Maura Gancitano, filosofa e scrittrice. Per Einaudi ha pubblicato "Erotica dei sentimenti" (2024) e "Specchio delle mie brame" (2022). Per Mondadori "L'alba dei nuovi dèi" (2021) insieme ad Andrea Colamedici, con cui ha scritto vari libri e fondato Tlon, progetto di divulgazione culturale e filosofica.
Il mito della bellezza è una prigione per le donne, almeno, per come è stato configurato dalla cultura patriarcale. Un lavoro non pagato e, anzi, molto dispendioso.
È un saggio che ricalca le orme del lavoro mastodontico di Naomi Wolf, pubblicato all’inizio degli anni Novanta, scritto, però, in una chiave più accessibile e divulgativa e a cui aggiunge la dimensione social, non presente invece nello studio di Wolf per motivi temporali.
Come spesso avviene per i saggi di Tlon, sono libri molto utili per riepilogare lo stato dell’arte su una determinata questione filosofica, etica o sociale, rappresentano dei perfetti trampolini di lancio per tuffarsi poi in un bacino più ampio. In questo caso, invito a immergersi e pescare a piene mani dalla bibliografia che offrirà sicuramente bevande assai più dissetanti.
"Il mito della bellezza ci fa identificare con le nostre mancanze e ci fa dimenticare le nostre capacità. Ci separa dal corpo, ci rende sempre meno capaci di ascoltarlo e sposta all'esterno di noi ogni attenzione. Non si tratta di una questione puramente estetica, ma di una tecnica politica di esercizio del potere. In altre parole, di una prigione dorata in cui non ci rendiamo conto di essere rinchiuse."
Nelle pagine di questo breve ma interessantissimo saggio vengono esaminati dettagliatamente tutti gli aspetti relativi al cosiddetto "mito della bellezza". L'autrice ha portato avanti una ricerca enorme sul tema i cui frutti sono presenti non solo nelle pagine del saggio, ma anche nei numerosi approfondimenti presenti al testo. La spirale di insoddisfazione di cui siamo tutti prigionieri, ma le donne in primis, può contare su anni di esperienza. Nelle pagine di questo saggio Maura Gancitano non solo decostruisce tutti i miti relativi alla bellezza, ma in particolar modo si concentra sul reale significato di bellezza, su quanto ancora ci tenga prigioniere e ci impedisca di vivere appieno la nostra libertà e su quello che possiamo fare per liberarcene. Necessario, ricco di spunti di riflessione, consigliatissimo.
È possibile uscire dalla prigione della bellezza? La risposta prova a darla Maura Gancitano in questo libro che in meno di 200 pagine ripercorre e analizza i più infimi comportamenti del mito della bellezza e come esso si sia evoluto e sia diventato più difficile da riconoscere in relazione alla nascita e all'evoluzione della società di massa e del capitalismo. L'autrice, inoltre, propone una serie di letture utili e interessanti volte ad approfondire i temi trattati.
Oltre a decostruire l’ideale di bellezza in cui siamo immersi dà anche spunti di riflessione su come uscirne. Ho particolarmente apprezzato la ricchezza di dettagli e riferimenti a ricerche scientifiche. Mi sarebbe piaciuto che il libro fosse più corposo data la vastità della ricerca fatta dall’autrice, ma comprendo anche la necessità di renderlo accessibile ad un pubblico più ampio possibile.
Appena lo vedo, non ricordo dove, capisco che è pane succulento per i miei denti e lo trovo con gaudio su MLOL. Il mito della bellezza con cui il patriarcato tortura le donne non è un tema particolarmente esplorato dalla saggistica italiana ed è dai tempi del lavoro di Naomi Wolf, che considero la bibbia, che non mi trovo ad affrontare nuovamente l'argomento. Profondo, coinvolgente, ricco di citazioni e ricerche, completo: si occupa di abbigliamento, vecchiaia, moda, grassofobia, oggettivazione dei corpi, pubblicità, marketing e social, con cenni storici molto interessanti. Infine analizza le possibile soluzioni, motiva perchè non le trova efficaci e offre quella della filosofia, che prevede di riappropriarsi della bellezza, piuttosto che allontarsene e lasciarla in pasto a capitalismo e patriarcato. Riscoprirne il valore autentico, che comprende la violenza e il dolore, e rifiutare di monetizzarla come capitale da investire e consumare Illuminante.
