C'è una storia che ascoltiamo da un po' di tempo, e descrive la più grande superpotenza del pianeta come in balìa di un irrimediabile declino. È la narrazione di un paese che balla sull'orlo del precipizio, dove la radicalizzazione non è arrestata, le differenze fra conservatori e progressisti si sono allargate e le donne hanno perso persino il diritto a interrompere una gravidanza. Tutto vero. L'aria che si respira oltreoceano è elettrica, le tensioni razziali si sono inasprite e c'è un ex presidente che ha cercato di restare al potere dopo la sconfitta, che deve rispondere di oltre 90 gravi capi d'accusa e che nonostante questo – o proprio per questo? – è venerato da un'agguerrita minoranza della popolazione. Eppure sta succedendo anche altro. Gli Stati Uniti hanno ampliato la forza lavoro come non era mai accaduto prima, stanno riducendo le diseguaglianze, hanno innescato una rinascita industriale, hanno approvato il più grande investimento di sempre contro il cambiamento climatico. Non hanno mai avuto così tante donne con un lavoro, così tante persone con disabilità con un lavoro; il reddito mediano non è mai stato così alto, le persone afroamericane sotto la soglia di povertà mai così poche. Il tutto mentre la Cina affronta una fase di grande incertezza e rinuncia al sogno del tanto atteso sorpasso. Gli Stati Uniti d'America stanno attraversando un momento affascinante e contraddittorio, poco compreso e per certi versi unico nella loro vicenda nazionale. Com'è possibile che queste cose accadano contemporaneamente, nello stesso posto? Cos'hanno in testa gli americani, al di là delle caricature che vanno forte sui media? Attraverso un racconto frastagliato e mai lineare, come la realtà che descrive, Francesco Costa ci accompagna in un sorprendente viaggio on the road nel Nuovo Mondo, procedendo frammento dopo frammento nell'esplorazione di un paese che trova sempre il modo di mostrarci le prove generali di quello che vedremo dalle nostre parti, nel bene e nel male. Buon viaggio.
Francesco Costa è giornalista e vicedirettore de "Il Post". È nato a Catania e vive a Milano. Collabora con Roma Radio, ha lavorato anche per l’Unità e Internazionale, e ha scritto per IL, il mensile del Sole 24 Ore, e poi il Foglio, l’Ultimo Uomo, Grazia, Studio, Donna Moderna e Undici. Ha una laurea in Scienze Politiche.
Boh, non ho proprio capito questo libro. L’intento è chiaro, raccontare gli Stati Uniti il più possibile per spiegare cosa ci aspetta. La realizzazione però è un grosso meh. Nonostante nell’introduzione venga apertamente dichiarata la non linearità del discorso, il risultato è comunque davvero confusionario. Costa mischia molte cose che spesso c’entrano poco o nulla con il titolo del capitolo (che dovrebbe fare da collettore e da macro-argomento) e ci sono troppi paragrafi (brevissimi) con info che nascono e muoiono lì, che aggiungono poco o nulla al discorso e che sembrano piazzati lì quasi a voler allungare il numero delle pagine.
Alterna momenti di riflessione e ragionamento anche acuti (per lo più nei capitoli “Identità” e “Violenza”) ad altri in cui Costa diventa l’Aranzulla degli Stati Uniti. Peccato.
Piaciuto, mi é piaciuto. Peró l'ho trovato piú debole rispetto ai libri usciti precedentemente dello stesso autore. Laddove gli altri avevano una struttura a macroblocchi piú o meno omogenei, qui ogni capitolo parte da un concetto che caratterizza la cultura e la mentalità degli USA (es. ingenuity, identità ecc), e su ogni concetto si salta tra una serie di storie e aneddoti che in qualche modo si collegano ad esso. Storie affascinanti e curiose, senza dubbio (es. Il record dei palloncini di Cleveland finito male, quella volta che Filadelfia si "autobombardò", il caso di un liceo in cui una forma di MeToo ha preso derive imprevedibili), ma avrei preferito un approccio piú "da reportage". Il titolo parla di "nuovo secolo americano", in contrapposizione allo storytelling attuale che vede l'America in declino (pur avendo record di crescita economica e occupazione, una serie di enormi investimenti strategici in atto ecc). Ma di questa tematica si parla esplicitamente solo nella parte introduttiva. Avrei preferito un saggio basato direttamente sulla trattazione di questa tesi, sulle contraddizioni interne (crescita da un lato, sfiducia e divisioni dall'altro), su come l'attuale presidenza sta cercando di riorientare il luogo di Washington con il resto del mondo, in particolare la Cina, mentre al suo interno il Trumpismo é ancora uno spettro incombente. Così non é stato. Resta comunque una lettura intrattenente e dalla quale si esce con delle informazioni in piú.
