sa che dovremo davvero prepararci a una nuova Resistenza. Commenta Davide Bidussa sul Sole24Ore-Domenicale, recensendo il libro: “Il tema è la capacità del cittadino di mantenere, tutelare ed esercitare pratiche di non subalternità rispetto al governo. Pratiche che non possono limitarsi a un vago diritto di parola. Laddove coltivarle significa preoccuparsi della tutela e possibilmente dell’estensione dell’esercizio di quel diritto, non di come limitarlo”.
Se il buongiorno si vede dal mattino … gli sviluppi della RAI, il tentativo continuo di negare il diritto allo sciopero (mettendo davanti il buon andamento del servizio che non può permettere sue interruzioni da parte dei lavoratori dissenzienti), la ridicolizzazione continua e sistematica o il tentativo di criminalizzazione (vedi precise direttive nella scuola che impediscono alcuni temi, neppure come dibattiti) di chi, istituzionalmente nel pubblico (scuola, politica, università …), manifesta il proprio dissenso nei confronti di chi governa … beh …
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