Mi sono un po' annoiata, non saprei neanche dire perchè. Forse perchè dice cose che già avevo intuito da sola sull'argomento? Forse perchè è un filino ripetitivo? Mah. Due stelle perchè l'argomento alla fine è pure interessante, lo svolgimento meno.
Un libro che fa riflettere sull'ossessione moderna per modelli di bellezza e perfezione irraggiungibili e tutti uguali. Un libro che consiglierei soprattutto ad un pubblico di lettori giovani
“Lo specchio non è servo delle nostre brame, ma collettore delle nostre paure.”
i pregi di questo libro: - offre ottimi spunti di riflessione e menziona diverse autrici e studi che uno puó approfondire per conto suo - è un buon punto di partenza per chi vuole approcciarsi al questione del femminismo, della bellezza, del rapporto tra la donna e il costrutto sociale e culturale del suo essere e apparire, della decostruzione e liberazione dagli schemi che ci imprigionano.
i difetti di questo libro: - mette tanta carne al fuoco senza effettivamente approfondire il tutto - è molto frammentato e non sempre si trova un buon filo logico tra i capitoli - è troppo semplicistico e riduttivo su alcune tematiche quindi per chi ha già delle conoscenze di base/più approfondite, il libro puó risultare noioso e ripetitivo.
tutto sommato consiglierei questo libro a chi sta cercando di scoprire meglio la complessità della realtà e dell’esistenza femminile, ma non ha troppe pretese e aspettative al riguardo
La bellezza! Questo mito irraggiungibile, dio di cui siamo tutti leziosamente schiavi. Il saggio ripercorre il viaggio di coloro che già hanno discusso del tema, demolendo, in maniera sistematica, qualsiasi favoletta illusoria e consolatoria ci raccontiamo mentre acquistiamo sul web, ci trucchiamo, ci disperiamo perché incapaci di tenere una routine sportiva stabile... Un saggio che è uno schiaffo in faccia, ma che ci dimostra allo stesso tempo che qualche volta gli schiaffi servono.
Il corpo. Questo pensiero sottile ma costante. Il corpo troppo grasso. Troppo magro. Troppo alto. Troppo basso. Troppo rilassato. Troppo invecchiato. Troppo ritoccato.
Il corpo, onnipresente nel pensiero laterale. Fin da piccole, e direi nei secoli dei secoli, a dover far i conti coi canoni estetici dell'epoca in cui la donna ha vissuto. In particolare ora, nell'epoca della società dei consumi, in cui pure al sesso maschile vengono instillati bisogni mai sentiti prima (es.l'uomo pure deve essere liscio, levigato, glabro il pelo sul corpo non è più sinonimo di virilità ma di sciatteria).
Nella società del consumo la bellezza non deve essere disturbante. ["Viviamo nella società della positività, in cui ogni cosa viene sempre piú addomesticata, ogni resistenza viene resa innocua e domina l’etica della levigatezza. La bellezza non deve disturbare, non deve dare fastidio."]
Gancitano esorta, con questo breve saggio, a riappropriarsi del significato originale del termine bellezza cercando, per quanto possibile, di uscire da ciò che ci viene imposto dai modelli che in modo subdolamente insinuante ma martellante ci vengono continuamente somministrati. Con onestà intellettuale è necessario ammettere, come primo passo, che è difficile non cadere nella rete di questi meccanismi macchiavellici pur avendone consapevolezza. "È importante, quindi, riprendersi la parola bellezza, riempirla di significato. Il mito della bellezza ha saccheggiato un ideale mettendolo al servizio delle leggi di mercato. Sta a noi riprenderci quell’ideale, quella sensazione di sublime, di inspiegabile, quell’enigma che nel corso della storia gli esseri umani hanno definito bellezza. Che è contemporaneamente un’idea mistica e un fatto politico."
E come si fa a riprendersi la parola bellezza? Gancitano non ha soluzioni preconfezionate, ma suggerimenti. "La cura di sé ha a che fare con l’intenzione che poniamo verso la nostra vita allo scopo di agire bene e con la consapevolezza che prenderci cura di noi significa prendersi cura di ciò che mettiamo in circolo, quindi anche dell’effetto che le nostre azioni hanno sugli altri. Significa, in altre parole, dare senso alla propria esistenza e seguire il proprio dàimon."