Questo libro non è davvero un libro, ma un insieme di storie interessanti, storielle e fatti curiosi. C'è poco approfondimento e manca un filo conduttore, le varie parti non sono legate tra loro. Ad esempio nell'ultimo capitolo si passa dagli alieni, a West Wing, al concetto di frontiera, ai dibattiti, all'immigrazione e poi alle case e agli stipendi degli insegnanti. Solo il terzo capitolo e in parte il quarto hanno un minimo di struttura.
La mancanza di struttura fa sì che non si capisca dopo trecento pagine qual è la tesi centrale o se c'è una tesi (se non una certa esaltazione degli Stati Uniti, cosa anche condivisibile). Un peccato.
Un libro che é una miscellanea di paragrafi, più o meno brevi (alcuni di poche righe), raccolti in cinque capitoli. Temi molto vari: covid, alieni, black lives matter, il Re Leone, il costo delle case, etc. Alcuni fatti e storie sono piuttosto interessanti, ma si fa un po' fatica a capire quale sia il punto del libro, che in certi passaggi sembra più che altro voler esaltare gli USA. Dopo "California", il libro precedente di Costa, più focalizzato secondo me, avrei preferito leggere un testo più approfondito e centrato; questo invece mi é sembrato una raccolta di tanti post di Instagram.
Ho un rapporto di amore-odio verso Francesco Costa: lo apprezzo come giornalista e seguo i suoi podcast con piacere ma detesto i suoi libri. Nonostante il contenuto poco cambi, non penso proprio che Costa sappia scrivere libri o sappia differenziare come scrivere per un podcast e per un libro, perche' sono due mezzi ben diversi.
Questo libro, poi, e' decisamente il peggiore.
Lo definirei un corollario di aneddoti lanciati a caso: non c'e' alcuna argomentazione ed e' come leggere una sequela di tweet (o come si chiamano ora che Twitter e' X).
Mi fa arrabbiare perche' la maggior parte dei contenuti di questi "aneddoti" sono davvero interessanti e avrei voluto leggerne di piu', ma lanciarli a caso, in un trafiletto!
Non mi basta che a scrivere questo libro sia stato "lui", no, voglio di piu' e, a mio parere, e' quello che Costa si auspicherebbe da un suo lettore medio, perche' se vuoi far conoscere la Vera America ora non ci si deve piu' accontentare delle briciole. Il mio senso critico ha fame.
Un libro interessante e utile se si vuole provare a capire qualcosa dell'America di oggi. Al solito Francesco Costa riesce ad offrire appunti e spunti davvero rari per capire qualcosa di una nazione così lontana eppure così vicina in cui _volenti o nolenti_ QUALUNQUE cosa accada è destinata a lasciare un forte segno ovunque. Non so mai se considerarle letture piacevoli, utili o necessarie: grande libro, comunque.
Cinque ombrelli tematici che racchiudono storie o frammenti di storie per raccontare gli Stati Uniti di oggi. Cinque parole forti: abbondanza, ingenuità, identità, violenza, frontiera. Francesco Costa racconta l’America in Italia da tempo; lo fa nelle forme più diverse attraverso libri, articoli, podcast, newsletter, YouTube, social media. Dietro questo libro ci sono uno studio e una ricerca molto approfondita che possono sfuggire a chi non conosce il suo lavoro. Frontiera assomiglia più al canale YouTube che a Questa è l’America. C’è dietro il tentativo di aprire la platea di pubblico e far leggere un saggio anche a chi non leggerebbe un saggio. Chi già studia e osserva gli Stati Uniti e vuole approfondire gli argomenti del libro ne ha tutti gli strumenti nelle note, chi legge Costa per la prima volta ha un quadro degli Stati Uniti di oggi che ne racchiude la molteplicità e la contraddittorietà.
Eh, Francesco... per me è sempre oro quello che produci ma questa volta un po' meno. Sempre interessantissimo, tante cose nuove imparate e tanti spunti ma non mi pare ci sia un progetto organico dietro. Mi spiego: mi sembra più un insieme di articoli raccolti e pubblicati che una storia attorno ad un argomento ben delineato come in precedenza. Se questo era l'intento bene, diversamente avrei aspettato volentieri qualche mese in più per leggere qualcosa di meglio amalgamato. Comunque, per me al top come sempre.
Prima di iniziare questo libro, non avevo idea di perché sarà un nuovo secolo americano. Ora che l'ho finito, continuo a non avere idea di perché sarà un nuovo secolo americano. Tuttavia, la lettura è scorrevole e interessante. Lo consiglio comunque e lo rileggerò, credo.
