Si comincia contando le mele e le pere e si finisce per calcolare derivate e integrali. È possibile da adulti ritornare sui propri passi, affrontare con calma il foglio a quadretti e cercare di venire a patti con la materia piú ostica di tutte? Pietro Minto ha accettato la ha ristudiato da capo il programma di matematica del liceo scientifico fino a ripetere la famigerata seconda prova della maturità. In questo diario di bordo ci racconta la sua esperienza con un tono giocoso e brillante che riesce a esorcizzare i suoi peggiori incubi scolastici, e anche i nostri. Al liceo Pietro Minto odiava la matematica. O si sentiva odiato, perseguitato, escluso da quei simboli e quelle formule simili a rune misteriose. Come molti, ammettiamolo. E come molti, uscito dalla maturità con il proverbiale calcio nel sedere, è ben deciso a lasciarsi tutto alle numeri, problemi, conti che non tornano mai. Ma l'incontro mancato con la matematica rimane dentro di lui come una ferita non rimarginata, un tarlo che scava la sua via per ormai adulto decide allora di lanciarsi in un'impresa che ha qualcosa di folle, ma proprio per questo anche di esaltante. Rimettersi a studiare la matematica, rifare tutto il programma del liceo scientifico, dalla prima alla quinta, con lo scopo di ripetere e superare «la seconda prova» della maturità, quella di matematica appunto. Mentre affronta questa autentica «challenge», con l'aiuto del suo terribile professore del liceo, ricontattato via Facebook e trasformatosi per l'occasione in benevolo Virgilio, Minto intanto mostra al lettore che la matematica può essere piacevole, appassionante, divertente e addirittura salvifica. Lo fa attraverso una serie esuberante di aneddoti, curiosità e riflessioni, con cui restituisce alla materia quel volto umano che i libri di scuola sembrano fare di tutto per nascondere.
Libro interessante come concetto, riempito un po’ di random facts sulla matematica e pieno di gergo giovanile tipico di gente che frequenta l’internet, che a tratti ho trovato un po’ fastidioso, ma sono gusti. Interessante il punto di vista di qualcuno che con la matematica non ci ha mai avuto a che fare veramente, un po’ innocente, quasi.
Un libro che non potevo fare a meno di leggere, perché racconta di un’esperienza esistenziale che ha parecchi punti in comune con la mia.
Esiste un sottogruppo di esseri umani, ai quali mi dis-onoro di appartenere, che sono fondamentalmente negati per la matematica, o appaiono tali. Attenzione, non è che non capiamo i fondamentali, del genere 2+2=5; li capiamo, ma non tutto, e non abbastanza. La complessità del ragionamento spesso appare eccessiva, e la cosa più spiacevole, almeno nel mio caso ma penso anche negli altri, è avere l’impressione che ti manchi letteralmente un pezzo di cervello. Poi, una didattica spesso meccanicistica e mnemonica non aiuta, come non aiuta lo spirito di competizione e di concorrenzialità che porta i propri compagni di scuola a vivere l’esercizio matematico come una gara in cui chi arriva primo (ad esempio a consegnare il compito) vince. (Qualche tempo fa in un forum c’era stato qualcuno che, parlando di studio matematico universitario, aveva espresso fastidio per quelli che consegnano il compito troppo tardi attardandosi in aula; triste vedere che lo spirito competitivo e l’atteggiamento elitario di quelli che “riescono” rispetto agli altri vada anche oltre i limiti della stupidità liceale…)
Pietro Minto è uno di questi (uno di noi). Per lui la matematica è sempre stata una patata non digerita, ficcatasi irresolutamente a metà dell’esofago. A un certo punto, per digerirla, ha deciso di affrontare il problema per le corna, e, da adulto quarantenne, riaprire i libri e ristudiare tutto il programma del liceo scientifico da capo, per arrivare in fondo a tutti i concetti non compresi.