Il saggio ha una fonte bibliografica estremamente accurata. Fonte principale, più volte ripreso nella dissertazione, il testo di Naomi Wolf, The Beauty Mith.
Madre di figlia femmina ho particolarmente apprezzato le conclusioni del saggio.
Quando ho cominciato tanti anni fa ad occuparmi di disturbi alimentari, é stato piuttosto chiaro si dall'inizio quando ci fosse di "sociale" in questo tipo di patologie e da lí é partita tutta una serie di approfondimenti e letture che mi hanno portato dalla Bellotti alla Zanardo, passando per la Lipperini, per nominare solo le autrici italiane, arrivando ora a questo saggio, che potrebbe essere considerata una summa teologica del tutto che lo ha preceduto sull'argomento: corpo delle donne. Con dei chiari riferimenti a Byung-chul Han e i vari studi sull'estetica di matrice femminista o meno, l'autrice ci permette di approcciare il concetto di bellezza per quanto riguarda le donne (principalmente, ma non solo) in modo semplice, ma non semplicistico o superficiale.
Veramente ben scritto ed interessante. Si tratta di un excursus non solo sul tema della bellezza e della fisicità, quanto sulla percezione di sè ai propri occhi ed il tema viene affrontato partendo da riflessioni di carattere autobiografico, ma spaziando al contempo nella filosofia, nella storia, passando per la moda, la nascita dei dagherrotipi fino alla pubblicità. Ci sono spunti di profonda autoironia ad esempio l'uso rassicurante delle creme che tanto agiscono mentre uno dorme, fino a rappresentazioni molto crudeli degli stereotipi di bellezza intesa anche come superiorità razziale, mi ha colpito moltissimo la Venere Ottentotta. Bellezza come asservimento allo sguardo maschile, come valore di civilizzazione, utilizzo del vanity sizing da parte delle case di moda, incombere della vecchiaia, politica, relazioni sociali e social network... Avrei dovuto prendere appunti mentre leggevo per tenere a mente alcuni passaggi, ma sono certa che questo saggio andrò a rispolverarlo spesso.
È certamente un saggio interessante, scritto da una persona più che competente in questi ambiti. Tuttavia, pur avendo trovato moltissimi spunti interessanti, sono sempre rimasti solo questo: spunti. Non si approfondisce mai troppo, il che porta a pensare: cosa so più di quanto non sapessi prima? E laddove lo si fa il testo è diluito da varie tesi di vari pensatori, diventando così una sorta di compendio di varie teorie che lo fanno sembrare più un manuale che un saggio. A tratti mi sembrava di leggere una tesi triennale. Avrei voluto sentire una voce più forte da parte dell'autrice.
Al di là della modalità con cui è stato costruito, i contenuti del saggio sono comunque importanti. Avrei voluto vederli più approfonditi, in maniera meno accacquata e dispersiva.
Con un'accuratezza incredibile di fonti condita da un'ottima dialettica, Maura Gancitano cerca di analizzare lo sguardo e il rapporto che abbiamo con la bellezza e con la nostra immagine. Una riflessione lucida e consapevole che taglia in due il pensiero dominante e mette a nudo tutti quegli ingranaggi ben oliati che dalla fine del '700 perseguitano chiunque si guardi allo specchio.
Un libro assolutamente da leggere per affrontare il mondo con uno sguardo più lucido e consapevole.
Se nella fiaba di Biancaneve la regina Grimilde chiedeva allo specchio se fosse lei la più bella del reame, oggi noi chiediamo allo specchio che ci mostri che siamo valide, che non siamo dei mostri, che non raccoglieremo il biasimo di chi ci guarderà durante la giornata. Lo specchio non è servo delle nostre brame, ma collettore delle nostre paure
Sui concetti niente da dire, è stata una lettura interessante e completa (ma comunque non mi ha detto niente di nuovo), però la struttura non mi ha convinta, ho trovato ogni capitolo slegato dal precedente e anche le sezioni all'interno dei capitoli stessi non mi sono sembrate ben amalgamate.
Lettura interessante e piena di spunti, sicuramente più adatta a qualcuno che si approccia per la prima volta a questi temi e non a chi invece è già ben informato.