Qualche spunto interessante lo offre però l'ho trovato troppo aneddotico e sostanzialmente inutile se confrontato con gli altri saggi di Costa...Insomma un saggio che da l'impressione che dovesse essere pubblicato tanto per e non per fare effettiva divulgazione.
Poco da dire perché "Francesco Costa che parla di Stati Uniti" dice già tutto. Mi piace tantissimo il suo stile divulgativo, il suo approccio narrativo alla saggistica, la sua capacità di appassionare quasi come fosse un romanzo.
Questo libro è un po' il sequel del primo: dopo un focus su Biden-Harris e un approfondimento sulla California, torna a parlare degli Stati Uniti nel loro complesso, riprendendo alcuni temi già affrontati e mettendoci tanto altro dentro.
La struttura all'inizio è un po' spiazzante, io ho preso veramente il ritmo dal terzo capitolo, perché sono tanti pezzetti che compongono un mosaico più ampio: ognuna delle 5 sezioni contiene all'interno aneddoti brevi, storie più lunghe, analisi approfondite e semplici fun fact. Tutto questo però compone l'immagine più grande e restituisce almeno in parte un pezzo dell'identità dell'America e degli americani, offrendo una comprensione forse più completa rispetto a un discorso lineare che va da A a B.
Niente di più, niente di meno di quanto atteso. Una raccolta di storie ed aneddoti sulla cultura americana composta in maniera "frastagliata", perchè come suggerito dall'autore "la realtà è frastagliata e non lineare" (che è un po' come se un fisico teorico dicesse "la meccanica quantistica è molto complessa, quindi manco varrebbe la pena provare a semplificarla!"). Molte storie sono interessati, molte anche già note a chiunque sia appassionato della cultura americana, ma raramente l'autore propone una riflessione personale e si limita a riportare punti di vista altrui, spesso, oltretutto, con una visione un po' troppo ottimistica verso gli Stati Uniti. Si poteva fare di meglio? Sicuramente (vedi i reportage o i saggi di Terzani, Rampini o Zucconi). È comunque un buon libro per approcciarsi alla cultura americana contemporanea? Vero anche questo. Costa ha fatto il compitino? Touché
Sottotono rispetto agli altri libri. Manca l’idea di fondo, ovvero il progetto culturale. Mi viene da pensare che questo libro nasca da un’esigenza prettamente commerciale.
Non resterà deluso chi apprezza Costa dai suoi lavori precedenti: la sua penna si riconferma sempre un vortice di analisi lucide e aneddoti indimenticabili.
Lo segnalo soprattutto per 1) la storia di MOVE e dei fatti di Philadelphia del 13 maggio 1985, contestualizzati benissimo tra cause e conseguenze, e raccontati in modo da lasciare il fiato sospeso; 2) l'aneddoto dei palloncini di Cleveland, spassoso e sorprendente; 3) la foto di Burtynsky a Breezewood con cui il testo si chiude è suggestiva ed emblematica. Peccato per la linea del saggio, che non riesce sempre ad essere centratissima (o almeno, io non ho visto una direzione chiara): gli argomenti presentati in successione spesse volte non mi sembravano coesi da alcun filo rosso, per quanto di lettura piacevolissima. Comunque, molto molto consigliato!
Un libro che vorrebbe essere un vademecum sulla America di oggi (?). Ma i capitoli sono pieni zeppi di cose che non c entrano nulla col macrotema, se non molto superficialmente. E la scrittura ne risulta spesso appesantita. Soventemente, più che un libro sembra un listicle di usi e costumi americani à la Buzzfeed. Non ho capito nemmeno perchè spesso ci siano frasi brevi ed estemporanee, manco fossero didascalie di immagini (instagram esci da questo costa). Il megapippone sul covid interessante ok, ma un filino fuori tema vista la tematica. La parte migliore sono probabilmente le prime dieci/venti pagine di Frontiera. Capisco il voler capitalizzare con le imminenti elezioni, ma per dirla come Arisa: potevi fare di più.
Francesco Costa scrive divinamente. Questo libro, come tutti i suoi altri in precedenza, è impossibile da mettere giù una volta iniziato. E quando si arriva alla fine, si ha la sensazione di capire gli Stati Uniti un po’ meglio, per davvero.
Tra i libri di Francesco Costa, questo è già il mio preferito. L’ho capito quando ancora ne avevo letto solo qualche pagina. Un gigantesco quadro pieno di dettagli interessanti che mi hanno fatto capire meglio alcuni aspetti della cultura e della società americana. In alcuni punti divertente, in altri una stretta al cuore, ma sempre coinvolgente. Sono contenta che si senta bene lo stile comunicativo schietto, ironico ma preciso che Francesco usa abitualmente in Morning e nei suoi video: rende tutto il racconto più… direi familiare, perché si riconosce bene la sua voce.