La sua avventura, durata alcuni mesi, è ciò che racconta in questo libro, dissezionando i suoi vissuti remoti e quelli attuali, attualizzando appunto le sensazioni ed affrontandole con la consapevolezza di un adulto. Il libro, va da sé, è molto interessante; un po’ perché le cose spiegate da uno che non ne capisce hanno il dono della chiarezza che spesso manca a quelli che danno tutto per scontato (e generalmente gli insegnanti di matematica spesso, alla faccia della maieutica, ricadono in quest’ambito); un po’ perché rileva certe problematiche che avevo ai tempi rilevato anch’io (ad esempio: la totale mancanza di prospettiva storica dello studio matematico, che tende ad appiattire tutto su un piano monodimensionale in cui Pitagora vale quanto Cartesio - e spesso non vengono nemmeno nominati; oppure, il fatto che tutto il sapere matematico è interrelazionato, e non puoi permetterti di sapere così così qualcosa e benissimo qualcos’altro; e quando questo sapere è spalmato sui cinque anni di liceo più tre di scuola media, tenere le fila di tutto può essere difficile… Ricordo bene quando studiai i radicali, stranamente capendoli pure, poi finì l’anno, ne cominciò un altro e quelli stessi radicali me li trovai nelle equazioni, peccato che nel frattempo avevo avuto il tempo di dimenticarmi tutto e quindi non riuscii a risolvere niente. Si può, per dire, sapere tutto sulle guerre napoleoniche e niente su quelle puniche e questo non ti preclude il successo in un esame che verta sulle prime; con la matematica è molto meno accettabile una conoscenza “parziale”...).
Guardando retrospettivamente la cosa, questa “non riuscita” in qualche modo è stata un fatto che ha pesantemente condizionato tutta la mia vita posteriore, facendomi cercare strenuamente studi e conoscenze che in qualche modo mi facessero sentire “uguale agli altri” mentre la vociaccia della coscienza mi ricordava costantemente che non lo ero. Al punto che a una certa, forse troppo presto perché non riuscii a trovare lo slancio giusto - a differenza di Minto - mi feci prestare dei libri liceali da un amico che insegnava matematica proprio con l’intento di tappare i buchi, cosa che non ebbi la presenza e la costanza di spirito di fare.
Il buffo è che poi per lavoro, con l’aiuto di Excel, la prassi della matematica non mi è stata sconosciuta, anzi ho ottenuto anche dei risultati che sono stati apprezzati. Il mio dubbio è che il mio problema fosse un insieme di problemi dei quali il più sensibile fosse un deficit dell’attenzione (perché, per dire, capisci, procedi ma poi puntualmente metti un meno al posto di un più o un uno al posto di uno zero ed ecco che il risultato di tutto va a gambe all’aria?) E bisognerebbe infatti interrogarsi - e qualcuno penso che lo stia facendo - sul perché questo senso di “irresolvibilità” è tanto comune in alcune persone e assente in altre, toccando tra gli altri anche Zerocalcare come racconta in uno dei suoi cartoni animati (sbattendo il naso alle elementari contro le divisioni a due cifre - capitò anche a me e fu lì che capii che non tutto poteva da me essere affrontato senza sforzo e senza studio, come era stato fino ad allora, gettandomi in una crisi di panico con cui ho sempre poi dovuto fare i conti a fasi alterne).
L’ultima annotazione riguardo questo interessante libro è la stranezza che è stato pubblicato nientemeno che da Einaudi nella sua collana più prestigiosa, gli Struzzi con la sovraccoperta e la copertina rigida, la stessa dove si pubblicano Amis, la Jourcenar e molti altri big della letteratura; il che è strano visto che non è nemmeno un libro letterario in senso stretto (ricordo solo un precedente di tantissimi anni fa, il libro oceanografico “Il mare intorno a noi” di Rachel Carson). Comunque, se non altro questo gli ha sicuramente dato un po’ di visibilità in più.
Avevo letto alcuni commenti e recensioni e me lo avevano fatto trovare poco accattivante, ma “ascoltandolo” mi sono ricreduto. Buon tentativo, forse alcuni passi in antologia dovrebbero essere fatti leggere agli studenti, dovrebbe essere letto da molti genitori e da diversi professori.
Se cercate un libro per rispolverare le vostre nozioni matematiche o superare i traumi delle scuole superiori questo libro non è uno dei migliori e francamente, da “addetta ai lavori” non lo consiglierei proprio: sembra la brutta copia di un più strutturato classico Feltrinelli “Mai più paura della matematica” di Giovanni Filocamo, divulgatore di cui da tempo sentiamo la mancanza.
