Eccessivamente didascalico. La trama è irrealistica e creata ad hoc per sensibilizzare sul tema della violenza di genere. La lingua è artefatta, cerca di imitare il gergo giovanile, il risultato è abbastanza ridicolo.
Non c'è nulla di realistico, cerca di copiare lo slang giovanile con scarsi risultati, come se questi parlassero con hastag nel mezzo dei discorsi (#siamotuttistilnovisti). Tratta male l'argomento, sottovalutandolo. Se è fatto per essere spiegato ai più piccoli, dà un'idea distorta, se è affidato ai più grandi è incompleto e può far sviluppare riflessioni solo su quanto sia fatto male. Inoltre non mi è piaciuto assolutamente come cercare di aiutare la loro compagna di classe in una situazione del genere, sia raccontato come una missione da supereroi con hastag e slang inopportuni.
Tutto il plot di Carlo che è un femminicida pentito non mi è piaciuto per niente. La scrittura è molto banale e si evince un penoso tentativo di avvicinarsi ai giovani, ma l'effetto dato è opposto e ridicolo
Una buona idea ma con un’esecuzione un po’ scarsa. Ci sono tanti plot points diversi ma non si possono approfondire tutti come si devono in solo 176 pagine. Però su una nota positiva, mi è piaciuto il modo in cui l’autore a descritto il senso di mancanza che Giorgio prova per il fatto che non ha un genitore.