Un bel saggio femminista, chiaro, ricco di spunti di lettura e citazioni in cui mi sono rivista in più di un aspetto. Non aggiunge nulla di nuovo al tema (ormai saggi e romanzi sull'argomento escono quasi ogni giorno), ma spiega in modo diretto e puntuale tanti punti ancora oggi critici e materia di accesi dibattiti.
Il libro è scritto bene e la fruizione semplice e immediata. Ma il mio giudizio è ai limiti del tiepido, anzi freddino. Ne consiglio la lettura a chi ha vissuto fino a questo momento su Marte o su un’isola deserta, senza alcuna relazione con il consesso civile. Chi di noi non ha ancora realizzato che la bellezza è il frutto del bombardamento mediatico, che non esiste un concetto unico di bellezza nei tempi e nei luoghi e che l’idea stessa di Bellezza come concetto platonico non esiste, non è un dato scientifico applicabile alle singole persone e quindi misurabile con dati oggettivi? Un po’ la scoperta dell’acqua bagnata. Se si ha un minimo di coscienza di sé e del mondo, si chiude questo libro senza alcuna consapevolezza in più.
È un breve saggio che si focalizza su cosa voglia dire essere "belle" in questa società in cui, sui social, tutti sembrano perfetti e privi di difetti fisici. Com'è cambiato l'ideale di bellezza nell'ultimo secolo? Perché? È possibile soddisfarlo sempre? Il culto della bellezza sembra aumentare sempre di più, portando con sé insicurezze, disturbi alimentari e non solo. Il libro vuole spingere chi lo legge a ripensare la bellezza al di fuori del suo indottrinamento. In poche pagine, vengono analizzati questi elementi da un punto di vista antropologico, psicologico, filosofico e sociale.
3.5 vale la pena leggerlo anche solo per apprezzarne le conclusioni. se il mito della bellezza ci vuole schiave, sole e in competizione, l'unica liberazione possibile passa attraverso una collettività che si riappropri della parola bellezza e che ne riscopra il significato "mistico"; una collettività che sia capace di comprendere come un "sei bella" non sia un semplice apprezzamento estetico, ma il riconoscimento delle "infinite sfaccettature" dell'esperienza umana - e che quindi renda l'elogio della bellezza una pratica di cura reciproca e un momento di creazione di legami.
circondiamoci di persone che ci fanno sentire bellə. ❤️
Saggio davvero interessante, mi ha fatta riflettere moltissimo sull’argomento e mi sono resa conto di quanto siamo effettivamente vittime, io compresa, della prigione della bellezza. Lettura scorrevole e che arricchisce
In genere non prediligo la saggistica, ma questo libro aveva un argomento troppo interessante per lasciarmelo sfuggire. Certo, non mi avrà tenuta incollata alle pagine, ma ho trovato gli spunti di riflessione offerti veramente stimolanti. "Specchio delle mie brame" è infatti una finestra aperta sulla superficialità del mondo odierno, sul modo in cui essa si è sedimentata nel corso del tempo e su come viene continuamente nutrita dai moderni mezzi di comunicazione (pubblicità, TV, soprattutto social network). Muovendosi in una molteplicità di ambiti (la skin care, la diet culture e i disturbi alimentari, il mondo del lavoro, le tematiche LGBT), Maura Gancitano fa balzare agli occhi una terribile verità: quella che, al netto delle conquiste ottenute con le battaglie portate avanti dalle femministe, le donne di oggi restano comunque schiave. Soltanto la prigione è diversa: è la prigione della bellezza.
"Le streghe non vengono più bruciate, tutt'al più sono invitate a depilarsi e a vestirsi come è decoroso che sia."
"La religione della bellezza si basa sul riconoscimento del tuo senso di insoddisfazione, sull'illusione di poterlo risolvere, ma in realtà alimenta la frustrazione che provi nel non esserci riuscita, e quindi il desiderio di trovare altri modi, altri prodotti, altri trattamenti. Non si tratta di un discorso nuovo, ma di qualcosa a cui il genere femminile è sempre stato sottoposto: ci sentiamo ancora sporche, sbagliate, portatrici di qualcosa da purificare, e quasi tutte abbiamo un'immagine del nostro corpo ben peggiore di quella che è in realtà."