Un po’ mi chiedo perché avessi avuto delle aspettative così alte, considerata la delusione della mia lettura precedente di Costa, California. Saranno state le impressioni dovute ai suoi bei video, il mio continuo apprezzamento della sua newsletter, o le sue stesse dichiarazioni di quanto fosse un libro culminante: non lo so, ma ho sbagliato.
Questo testo m'è parso un'accozzaglia di paragrafi —alcuni più elaborati, altri poco più di definizioni da cruciverba— che approfondisce solo parzialmente e solo in qualche frustrante caso la tematica affrontata (peraltro i titoli dei “capitoli” mi sembravano marginalmente rilevanti rispetto ai brani che contenevano). Un po’ come essere continuamente titillati da trailer di un film che non inizia mai, inframezzati da comunicazioni di servizio che aggiungono poca sostanza e molta irritazione. In almeno due casi, uno all'inizio e un altro a metà libro, ho pensato di aver per errore saltato delle pagine, tanto era lo smarrimento. Giusto per capirci.
I brani più lunghi erano degni di essere letti, grazie all’abilità dell’autore nello spiegare il contorno del tema in molteplici sfaccettature e prevedendo le possibili opinioni dei lettori non statunitensi. Tuttavia, un libro come questo, che tratta di argomenti attualissimi e interessanti, nonché scritto da un tipo in gamba come Costa, meriterebbe un editor più severo.
Il racconto di Costa è, più che un saggio o un’analisi, una narrazione frastagliata e diversificata degli Stati Uniti. Il fatto che il focus non sia su un argomento specifico come l’economia, il rapporto con la Cina, sfide domestiche, o fattori culturali, rende la lettura scorrevole e ricca di spunti da approfondire. D’altronde, gli Stati Uniti sono l’incarnazione stessa del melting pot, delle contraddizioni, della speranza e della frontiera da raggiungere e superare: “Il fatto che gli Stati Uniti non siano mai stati all’altezza dei loro valori proclamati non ha impedito a quei valori di rappresentare un obiettivo a cui tendere, di dare una direzione al progresso anche fuori dai loro confini: un popolo che si convince di essere speciale andrà certamente più lontano di un popolo che si convince di essere sfortunato, incapace, perennemente vittima.”
Per chi non si è mai approcciato a saggi giornalistici specifici credo che questo possa essere un inizio molto leggero ma comunque interessante, mentre chi è già abituato alla saggistica questo libro è un intrigante ricettario di aneddoti, dati e spiegazioni per avere una prospettiva più ampia seppur meno approfondita.
Francesco Costa è un giornalista, youtuber, eccetera ,conosciuto soprattutto come esperto di America e quindi in apparenza ovvio che scriva un libro sul futuro dell’America, scommettendo non solo sulla sua sopravvivenza, anche nella sua permanenza come stato guida. L’operazione sarebbe stata di tutto riposo qualche anno fa, ma non più oggi. Per due ragioni connesse : -la prima è che nel frattempo è sorta e si è affermata, anche in campo mediatico ,la nuova disciplina della geopolitica ,proprio per analizzare le strategie a lungo termine degli stati e delle grandi potenze ,chiamate col loro nome cioè di imperi, e le relative traiettorie. -la seconda è che proprio questi analisti di geopolitica ,che comincino ad affacciarsi alla ribalta dei media e dei social , non danno affatto per scontato che l’America riesca a sopravvivere alle serie crisi interne che ne minano la solidità, se non addirittura l’unità. Di conseguenza il libro di Costa è un po un azzardo se lo ha concepito come un saggio di geopolitica, materia che chiaramente non è la sua specialità. Leggi di più : https://gmaldif-pantarei.blogspot.com...
Più che un libro sembra una serie di podcast trascritti. L’impressione generale è che era un libro che voleva essere scritto senza curarsi troppo di come. Non mi è chiarissimo quale fosse l’intento, il libro non risponde ne affronta particolarmente la domanda posta come sottotitolo “perché sarà un nuovo secolo americano”. Presenta, invece, una serie antologica di informazioni e racconti che contribuiscono a farsi un idea di cosa sono gli Stati Uniti. La presentazione è, appunto, rapsodica e antologica e l’autore non fa alcuno sforzo di inserire quanto riporta all’interno di una più ampia narrazione organica che dia una sua chiave di lettura. Complessivamente gradevole lettura da spiaggia