Il corpo.
Il corpo. Questo pensiero sottile ma costante. Il corpo troppo grasso. Troppo magro. Troppo alto. Troppo basso. Troppo rilassato. Troppo invecchiato. Troppo ritoccato.
Il corpo, onnipresente nel pensiero laterale. Fin da piccole, e direi nei secoli dei secoli, a dover far i conti coi canoni estetici dell'epoca in cui la donna ha vissuto. In particolare ora, nell'epoca della società dei consumi, in cui pure al sesso maschile vengono instillati bisogni mai sentiti prima (es.l'uomo pure deve essere liscio, levigato, glabro il pelo sul corpo non è più sinonimo di virilità ma di sciatteria).
Nella società del consumo la bellezza non deve essere disturbante. ["Viviamo nella società della positività, in cui ogni cosa viene sempre piú addomesticata, ogni resistenza viene resa innocua e domina l’etica della levigatezza. La bellezza non deve disturbare, non deve dare fastidio."]
Gancitano esorta, con questo breve saggio, a riappropriarsi del significato originale del termine bellezza cercando, per quanto possibile, di uscire da ciò che ci viene imposto dai modelli che in modo subdolamente insinuante ma martellante ci vengono continuamente somministrati. Con onestà intellettuale è necessario ammettere, come primo passo, che è difficile non cadere nella rete di questi meccanismi macchiavellici pur avendone consapevolezza.
"È importante, quindi, riprendersi la parola bellezza, riempirla di significato. Il mito della bellezza ha saccheggiato un ideale mettendolo al servizio delle leggi di mercato. Sta a noi riprenderci quell’ideale, quella sensazione di sublime, di inspiegabile, quell’enigma che nel corso della storia gli esseri umani hanno definito bellezza. Che è contemporaneamente un’idea mistica e un fatto politico."
E come si fa a riprendersi la parola bellezza?
Gancitano non ha soluzioni preconfezionate, ma suggerimenti.
"La cura di sé ha a che fare con l’intenzione che poniamo verso la nostra vita allo scopo di agire bene e con la consapevolezza che prenderci cura di noi significa prendersi cura di ciò che mettiamo in circolo, quindi anche dell’effetto che le nostre azioni hanno sugli altri. Significa, in altre parole, dare senso alla propria esistenza e seguire il proprio dàimon."
Il saggio ha una fonte bibliografica estremamente accurata. Fonte principale, più volte ripreso nella dissertazione, il testo di Naomi Wolf, The Beauty Mith.
Madre di figlia femmina ho particolarmente apprezzato le conclusioni del saggio.