Quest’ultima fatica di Pietro Minto, purtroppo, è un ibrido mal costruito: vorrebbe descrivere le emozioni di un autore che per contratto si immola a ripercorrere il programma di matematica del liceo, inframezzandolo con aneddoti e curiosità tratti dai principali testi di divulgazione scientifica. Quello che ci ritroviamo tra le mani, invece, è una sintesi della sintesi, che richiama i principali argomenti che qualsiasi liceale ricorda dalle superiori, accennando qualche formula e mantenendosi su una trattazione generalissima, chiaramente per evitare errori marchiani. Il punto più basso si tocca quando, al posto di figure a stampa, ritroviamo (nel 2024!!!) grafici e funzioni rigorosamente scritti a mano su fogli quadrettati: ora, non me ne voglia l’autore, ma imparare ad usare Geogebra o il risolutore di Youmath per esempio, avrebbe conferito all’opera un rigore e una credibilità maggiori (non a caso quando si tratta di inserire i riferimenti bibliografici non è così approssimativo). Per non parlare dell’esame di stato, la seconda prova citata nel titolo, che l’autore neanche affronta veramente come un qualunque studente del 2023, ma prova a risolvere in videochiamata col suo vecchio professore di un tempo. Una farsa! Ridotta a due paginette striminzite a fine capitolo.
Nel complesso questo testo mi è sembrato il classico compitino appena sufficiente, svolto dallo scrittore per la casa editrice senza che ci fosse una reale predisposizione, un impegno ormai preso che però non riesce a trasmettere passione o interesse. L’unica nota positiva (che ho riscontrato anche in altri saggi raffazzonati usciti in questi ultimi anni per Einaudi) è la bibliografia. Ma lettori, concordate con me che non si possono spendere 18€ solo per la bibliografia, dai su!!!
Da insegnante di matematica, non ho capito la finalità di questo libro. Non fa buona divulgazione matematica, visto che sono presenti vari errori macroscopici (il 6 non è un numero quadrato, tanto per dirne uno) e molte (molte!) imprecisioni. La materia non viene presentata in modo organico, ma come un potpourri di argomenti poco legati tra loro. Questo forse è l'aspetto peggiore, perché invece il bello di poterla ripercorre da grandi è proprio la visione d'insieme che offre. Al di là del "successo" finale, l'autore per tutto il libro, anche nelle ultime pagine, continua a descrivere la matematica con aggettivi negativi, come se il suo sentimento di avversione non fosse veramente superato, quindi non mi pare che ci sia nemmeno un messaggio positivo.
Mi è molto chiara, invece, la finalità dell'autore che, come lui stesso ci ricorda varie volte, "ha stipulato un contratto con la Giulio Einaudi Editore S.p.A. di Torino". Forse la Giulio Einaudi Editore S.p.A. di Torino avrebbe potuto investire meglio, oppure spendere qualcosina per un revisore del testo con competenze matematiche.
Pietro Minto, che sembra essere un tipo simpatico, decide di ristudiare il programma di matematica del liceo scientifico e risostenere la seconda prova.
Il libro parla di: - cos'è la matematica, in fondo - storia della matematica - cosa si studia in matematica al liceo scientifico - l'esperienza di studiare da adulto una cosa che da adolescente non ti piaceva
A me è piaciuto. Mi ha fatto ridere e mi ha lasciato una bibliografia interessante
In questo periodo sto delirando proprio del rimettermi a studiare matematica, per cui questo libro arrivava al momento giusto. È una lettura divertente e piacevole, piena di aneddoti umani sulla storia della matematica. Ma niente, quando Pietro torna in quarta superiore mi sono ricordata che ho fatto il classico…
Gradevole divertissement sulla matematica - materia che alla sottoscritta, al contrario dell'autore, è sempre piaciuta - che mi ha lasciato con una voglia incredibile di tornare a studiarla con gli occhi e il cervello di adulta.
Un libro divertente su l’interessante esperimento condotto da Pinto. L’autore riesce, grazie alla sua prosa semplice e lineare, a raccontare della sua esperienza nella ripresa dello studio della matematica con l’obiettivo di superare la seconda prova del lice scientifico.