03/03/2024 (***)
Lette varie recensioni, mi stupisco di chi si stupisce.
Che il deep state (nelle sue varie accezioni) sia chi gestisce davvero il paese - non solo il nostro - è il segreto di Pulcinella dei tempi moderni. Questo vale sia a livello macro (il governo di una nazione) che micro (il governo di un comune). In un momento storico in cui i partiti politici non esistono più, o dove esistono hanno sostanza mutevole, friabile e legata al culto di una o un paio di personalità (narcisistiche e prive sia di valori che di orizzonti strategici), che ci sia un potere umbratile e invisibile ai più che manda avanti società sempre più complesse, mi pare una cosa ovvia, e necessaria.
Questo potere mellifluo e invisible non è la Spectre né la massoneria, ma è formato semplicemente da un esercito di funzionari, dirigenti, giudici, consiglieri che - dalla Corte dei conti o dalla Presidenza della Repubblica giù fino al più insignificante segretario comunale o funzionario pubblico - decidono, ovviamente con gradi molto diversi di potere, le sorti dello stato e della cosa pubblica. In silenzio.
Mentre i politici - vieppiù impreparati, improvvisati, arroganti, sempre impauriti di perdere la poltrona - ciarlano e cicalecciano di continuo, interessati solo che l'apparenza permanga solida e che il loro nome non sia associato a fatti miserevoli o scandali o inefficienze.
Quello che dice qui il nostro anonimo capo di gabinetto (ovvero, consigliere di un ministro) è la banale quotidianeità di un sistema bislacco dove i politici fanno da p.r. e poco più (con il compito, fondamentale, di stabilire dove indirizzare i favori e le risorse e, quindi, che categorie, soggetti o aree geografiche beneficiare) e dove un invisibile e silenzioso esercito di burocrati di ogni ordine e grado fa e disfa, frena e accelera, favorisce e ostacola.
Il libro è interessante, ricco di aneddoti. Unica pecca, lo sbracamento nell'ultimo capitolo che pare una banale e veramente poco interessante elencazione di luoghi di potere della Roma bene dei tempi attuali: qui, e solo qui a dire il vero, il nostro anonimo capo di gabinetto sembra montarsi la testa, obnubilato dai fumi del potere che emanano questi circoli, queste conventicole di personaggi potenti e narcisi.
Con la classe politica che ci ritroviamo, a ogni livello (e lo dico con cognizione di causa), senza queste insopportabili, egotiche e autoriferite conventicole di burocrati staremo come l'Argentina. O il Burkina Faso.
Se le cose vanno avanti, male e in qualche modo ma pur sempre avanti, lo si deve unicamente a questo esercito fantasma. Dal potentissimo capo di gabinetto del Ministero dell'Economia e delle finanze (o dal nostro caro, anonimo autore) giù fino all'ultimo funzionario dell'ultimo comune italiano.
In poche parole: se domani mattina la classe politica si estinguesse completamente, non se ne accorgerebbe nessuno e, tempo qualche settimana necessaria per ricalibrare i meccanismi, la macchina amministrativa ripartirebbe come nulla fosse, probabilmente tendendo al miglioramento.
Se domani mattina sparissero i burocrati, grandi e piccoli, lo stato si paralizzerebbe all'istante e si tornerebbe all'età della pietra.
Amen.